|
Mi
chiamo Carla, sono mamma di una bambina di 6 anni.
Da
un paio di mesi ci siamo trasferiti in un paese straniero di cui
la bambina non conosce la lingua. In Italia frequentava la scuola
materna e si era inserita bene.
Il cambiamento è stato brusco ma la voglia di riunire
la famiglia (siamo qui per il lavoro di mio marito) e di stare
tutti e tre assieme l'ha aiutata ad accettarlo.
In
questa situazione è molto difficile trovare degli amichetti
con cui comunicare, frequenta una prescuola inglese ma i tempi
di apprendimento purtroppo sono quelli che sono, e anche se gioca
con gli altri due bambini suoi coetanei, non riesce a parlare.
Il loro rapporto si limita a un linguaggio soprattutto gestuale
e imitativo.
In Italia, ricordo che parlava in continuazione con la sua amichetta
del cuore e con i cuginetti e insieme inventavano giochi e situazioni.
Credo che questo le manchi anche se, cara, non si lamenta troppo.
Io e suo padre passiamo molto tempo con lei, io non lavoro e il
sabato e la domenica organizziamo sempre qualcosa che possa interessarla
(zoo, parco, acquario, picnic ecc.), molto più di quanto
non accadesse in Italia. Probabilmente sente molto la nostra presenza
in questa situazione e questo l'aiuta. Io però ho il timore
che non sia abbastanza, da un lato il nostro timore di farla soffrire
(e di ritagliarci qualche momento di pausa dall'intrattenimento
full-time, lo confesso) ci porta ad assecondarla (viziarla?) un
po' troppo, dall'altro l'impossibilità di misurarsi con
altre chiacchierine come lei la priva di esperienze e scontri
che credo siano necessari per crescere.
Per quanto è possibile, cerco di favorire il più
possibile l'incontro con altri. Ogni giorno (o quasi) la porto
al parco giochi dove ci sono molti bambini. Lei gioca soprattutto
da sola, ma se c'è qualche bambino più ben disposto,
gioca anche questi, si rincorrono sullo scivolo, intorno alle
altalene.. insomma comunicano. Ho provato a portarla a una scuola
di danza, la vedo spesso ballare per proprio conto, quindi so
che è una cosa che le piace. Risultato: un disastro. Si
vede che muore dalla voglia di provare, ma l'idea di confrontarsi
con le altre bambine, l'atterrisce. Questa timidezza paralizzante
l'ha sperimentata anche quando è andata per la prima (e
penultima volta) in piscina.
Questo era accaduto in Italia, non nel paese dove risiediamo,
ma nel paese dei miei genitori (dove mi ero temporaneamente trasferita
in assenza di mio marito). La prima volta è entrata in
acqua, si è divertita abbastanza, ma si vedeva che era
sulle spine. La seconda non ha voluto assolutamente saperne. Ora
non vorrei che la cosa si ripetesse con la danza. La sua timidezza
che, io credo, derivi dalla paura di non essere all'altezza, le
impedisce di imparare a praticare qualsiasi sport, per quanto
possa piacerle. Cosa posso fare per aiutarla? Forse la cosa migliore
sarebbe iniziare a praticare qualche sport insieme ad un'amichetta,
ma questa situazione è irrealizzabile qui. Non so se è
esatto definire la bambina timida, in realtà fa solo fatica
a rompere il ghiaccio, perché poi, quando si è rilassata
diventa molto popolare. Gli altri bambini la cercano e la tengono
in gran conto. Quando è da sola, gioca molto, fa parlare
i pupazzi assegnandogli voci e ruoli (questa cosa la fa da quando
era piccolissima, le bastava avere due fili di lana in mano e
intesseva trame di amori e innamoramenti per ore intere), insomma
è una bambina ricca di fantasia e creatività, ma
che si blocca quando deve misurarsi con gli altri.
Vorrei qualche consiglio sui comportamenti da adottare (o da evitare)
per aiutarla a non sentirsi "sotto esame" quando deve affrontare
delle nuove esperienze.
Spero di non aver fatto solo una gran confusione e di essere riuscita
a far passare qualche cosa in questo (troppo) lungo messaggio.
Vi
ringrazio. |