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Lentezza

 

Ho un bambino di 8 anni (nato a fine anno) che frequenta la terza elementare.
A scuola va volentieri ma è spesso fra le nuvole. Se lasciato organizzarsi da sé rimane rapito da qualsivoglia distrazione (guardare i compagni, piuttosto che in giro) senza preoccuparsi del tempo che passa e di cominciare a lavorare. Se viene sollecitato personalmente dall'insegnante comincia ad eseguire il compito, ottenendo spesso risultati più che soddisfacenti (la pagella varia da buono ad ottimo) ma rimane il fatto che lui è spessissimo l'ultimo a finire e gli altri lo devono aspettare.
La sua indole tranquilla e pigra lo accompagna in generale in tutte le sue attività.
Predilige i compagni meno aggressivi e vivaci con i quali è disposto a fare sia giochi di imitazione degli adulti, giochi di fantasia o giochi di gruppo (a rincorrersi ecc. ...). Se qualcuno gli fa uno sgarbo spesso non si difende ma rimane male senza nulla obiettare al compagno.
E' un bambino buono e sensibile, ma con poco spirito di iniziativa.
Se gli viene dato un compito a casa da svolgere durante una breve assenza dei genitori (concordata con lui di poco più di mezz'ora) si rivela diligente e svolge quanto richiesto.
E' molto sincero anche quando una bugia potrebbe essere apparentemente più conveniente (non verrebbe sgridato).
La sua lentezza è soltanto un'indole che lo accompagnerà per sempre e con la quale bisogna convivere senza magari accentuarla troppo nei suoi confronti?
Come eventualmente potremmo stimolare la sua AUTONOMIA DI INIZIATIVA?
E' meglio "stargli addosso" in continuazione per smorzare sul nascere le sue distrazioni o è meglio non forzare troppo accontentandosi di aspettare che maturi da solo?

 

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copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 4, marzo 2004


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