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Siamo genitori di un bambino di quasi 10 anni che ha iniziato da qualche mese a manifestare comportamenti "tricotillomaniaci". Nostro foglio G. frequenta con profitto la IV classe elementare è sano e molto sportivo, intrattiene buone amicizie con i suoi compagni di scuola e di Basket, in famiglia non vi sono particolari problemi (fatte salve alcune inevitabili banali
"tensioni coniugali" che sempre si concludono con un'intesa.
Purtuttavia constatiamo che G. ha instaurato tra sé e la scuola (così come tra sé e gli sport che pratica) un rapporto che gli determina una forte "ansia da prestazione".
Denotiamo questo atteggiamento quando, non riuscendo ad eseguire un compito rifiuta il nostro intervento e pretende da se stesso il successo in ogni caso, piangendo e arrabbiandosi - ovviamente - laddove ciò non avviene con immediatezza. Lo notiamo altresì quando nelle partite di minibasket gli capita di non fornire una buona performance. E' così forte la sua attesa di prestazione che, non riesce a gioire del gioco e addirittura anche della vittoria della squadra qualora il suo contributo non sia stato determinante e non abbia giocato al meglio.
Ci siamo interrogati io e mia moglie su quali potessero essere le cause di tale comportamento di nostro figlio e pensiamo che sia un concorso dei seguenti
fattori:
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richieste dell'ambiente scolastico troppo improntate, a ns. avviso, alla prestazione;innegabile atteggiamento ansioso della madre in ordine a qualsivoglia aspetto della vita di G. (che è figlio unico);
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forse anche approccio "competitivo" con la figura paterna. Infatti, nei primi anni di scuola, quando G. ancora doveva imparare e "trovare se stesso scolaro" sia io che mia moglie gli abbiamo fatto presente - sicuramente sbagliando - quali fossero stati i successi scolastici dei suoi genitori (poveri
stupidi!!).
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Io, il padre, ho un'emiparesi che mi consente di condurre una vita quasi normale ma che non mi da modo di correre e fare sport. E' possibile che G. - che non mi ha conosciuto prima dell'incidente che mi ha provocato l'emiparesi, ma che vede in casa le foto del padre quando era giovane e molto sportivo - stia riscattando il
"cono d'ombra" del papà.
In questo breve quadro ci domandiamo se le manifestazioni tricotillomaniache di G. possano essere considerate una fase temporanea correlata alla crescita o se, invece, si debba considerarle quale segnale di qualche cosa di più serio e se si, vorremmo un consiglio su come affrontarlo.
Grazie
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