Sono
la mamma (quasi quarantenne) di un bambino di 8 anni Michelangelo,
figlio unico, che frequenta la terza elementare.
Descrivo la nostra famiglia per darle la possibilità di
farsi un quadro generale.
Noi
genitori, lavoriamo entrambi full-time, e quindi, mentre al mattino
riusciamo a fare colazione assieme ed uscire assieme per andare
a scuola ed al lavoro, al pomeriggio all’uscita Michelangelo rimane
con i nonni, con i quali ha un buon rapporto, in maniera diversa
tra i due.
Con
la nonna ha un rapporto particolare, alterna momenti di gioia
con momenti di arrabbiatura, per esempio, lei pretenderebbe che
lui fosse un po’ più obbediente, e lui vorrebbe che lei
fosse meno “brontolona”…. Ma alla fine poi si cercano, e lei lo
vizia un po’, concedendo qualche regalino extra.
Con
il nonno, che una persona calma e molto paziente, ha un bel rapporto,
anche perché grazie a lui passa parecchio tempo a giocare
nei parchi con gli amichetti, quando è a casa gioca anche
con i nostri amici a quattro zampe, il cane e il gatto.
Con
me, ha un bel rapporto, ma purtroppo è un po’ di dipendenza,
mi cerca spesso, per giocare insieme, per vedere i compiti di
scuola, e per altre attività… che potrebbe benissimo fare
da solo, spesso lo fa per cercare la mia attenzione, la mia compagnia,
ma talvolta perché non ha abbastanza fiducia in se stesso,
e rinuncia in partenza.
Con
il papà ha un rapporto stupendo (che guardo con una pizzico
di “invidia”, in quanto io sono rimasta orfana di padre giovanissima),
giocano, vanno anche in palestra insieme, mio marito gli sta insegnando
un po’ di tutto, dal tennis, al nuoto, lo sprona per renderlo
più autonomo.
Entrambi
siamo due genitori affettuosi, e manifestiamo il nostro affetto
verso di lui, sia verbalmente, sia con abbracci e baci. Michelangelo
si confida con entrambi, con me un po’ di più, mi racconta
molte cose, di ciò che gli succede a scuola, con gli amici,
dalle cose banali (pettegolezzi), alle cose importanti e profonde.
E’
un bambino sensibile, che comunica tutti i suoi stati d’animo
(abbiamo sempre cercato che questo avvenga, attraverso il dialogo),
partecipando con lui alle sue gioie ed ai suoi dispiaceri, ai
suoi timori (del buio e dei ladri, della scuola). Ma talvolta
ci mette in crisi perché esprime delle emozioni che non
sappiamo interpretare, tipo: (soprattutto con me) “certe volte
mi piace farti arrabbiare”, “ mi piace farti dispiacere”, “mi
piacerebbe vederti morta”, “sono contento che la nonna (mia mamma
che è morta l’anno scorso in conseguenza ad un tumore)
sia morta, così è nel prato verde in cielo e adesso
non soffre più”, queste esternazioni me le dice vergognandosi
un po’, magari nascondendosi sotto la coperta, ma poi quasi per
giustificarsi mi dice “mamma, se non te le dico sto male”.
Michelangelo
ha frequentato la scuola dell’infanzia, con molti momenti di gioia,
e momenti in cui era meno contento, ma tutto sommato ricorda e
parla di quel periodo con piacere.
Fin da bambino ha sempre socializzato bene, con alcuni bambini
ha stretto e stringe attualmente più amicizia che con altri,
ma non ha mai avuto grossi problemi.
Il
problema è iniziato con la scuola, dapprima ero convinta
che il suo timore, e il suo “non essere contento” a scuola, fosse
dovuto al grosso cambiamento, conosceva solo 2 bimbi su 24 della
classe, l’obbligo di stare seduto per parecchie ore, ecc…
Le insegnanti mi dicevano che era un bambino poco autonomo, e
che socializzava solo con alcuni, con un rendimento abbastanza
buono.
Con il passare del tempo ha superato in parte le sue difficoltà,
ma purtroppo mi sono resa conto che le sue difficoltà di
socializzazione erano, e sono tuttora legate al rapporto che ha
con un compagno in particolare.
Mi ero resa conto, mentre partecipavo alle feste di compleanno,
o rimanevo ad assistere alle lezioni in palestra (praticano anche
lo stesso sport), che quel compagno era un po’ prepotente, che
voleva per forza essere il capo, che voleva dirigere sempre lui
i giochi e non solo con mio figlio, ma anche con gli altri compagni,
in un primo momento non ho dato troppo peso quando sentivo mio
figlio che si lamentava di questi accaduti (non volevo essere
la madre che interviene al posto del figlio, e cercavo di spingerlo
perché se la “sbrigasse” da solo)
Questo compagno di classe è di famiglia benestante, ha
dei genitori che lo seguono molto, ha un rendimento scolastico
molto buono, nello sport eccelle, spesso arriva nei primi posti
alle varie gare sportive, dico questo per far capire che non è
un bimbo con particolari difficoltà, anzi non ne ha!
Con il passare del tempo però la situazione non era migliorata,
anzi parlando con altre madri, che conoscevano quel bambino dall’asilo,
mi era stata data la conferma che quel comportamento era sempre
stato così, e tra l’altro non visto dai suoi genitori come
una prepotenza nei confronti degli altri, ma anzi come un “carattere
forte, esuberante”.
Avendo
quel bimbo un grosso carisma sugli altri bambini, arrivava proprio
a “comandare” e a trascinare (con frasi, “allora tu non sei più
mio amico”, “allora tu non giochi più con me”) alcuni di
loro in comportamenti contro le regole dettate dalle maestre,
tipo: correre e spingere per le scale, scavalcare alcuni muretti
di cinta, giocare al pallone dove c’era il pericolo di colpire
bambini più piccoli, conseguenza delle note di demerito
(per quel bimbo forse addirittura 7), fortunatamente mio figlio
non si è mai fatto coinvolgere, ma la conseguenza è
stata l’esclusione da alcuni giochi, perché il “capo” decideva
che non doveva partecipare e decideva anche che i suoi “amici”
non potevano giocare con lui, il risultato è stato che
mio figlio ne ha sofferto molto, alternando momenti in cui si
scontrava e altri momenti in cui cedeva perché stufo di
continuare a discutere e litigare (comportamento negativo adottato
da mio figlio, era quello di infastidire, di fare dispetti, così
mi ha detto).
Nel
frattempo durante l’anno, mio figlio ha partecipato a delle gare
sportive (in cui partecipavano parecchi compagni di scuola e anche
quel “benedetto” compagno), in due di queste è arrivato
primo, apriti cielo! Il compagno non accettava di essere arrivato
dopo, e aveva trovato mille scusanti, arrivando fino a dire la
bugia che erano arrivati a pari merito.
Alla
fine della seconda il gruppetto dei bimbi, che avevano avuto quel
comportamento non positivo, in pagella si è ritrovato con
“sufficiente” in comportamento, sembra che le maestre, alla consegna
della pagella, abbiano minuziosamente raccontato i vari comportamenti.
(Ci tengo a dirlo, che con le maestre non mi ero mai lamentata,
durante tutto l’anno ero stata di supporto a mio figlio, ma non
ho voluto interferire.)
La mamma di quel bimbo, è andata su tutte le furie, dicendo
che non era possibile, che il suo bambino non aveva quel comportamento,
che le maestre erano ingiuste.
(Io non riesco a capire come non abbia potuto “vedere” tale comportamento,
perché spesso e volentieri avveniva anche davanti a lei.)
E’ venuta anche da me, per poter smentire il giudizio dato dalle
maestre, ma purtroppo (a differenza) delle altre mamme, non ho
fatto finta di niente per evitare discussioni, e con garbo ho
raccontato ciò che era successo a mio figlio.
Mi sono sentita un po’ in colpa e un po’ impicciona, ma non me
la sono sentita di “tradire” mio figlio!
Quando
poi, sono andata a ritirare la pagella di mio figlio, ho parlato
apertamente con le maestre, e mi hanno confermato quello che mio
figlio mi aveva raccontato durante l’anno, sono state molto imparziali
hanno cercato di smorzare un po’ il tutto, dicendo che la cosa
non era grave e sono gli stessi bambini che devono “fare terra
bruciata” attorno a quel bambino, devo trovare la forza di “spodestarlo”.
Mi hanno detto di stare tranquilla, che le cose si sarebbero sistemate
con l’anno venturo.
Adesso
siamo in terza, e le cose non sono migliorate, anzi la madre di
quel bimbo ha intuito, che io ho parlato del comportamento di
suo figlio con le insegnanti, e di conseguenza non mi tollera,
ad ogni incontro si crea una tensione anche coi figli.
Il bimbo molto probabilmente ha percepito negativamente il tutto
e vede mio figlio e noi genitori come un pericolo per lui, e quindi
dice frasi a mio figlio tipo: “perché non sei rimasto a
casa ammalato per qualche mese, si stava così bene senza
di te”, “tu non puoi giocare con noi”, talvolta spingendolo! Ed
alla reazione di mio figlio anche fisica, mandandolo a sbattere
contro il muro, l’altro di tutta risposta lo ha accusato dicendogli
“lo so che è tuo padre che vuole che mi provochi per farmi
prendere una nota”. (Mio figlio alla fine era sinceramente dispiaciuto
di avergli fatto male!)
Mio
marito in tutto questo ci è rimasto accanto, sostenendo
mio figlio, e me., L’unica cosa è che a differenza mia,
lui è convinto che in presenza di questi “bulli” non bisogna
cedere, bisogna rispondere anche eventualmente fisicamente, ma
non solo per se stessi, anche in difesa dei più deboli.
In
questa situazione mio figlio non è del tutto sereno, lo
vedo che non riesce a socializzare come vorrebbe e non vive la
scuola al meglio.
Non so come comportarmi, mi chiedo dove posso essergli d’aiuto?
Ho esagerato nell’intervenire? Potevo adottare un comportamento
diverso? E quelle frasi che mi dice, e che mi lasciano stupita,
sono una conseguenza di tutto questo?
Chiedo
scusa, mi sono dilungata un po’ troppo, ma per me è stato
anche uno fsogo.
Chiedo
cortesemente un vostro gentile consiglio.
Ringrazio e saluto cordialmente.
Mamma dubbiosa