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Sono
la mamma 38enne di Lisa 29 mesi figlia unica.
Il nostro problema (nostro per includere doverosamente il papà
spesso presente e la nonna che provvede a Chiara quotidianamente
dalle 8,00 alle 14,30, mio orario di lavoro, e quando occorre
in altri momenti) è la sua "timidezza" (metto questa parola
tra virgolette perché la Dr.ssa Monika Runggaldier in una
consulenza on line suggeriva come alternativa positiva il termine
"discrezione").
Lisa è una bimba sicuramente intelligente, molto acuta,
sveglia e generosa, è molto attratta dai libri, capace
di giocare "per finta" e sin da piccola anche da sola (ed è
un piacere guardarla inosservati), è simpatica grazie anche
alla sua proprietà di linguaggio, alla profusione dello
stesso, al tono e alla mimica che ricalcano i nostri; (che fosse
molto avanti nel linguaggio, l'ho scoperto ad ottobre, da quando
cioè incontriamo bimbi della sua età, frequentando
circa tre volte la settimana le "nuove tipologie" (mamme e bimbi
insieme all'asilo)).
Lisa
è anche molto prudente: cade pochissimo pur sperimentando
il giusto; è molto attenta e molto interessata riguardo
ad ogni rumore sconosciuto e ad ogni piccola cosa che c'è
o che le accade intorno. I bimbi che giocano risvegliano la sua
voglia di fare altrettanto ma spesso la sua ritrosia nel farlo
ed è chiaramente a disagio se viene notata o coinvolta.
Risulta ben poco socievole (anche se l'età la giustifica
ancora) e spesso scontrosa. Quando siamo a cena in gruppo è
un vero Calvario. Se arriviamo in un posto in cui non c'è
ancora nessuno, sempre ammesso che sia partita con il piede giusto,
riesce talvolta ad ambientarsi e all'arrivo degli altri magari
può essere disinvolta (come quando è con noi). Quando
arriviamo a destinazione e c'è già gente (anche
conosciuta: nonni, zii e cugini) vuole stare in braccio, non mangia
e guai a chi le rivolge la parola cercando di mostrarsi gentile
("NO! Brutto! Vai via!", "Voglio la mia mamma!" che è li
appiccicata). Prima di rompere il ghiaccio, tranne rare volte,
le occorre veramente tanto tempo (ore) e all'analoga situazione
successiva, siamo daccapo, quasi non fosse esistito un precedente
rassicurante. Lisa è una bimba carina d'aspetto e ogni
complimento o gentilezza che le vengono rivolti, anche da persone
sconosciute, magari al parco o a fare la spesa, lei manifesta
disappunto mostrandosi arrabbiata o scocciatissima e frignante.
Anche portarla al parco è difficile, tanto che mia madre
se non riesce ad escogitare qualcosa di convincente, per evitare
crisi di pianto, deve desistere anche nelle belle giornate. A
volte se usciamo con il passeggino non vuole scendere o comunque
non vuole giocare con gli altri bimbi (che più sono numerosi
e peggio è). Ci sto male quando vedo che vorrebbe tanto
"fare una cosa" ma non ne trova il coraggio, se incoraggiata si
arrabbia e si chiude, ma forzarla sarebbe proprio impossibile
(forse quanto deleterio?). All'asilo dopo oltre 40 presenze vuole
ancora che la tenga in braccio quando entriamo e quando la metto
a terra rimane attaccata alla mia gamba. Io la rassicuro, le parlo
cercando di farle capire che "io ci sono" che la comprendo che
le sono vicina e che le voglio bene per quella che è.
Ogni
giorno cerco di imparare ad aiutarla senza farmi troppo coinvolgere
emotivamente e cercando di mantenere un atteggiamento sereno e
amorevole ma talvolta purtroppo imparo solo dopo essermi scontrata
col mio (riprovevole?) disappunto che traspare dal mio tono scocciato
(ogni volta che perdo la pazienza noto la volta dopo che ne ho
acquisita un pochino di più! Ma la strada è lunga!!!).
Personalmente ero una persona molto poco accettante ora in via
di miglioramento e parte del merito lo attribuisco alla lettura:
del libro "Genitori Efficaci" di T. Gordon che mi ha aiutato ad
acquisire questa consapevolezza e a vigilare più attentamente
su me stessa (altra espressione della Dr.ssa Runggaldier) e alle
vostre risposte on line. L'atteggiamento di Chiara è talvolta
difficile e imbarazzante da sostenere per chi le sta accanto in
questi casi e purtroppo non siamo sempre disposti al meglio, bell'e
riposati o impermeabili alle critiche ma considerando tutta la
buona volontà che siamo disposti ad impegnare: come possiamo
aiutarla a superare questi "gravi" disagi?
Io
e mio marito siamo molto uniti, ben disposti al dialogo, e palesiamo
i nostri sentimenti motivandoli (per quanto lecito) anche davanti
a Chiara. Vediamo le cose in maniera simile ma non identica (lui
sarebbe più severo di me) ma per coerenza e perché
mi riconosce più informata (aggiornata) tende a seguire
per quanto possibile la mia linea di condotta. Personalmente prima
di proibire o promettere penso molto attentamente come, cosa e
se farlo (questo Lisa lo sa bene! anche se a volte ho la netta
impressione che provi a forzare solo per metterci alla prova o
magari per venire rassicurata dal divieto?) per poi mantenere
assolutamente la parola, e cerco di influenzare mio marito a non
farsi "scappare" avvertimenti che ci costringerebbero nostro malgrado
ad essere mantenuti. Lisa è assolutamente tosta di carattere,
già così piccola ha le idee chiare e non accetta
imposizioni di alcun genere (cibo, abbigliamento, gioco) dove
si può scegliere viene consultata volentieri ma per ogni
cosa che non gradisce dobbiamo parlare e motivare le nostre scelte.
Fortunatamente (dato che non vogliamo ottenere ragione per forza
o perché "lo dico io e basta!" dopo averle ben spiegato
e chiarito il perché della nostra scelta spesso la nostra
proposta viene accettata. Confesso che la soddisfazione è
grande soprattutto quando col ripetersi del problema non c'è
bisogno di motivare tutto daccapo ma è addirittura lei
stessa che ci ricorda la soluzione che era stata adottata la volta
precedente. Ma quanta pazienza e quanto tempo!!!
Il
problema sorge appunto quando manca il tempo per dare spiegazioni;
quando è particolarmente stanca o quando, sull'orlo di
una crisi, non riusciamo a prevenirla in tempo. In questo caso
non c'è più niente da fare per almeno 15 minuti
è crisi: piange come una matta si sdraia per terra si morde
la maglia (non morde sé stessa), butta per terra quello
che può (ma solo cose infrangibili), sembra non ci sia
niente che la possa aiutare a placarsi ma obiettivamente non perde
il controllo totale come vorrebbe farci credere. Metterla nel
suo lettino a sbarre ci sembrerebbe di imprigionarla ma in un
articolo ho letto che è contenitivo e positivo. E' vero?
All'inizio (forse 5 o 6 mesi fa) queste manifestazioni erano rare
poi a 28 mesi per un paio di settimane sono state quasi quotidiane
ora nuovamente rare. Mi sembra che debba essere più un
suo percorso che un nostro merito! (?) Io vi chiedo qual è
il miglior comportamento da adottare in vista di queste crisi
future? è giusto fare il possibile per prevenirle? O forse
sono, come mi è capitato di leggere: necessarie? |