|
Gentile dottoressa,
in un momento di crisi, mi sono legata a un ragazzo che mi dava affetto, ma mi ha fatto terra bruciata intorno; ho
avuto con lui un rapporto sessuale nel quale lui non ha voluto usare protezioni; in
seguito a questo l'ho lasciato; poi ho scoperto di essere incinta, avevo 17 anni. Il bambino ha ora 8 mesi. Questo fatto mi ha aiutato comunque a
tornare in me e ad affrontare la realtà della separazione dei miei genitori. Ho ritrovato le mie radici cristiane, e le mie motivazioni di
vita.
Per correttezza gli ho comunicato la mia decisione di tenere il bambino.
Lui che non aveva accettato di essere stato lasciato, ha ricominciato a pedinarmi, a fare scenate, telefonandomi in ogni momento pretendendo di
sapere sempre dove e con chi ero (non tanto come stavo!). Insomma ha cominciato a ricattarmi attraverso questo bambino, ed è ancora così. La sua
mentalità è fortemente ancorata al suo diritto di padre, perché (come dicono
i suoi genitori) ce l'ha messa lui quella goccia di sperma. Io mi sono rivolta anche ad una assistente sociale,
perché ho avuto paura in alcuni momenti per la mia incolumità, in quanto il padre del bambino beve e, visto
le scene che fa, ha probabilmente ripreso a fumare canne o coca.
I genitori (meridionali) lo proteggono e parlano solo di diritti, tanto da richiedere al tribunale dei minori addirittura l'affidamento congiunto,
come se questo bambino fosse una automobile comprata insieme che va tagliata a metà. Abbiamo proposto di fargli vedere il bambino presso le assistenti
sociali, ma ha rifiutato di vedere il bambino "davanti a una guardia del corpo"!!!!. Mia madre, i miei zii, e le persone che frequento oltre che me,
sono state offese, calunniate, denigrate, per questo motivo, dopo una scenata da denuncia, mia madre non lo vuole più in casa.
Io e il padre del bambino siamo completamente diversi, culturalmente, dal punto di vista della fede, del mangiare, del vestire, del curarsi, nei
confronti delle tematiche della vita, non abbiamo mai passato insieme un week-end, e non abbiamo nessuna possibilità di accordo.
La legge però non fa nessun distinguo, tra sposati e coppie di cani sciolti come noi! La legge da solo importanza a quella goccia di sperma!
E a tanto orgoglio!
Da tenere presente che hanno avuto il coraggio di dirmi che se non volevo il padre del bambino non dovevo dirgli
nulla! Cioè occhio non vede, cuore non duole! Cioè non ha importanza se il bambino soffre, l'importanza è che loro
non "soffrano".
E poi dicono di volere bene al bambino!
Abbiamo fatto presente che probabilmente tra qualche anno, io mi sposerò, vorrei avere altri figli, e questo bambino avrà di fatto un'altra figura
paterna, a cui per forza farà riferimento, a cui dovrà "obbedire" come gli altri fratelli. Sono andati in escandescenza, e continuano a urlare diritti!
Io non credo che un bambino possa essere felice in una situazione del genere.
Credo che una posizione corretta sarebbe stata una certa discrezione, proporsi al bambino e non pretenderlo come una cosa, cercare da parte del
padre momenti di qualità e non la qualità.
Può dirmi cosa ne pensa, quali danni può portare al bambino vivere in un simile conflitto?
Quale sarebbe il corretto approccio consigliabile al padre in questi casi e di cosa il giudice del tribunale dei minore deve tener
presente?
Mi rendo conto di averle posto una domanda complessa. Le sarei grata, se non può rispondermi, di indicarmi almeno qualche testo in cui questi temi
sono trattati.
LA RINGRAZIO INFINITAMENTE
|