|
Sono madre di un bambino di tre anni e mezzo. Da due anni convivo con un uomo che non è suo padre. Inizialmente il bambino ha risposto abbastanza bene alla nuova presenza. Ha manifestato una leggera gelosia nei confronti del nuovo intruso, anche perché prima il bambino ed io vivevamo da soli. Crescendo si è abituato molto bene. Da alcuni mesi il bambino ha assunto un atteggiamento provocatorio nei confronti del mio partner. Mentre prima ascoltava più lui che me, adesso la situazione è cambiata. mentre io riesco più o meno a farmi ubbidire, appena il mio partner gli dice di fare o non fare qualche cosa lui fa esattamente l'opposto manifestando rabbia e aggressività.
Il bambino assume comportamenti provocatori. Faccio un esempio: se siamo seduti a tavola lui ha l'abitudine di gettare a terra la sua tovaglia. Nel momento in cui gli facciamo notare che non si fa inizia una sorta di guerriglia che si conclude matematicamente in grida e pianti accompagnati dal lancio di questa benedetta tovaglia. Se lo si contraddice il bambino si chiude in se stesso e non ascolta nessuno. Io credo di riuscire, forse sbagliando, a farlo ragionare parlandogli dolcemente e cercando di spiegare verbalmente il motivo della lite. Il mio partner perde la pazienza molto velocemente e i due si aggrediscono verbalmente e, a mio avviso, non si conclude nulla. Ovviamente si crea una situazione di attrito tra me e il mio partner in quanto secondo lui i miei sistemi non sono rigidi a sufficienza. Inoltre credo che il bambino sia così provocatorio per attirare la nostra attenzione. Ma non credo sia giusto dedicare tutta la nostra attenzione a lui.
Ora io mi chiedo, quando un bambino manifesta tale caparbietà nel non volere ascoltare ciò che gli si dice, come bisognerebbe comportarsi? Non credo di assecondare i suoi capricci, ritengo che il bambino necessiti delle motivazioni valide per non fare alcune cose. Tra le altre cose ultimamente il bambino vuole fare tutto con me. Io lo lavo, lo vesto, lo metto a letto, gli porto il latte, leggo dei libri, ecc. se il mio partner si inserisce in questa routine il bambino ha quasi delle crisi isteriche. Siamo arrivati al punto che non può allacciargli nemmeno le scarpe. Io ritengo che il comportamento del bambino sia una normale reazione al fatto che sono io, solitamente, ad occuparmi di queste attività. Forse è arrivato il momento che il mio partner si ritagli dello spazio per se e per il bambino? Ritengo per esempio che potrebbe farsi carico di lavargli i denti, metterlo a letto. Bisogna solo convincerlo.
Ritengo che il bambino debba abituarsi ad interagire con persone diverse da me. Come si spiega tale avversione per il partner che rappresenta totalmente la figura paterna? Quando il mio partner non è in casa il bambino lo cerca, chiede, si informa su dove sia. Appena arriva i primi minuti va tutto bene ma poi inevitabilmente nascono delle liti. Io per reazione cerco di fare da filtro tra i due, ma ovviamente il risultato è che io faccio tutto preoccupandomi di non far nascere liti e la cosa non mi piace molto. |