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Senso di inferiorità

Premetto, sono una mamma che lavora e il tempo in cui vedo i miei due figli si limita a tre ore serali, ore in cui mi devo dividere tra casa, bimbi e marito. 
Il mio secondo bimbo, 6 anni, soffre ormai da 4 anni di una forte allergia agli acari, perciò l'attenzione che devo dedicare alla pulizia della casa è tanta. Non posso permettermi di tralasciarla, qualche volta, perché andrebbe a rischio il bimbo. Oltre a questo, devo seguirli tutti e due nei compiti, preoccupandomi anche di far trovare qualcosa di cena a mio marito. Mi rendo conto che questa è routine di tante persone e non mi lamento finché ne ho le forze.

Il mio problema è il mio primo figlio. Ha ormai 11 anni, è stato praticamente cresciuto dai nonni e tuttora sta con loro fino al mio rientro. Ho paura per lui!! In passato io ho sofferto di forti attacchi di panico, fortunatamente allontanati con una buona psicoterapia, ma con la consapevolezza che questi attacchi stanno sempre in agguato. Ho paura per Nicola, perché lo vedo un papabile candidato a quel male. Nicola è un bambino dolcissimo, molto ubbidiente, bisognoso di tanto affetto e tanta stima. Per sé non ne ha. Nell'affrontare le piccole difficoltà che sono di tutti i bambini lui ci ha messo più tempo, ha imparato ad andare in bicicletta solo due anni fa prima la paura lo attanagliava non c'era verso di fargliela nemmeno toccare! La stessa cosa con la piscina e invece adesso è un pesce!! Non ho mai calcato la mano con lui ho sempre rispettato i suoi tempi ma lui pian piano si rendeva conto che non era come gli altri e questo ha fatto solo in modo che nascesse in lui un certo senso di inferiorità! Non ha interessi, o meglio, non se li è mai creati e non li ha mai cercati, spesso è privo di entusiasmo. L'unica cosa è che adora stare con i bambini molto più piccoli di lui ma non ha amici e vive i rapporti con i compagni in modo molto conflittuale. Li vive, non li cerca, gioca, ma con la paura che arrivi il momento in cui questi lo possono prendere in giro!! E se succede arriva a casa, se ne sta zitto, mortificato finché cercando di tirargli fuori le parole di bocca, incomincia a piangere. Soffre e lo vedo soffrire e non posso far niente, perché nulla di più vero e più crudele è quello che dicono i suoi compagni.

Quando io e mio marito lo riprendiamo, magari anche per cose banali (es. sbagli ortografici inconcepibili per la sua età, comportamenti infantili soprattutto verso l'altro figlio) non ha nessuna reazione se ne sta a capo chino sembra quasi ad interiorizzare fino a che, magari passano anche giorni, esplode con me piangendo dicendomi che lui non riesce che lui non sarà mai il bambino che noi vogliamo! Quando è a casa è solo nello svolgimento dei compiti è lento e per quanto lui si impegni, vi posso assicurare che si impegna molto, non riesce mai a finire qualcosa nel tempo prescritto. Il problema è che tutte queste piccole cose, lui le riesce ad interiorizzare e sembra che svolgano in lui un'azione devastante: lo fanno sentire sempre un incapace. Ripeto ho paura per lui!!

Un'altra cosa: io sento tante mamme che hanno bimbi disubbidienti ecc. Nicola è molto ubbidiente: quando gli chiedo un piacere, corre, si fa in 4 pur di arrivare alla svelta e vede la mia richiesta non come un dovere ma come un regalo; la cosa che mi lascia perplessa è che il mio disturbarlo per un piacerino risulta per lui un dono che io gli faccio per la considerazione o chissà per che cosa che mostro nei suoi confronti chiamandolo!!! Non ci crede nessuno!

Volevo chiedervi cosa devo fare, considerando che il mio tempo da dedicare a lui è parecchio limitato.
Grazie anticipatamente per la risposta.
Una mamma

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copyright © Educare.it - Anno I, Numero 11, ottobre 2001


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