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Coerenza emotiva

 

Sono una mamma di 30 anni, felicemente sposata, conduco una vita soddisfacente, ho un buon lavoro e uno splendido bambino di 6 mesi. Ho un carattere tranquillo, socievole e sereno.
Questa premessa per cercare di capire certi miei comportamenti nei confronti del mio piccolo che mi spaventano e che non pensavo mi appartenessero.
Il mio bambino è tranquillo, già a 4 mesi dormiva tutta la notte, mangia regolarmente sia la pappa che il latte, sorride a tutti, è molto attento e curioso.
L'unico neo è quando dai suoi occhi, dal suo lamentoso pianto, capisco che è stanco, che ha sonno, lo metto nel lettino, ma niente da fare, appena tocca il letto piange come un disperato e allora lo tengo in braccio, lo cullo, poi ci riprovo e avviene la stessa scena. Questi tentativi possono andare avanti anche per 5, 6 volte, fino a quando o rinuncio a farlo dormire e magari esco a fare una passeggiata o lui si addormenta esausto.
E' proprio durante questi tentativi che perdo la pazienza e questo è il motivo della mia lettera; gli urlo parole cattive, lo sculaccio, lo tratto male magari prendendolo in braccio in modo deciso.
Ho paura di questi miei comportamenti, dopo queste scenate mi trovo sul letto a piangere e a chiedere scusa a quel piccolo angelo senza colpa che mi guarda e mi sorride ma io dentro mi sento troppo male. Cosa posso fare, non mi sento una brava mamma, la cosa che mi spaventa è che se adesso reagisco così, cosa farò quando il piccolo crescerà e dovrò affrontare nuovi problemi?

 

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copyright © Educare.it - Anno III, Numero 4, marzo 2003.


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