| Sono
una logopedista e mi occupo di terapia miofunzionale. Le riassumo
brevemente il problema.
Da
qualche settimana ho in terapia un bambino di 7 anni che ha cominciato
ad alimentarsi con i solidi all'età di 3 anni per enia iatale.
Successivamente lo sfintere si è chiuso e il bambino non
ha più avuto problemi di rigurgito. A 5 anni ha effettuato
dei cicli di terapia logopedica a domicilio per imparare i corretti
meccanismi della deglutizione, masticazione e potenziare le strutture
coinvolte.
Il
paziente non ha alcun deficit a livello anatomico-funzionale (ha
effettuato tutti gli esami del caso), ciononostante presenta problemi
ad alimentarsi in modo corretto. In particolare è molto lento
nel consumare il pasto (almeno mezz'ora a piatto), anche quando
ha fame e\o quando apprezza molto il cibo. Inoltre non consuma alcuni
alimenti (frutta e verdura se non passata). Al posto della frutta
beve succhi (tipo Yoga).
Questo
il suo menu tipo (oltre all'assunzione di integratori consigliati
dal medico): la mattina beve latte e biscotti. A mezza giornata
fa merenda (Ringo, pane e nutella, gelati). A pranzo è stato
consigliato ai genitori di farlo mangiare a scuola per renderlo
più autonomo. Il risultato è che non mangia quasi
niente. Per cena la mamma gli propone un piatto unico (es: pasta
e carne mischiata o cotolette e patatine).
La
stessa carne che apprezza insieme alla pasta o alle patate (es:
spaghetti e pizzaiola o cotoletta e patatine) presentata separatamente
viene rifiutata perché, a detta del bambino, non è
più buona oppure perché non riesce a mandarla giù.
Per agevolarlo ulteriormente, fino a poco tempo fa la mamma tendeva
a tagliargli il cibo, a volte ad imboccarlo e gli permetteva di
accompagnare il bolo con acqua per inghiottire più facilmente.
Naturalmente ho invitato la mamma a ridurre fino ad eliminare completamente
questi comportamenti, motivandone le ragioni, ma mi creda, capisco
anche che in alcune circostanze abbiano rappresentato l'unica modalità
di approccio.
Le
spiegazioni dei genitori mi sembrano infatti adeguate e ragionevoli.
Nel loro rapporto con il figlio mi sembrano anche molto adeguati.
Cercano, ad esempio, di non fargli vivere il momento del pasto come
un incubo, un impegno gravoso, spostando l'attenzione su altre cose
o altri momenti della giornata. A mio avviso il bambino ha problemi
psicologici nel rapporto col cibo, dovuti presumibilmente alla sua
storia pregressa.
E'
molto maturo per la sua età e tende a trovare sempre una
spiegazione razionale a tutto. Questo però lo porta a giustificare
comunque le sue azioni (soprattutto quelle legate al cibo). Inoltre
spesso si autolimita nonostante le autorizzazioni dei genitori (ad
esempio vedere un film dopo mangiato perché è stato
bravo). Sembra, in buona sostanza, molto rispettoso delle regole.
I cambiamenti lo destabilizzano. Anche a questo proposito ho suggerito
ai genitori di proporre delle situazioni nuove ed autorizzarlo ad
essere più flessibile. Ma entriamo a questo punto in un campo
che esula dalle mie competenze. Le chiedo quindi dei suggerimenti
per il mio intervento e per quello dei genitori.
Fino
a questo momento il mio intervento è consistito in un breve
e divertente training per insegnare al bambino a coscientizzare
la deglutizione nelle varie fasi, per renderlo consapevole della
sua evidente capacità di coordinamento, forza e velocità
nella gestione dei cibi di varia consistenza, per incoraggiarlo
e così via. Sono passata attualmente alla terapia domiciliare
per verificare gli aprrendimenti sul campo. Finora ho mangiato due
volte insieme a lui e ho cercato di dimostrargli che è una
cosa bella, naturale, piacevole e che soprattutto riesce a farlo
in tempi ragionevoli. A questo scopo abbiamo giocato con un cronometro
segnando i migliori risultati ottenuti (17 min per un piatto di
spaghetti, 15 minuti per due grosse polpette di carne). Una maggior
attenzione è stata dedicata alla preparazione del cibo, incoraggiandolo
ad arrotolare gli spaghetti (anziché tagliarli con i denti
o spezzarli con la forchetta), o a non riempire il cucchiaio con
troppa pasta (in questo modo a suo dire la finisce prima) o a tagliare
la carne in modo corretto al momento giusto etc.
I
risultati ottenuti fino a questo momento sono stati: riuscire a
mangiare separatamente la pasta dalle polpette (ma non con la carne
pizzaiola o altri secondi), consumare il pasto in tempi più
ragionevoli, ridurre le latenze fra un boccone e l'altro, eliminare
la tendenza a raccoglire il bolo fra denti inferiori e gengive.
D'altra parte ciò è ancora comprensibilmente difficile
quando il pasto è consumato con i genitori (nonostante tutti
i miei suggerimenti e gli accorgimenti del caso da loro adottati).
Non
so a questo punto se suggerire un menu specifico compatibilmente
con i gusti del bambino (sìi a gnocchi al pesto, pasta con
sugo e ricotta, pasta all'uovo, passati di verdure, raramente mela
o pera, arrosto e patatine o cotoletta e patatine, dolci) con degli
abbinamenti particolari che possano facilitarlo. Mi riferisco in
particolare ai secondi. Ci sono tabelle che suggeriscono alimenti
tagliati a cubetti ( in questo modo però non favoriamo la
sua autonomia nel tagliare o preparare i bocconi) o che sollecitano
la masticazione in modo graduale (anche se come già detto
il bambino non ha problemi di masticazione o deglutizione).
Può
consigliarmi qualcosa in merito anche rispetto alle quantità,
agli orari, agli spuntini fuori pasto etc? Può essere utile
a volte lasciare che si gestisca da solo e fargli sperimentare il
senso di fame quando non assume cibo a sufficienza? La mamma, a
questo proposito mi ha raccontato che una volta suo figlio è
andato a letto senza cena, poi si è svegliato la notte e
lei prontamente gli ha dato dei biscotti (quindi senza aspettare
che il senso di fame fosse stato esperito per un tempo più
lungo).
Ciò detto resto in attesa di un suo contributo perché
come ho già scritto il rischio è quello di sconfinare
in materie che esulano dalle mie competenze.
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