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Sono
il padre di una bambina di quasi 11 anni di nome Anna, all’apparenza
non lamento problemi particolari nel carattere di mia figlia se
non fosse per il tipo di alimentazione al quale si attiene.
Circa
3 anni fa ha scelto di eliminare dalla sua dieta la carne, senza
una ragione particolare ne tanto meno per solidarietà nei
confronti di amici, parenti o conoscenti. Sia io che mia moglie
mangiamo in genere qualsiasi alimento. Anche nelle nostre famiglie
non ci sono membri che usano alimentarsi in maniera particolare.
Parlando con il pediatra di base non sono emerse particolari preoccupazioni,
ne tanto meno dopo un primo esame del sangue, così inseguito
alle sue raccomandazioni non abbiamo dato troppa importanza al
fenomeno, forse anche sperando che lo stesso si sarebbe risolto
con facilità, nel modo in cui era apparso.
Oggi
a distanza appunto di 3 anni la bambina continua non solo con
il rifiuto della carne ma anche del pesce. Abbiamo eseguito di
nuovo gli esami del sangue, come da accordi sempre con il pediatra,
controllando anche in particolare modo l’anemia, e con grande
stupore da parte nostra e del medico, i valori rientrano nella
normalità così sono stato consigliato di non richiedere
più esami e di fare attenzione a non insistere nel proporre
quanto fino ad oggi rifiutato.
Ci
tengo a precisare che, oltre a non cibarsi ne di carne ne di pesce,
Anna mangia poca verdura (zucchine, patate, fagiolini e cavolfiore)
poca frutta (pere, pesche, albicocche, mandarini, fragole e anguria)
mentre predilige tutti i tipi di formaggio e non disdegna le uova.
Siamo
preoccupati che a lungo andare questo tipo di alimentazione possa
comportare delle conseguenze alla bambina. Sarebbe forse più
giusto farsi aiutare da uno psicanalista per cercare di riabilitare
un’alimentazione più completa? |