Sono
la mamma di un bambino di 6 anni che frequenta la prima elementare
e l'inizio della scuola non è stato certo un passagio facile.
Già alla scuola materna, che ha frequentato per tre anni,
le insegnanti mi riferivano che tendeva ad isolarsi e partecipava
marginalmente alle attività della scuola. Alla fine però
le cose erano sensibilmente migliorate e aveva trovato anche un
amichetto (a cui è tuttora molto affezionato anche se frequentano
scuole diverse).
L'inizio
della scuola ha riportato alla luce, amplificati, i vecchi problemi.
Le maestre (sono tre; il bimbo frequenta una scuola che prevede
tre rientri pomeridiani), continuano e ripetermi che si assenta,
non segue, non lega con i compagni e, soprattutto, non rispetta
le regole. Mi hanno detto che il bambino non disturba gli altri
e non è violento, ma, per lui, "ogni giorno è
una sfida": non sta in fila con gli altri, non si impegna;
"deve sempre dire la sua", "si sente UNICO"
e tutto questo lo penalizza anche nei rapporti con i compagni.
"E'
un muro di gomma", di fronte ai rimproveri "si fa più
in là". Spesso accade anche che torni a casa con i
compiti per casa e, in più, una parte delle cose fatte
a scuola ancora da ultimare. Questo comportamento non ha inciso,
fino ad oggi, nel rendimento, perchè nella scheda del primo
quadrimestre le valutazioni erano tutte "buono", con
due sole eccezioni (sufficiente) e, considerato che le insegnanti
non hanno dato nessun "ottimo", la valutazione è
positiva. Ovviamente è stato giudicato "sufficiente"
il comportamento.
Devo
dire che il bambino anche a casa non è di facile gestione,
è capriccioso, lamentoso, pigro. Purtroppo quando è
a casa è abituato a stare con adulti (io che rientro alle
17,30, mio marito che è un pò più presente
di me, e i nonni con cui passa la maggior parte del tempo) che
hanno comportamenti educativi molto diversi. Sono convinta che
questo sia stato molto deleterio per la sua educazione. Inevitabilemente,
e molto presto, lui ha capito che facendo i capricci, in certi
casi, si ottiene ciò che si desidera; ha capito che, a
volte, è possibile prevaricare. Soprattutto con
una delle nonne, mi viene raccontato che il bambino ha un comportamento
pessimo: pretende, si arrabbia se viene sgridato e in un paio
di circostanze ha avuto anche reazioni aggressive (un paio di
calci!!!!!!).
Ovviamente
sia io che mio marito lo abbiamo pesantemente sgridato, gli abbiamo
sequestrato alcuni giocattoli, gli abbiamo negato la televisione
per giorni, ma l'episodio dopo un pò di tempo si è
ripetuto, sempre con la stessa persona, e nello stesso modo. Ovviamente
si tratta della persona che, da sempre, gli fa fare tutto quello
che vuole. Devo ammettere che, per quanto mi riguarda, faccio
fatica ad immaginare il bimbo che diventa aggressivo (io non l'ho
mai visto alzare la mano su nessuno), ma evidentemente è
capace di farlo. Questo comunque non succede a scuola dove, anzi,
ha sempre subito, fin dai tempi dell'asilo.
Con
i compagni di scuola attuali i rapporti sono pessimi: viene costantemente
preso in giro perchè è un amante degli animali (che
riproduce nei suoi disegni con perizia notevole) e quando gioca,
anzichè impersonare l'uomo ragno o altri eroi, fa l'aquila
o, peggio, il piccione. Io ho cercato tante volte di dirgli che
deve cercare di adattarsi anche ai giochi cha fanno gli altri,
altrimenti l'isolamento è inevitabile, ma lui non ci sentiva.
Preferiva isolarsi e giocare da solo. Ultimamente mi ha raccontato
di aver fatto dei tentativi di inserimento, ma che è stato
costantemente rifiutato: "Vai via piccione!!".
Potete
immaginare quanto tutta questa situazione mi faccia dispiacere
e quanto mi senta in colpa per non essre riuscita ad educarlo
ad affrontare la vita in maniera più positiva. Devo dire
che, apparentemente, lui non sembra soffrire troppo nè
delle scarse amicizie, nè tantomeno del suo scarso rendimento
scolastico, che gli comporta, anche a casa, continue ritorsioni:
niente giardini, o televisione, sequestro di alcuni dei suoi giochi
preferiti, partacce continue. Ma non si ottengono che effetti
limitati e scarsamente duraturi. nessuna impennata d'orgoglio
o di opportunismo ( "fare così non mi conviene").
Mi chiedo con preoccupazione, quella stessa preoccupazione che
mi spinge a scrivervi, che cosa posso fare per aiutarlo. Io, che
forse non riesco ad essere obbiettiva, non credo che, come sostengono
le maestre, lui si senta "unico" e pertanto si senta
autorizzato a non rispettare le regole e a non impegnarsi come
gli altri. Questi aspetti sono sicuramente il risultato di un'
educazione carente della coerenza e della fermezza necessarie,
che non lo ha abituato ad obbedire e a sopportare le frustrazioni,
ma al di là di questo io lo vedo soprattutto insicuro,
timido, e arrogante proprio perchè timoroso degli altri.
Il suo approccio arrogante e spesso irriverente nei confronti
degli altri mi sembra una difesa, una scudo per mascherare la
sua insicurezza.
Dovreste
vedere come è titubante quando si avvicina a bambini che
non conosce, come fa subito retromarcia quando lo respingono,
come diventa rosso quando deve parlare davanti a più persone.
Poi, in secondo momento, diventa irritante, e antipatico ma sono
convinta che sia una reazione non accompagnata dalla convinzione
di essere migliore degli altri:"unico" come continuano
a dirmi e a dirgli (anche davanti a tutta la classe!).
Lui
non si sente bravo, è anche convinto di essere brutto e
quando un disegno non gli riesce (questa è l'unica attività
in cui ricerca la perfezione e il consenso) si dispera continuando
a dire "non sono buono a nulla, non so fare niente!!!"
Dopo questa infinita esposizione che spero non vi abbia rubato
troppo tempo, vi chiedo se potete darmi qualche consiglio su come
aiutare il bambino a casa e anche a scuola, dove le insegnanti
stanno cercando di renderlo più reattivo mortificandolo
costantemente, per fargli capire che non è "migliore"
degli altri. E' veramente questa la strada ad seguire??? Vi ringrazio
anticipatamente.