Gentile
staff,
vi scrivo per avere qualche dritta nel caos che è diventata
la mia vita da undici mesi a questa parte, cioè da quando
sono mamma di una bimba intelligente e vivace di nome Maria Concetta.
Sono una persona molto sensibile, quindi potete immaginare con
che intensità ho vissuto la gravidanza e il parto, che
per me è stato un momento indimenticabile. I problemi sono
venuti dopo.
I
primi mesi della mia piccola sono stati per me un'ansia continua.
Un po' perché sono ansiosa di natura, ma in parte anche
per le circostanze: a tre giorni di vita, appena arrivati a casa
dall'ospedale, Maria Concetta ha avuto un'apnea che ci ha spaventati
moltissimo e che per molte notti a seguire ha alimentato i mie
incubi sulla morte bianca. Ci sono stati in seguito altri tre
episodi, ma dagli accertamenti non è risultato nulla. A
tre settimane di vita, poi, sono caduta per strada con lei nel
marsupio: e lì ancora tanta paura e due notti bianche per
monitorarla.
Ma il vero grande problema è stato l'allattamento, difficile
fin dall'inizio per una montata lattea tardiva e per altri problemi
(capezzoli rientranti, mastite, bimba pigra ecc.) che hanno impedito
dall'inizio una produzione di latte soddisfacente. Da incinta
non mi preoccupavo molto del latte, invece di fronte al pianto
di mia figlia e alla mi incapacità di nutrirla mi sono
sentita spezzare il cuore. Ho fatto di tutto per allattarla integralmente
al seno e alla fine ce l'ho fatta (allatto ancora a colazione
e prima della nanna). Ne vado orgogliosa, ma è stato un
piccolo calvario fatti di pianti, doppie pesate, tiralatte alle
cinque del mattino, aggiunte, sacchetti per congelare il latte
e altre amenità del genere.
A
volte mi chiedo se l'ho fatto nel suo interesse o se questo "accanimento"
non venisse solo dal mio bisogno di prolungare l'intimità
della gravidanza. Forse un biberon dato con serenità sarebbe
stato meglio per Maria Concetta.
In questo inizio in salita ho per fortuna avuto accanto un marito
comprensivo e che mi ha aiutato in tutto, dai pannolini al sostegno
psicologico. Purtroppo, però, a causa del suo lavoro, due
sere a settimana papà non torna a casa nemmeno a dormire.
Questa assenza, che mi è sempre pesata molto anche prima
di avere Maria Concetta, mi ha spinto a ricorre molto all'aiuto
di mia mamma, che per i primi quattro mesi ha sempre dormito qui
in assenza di mio marito. Notti a parte, i miei genitori, che
abitano qui vicino, sono entrambi pensionati e ancora molto in
gamba, si sono sempre dichiarati disponibilissimi e io credo di
avere abusato del loro aiuto, tanto da sentirmi spesso un po'
troppo dipendente.
A un certo punto mi sembrava di non essere in grado di occuparmi
da sola di mia figlia, così ho cominciato a impormi di
fare delle cose io e lei sole (per esempio un corso di nuoto neonatale,
o andare con regolarità a trovare i cuginetti "paterni")
e devo dire che piano piano quel senso di inadeguatezza è
scomparso. Ho seguito inoltre il saggio consiglio di mio marito,
che mi esortava a lasciare mia figlia ai miei genitori almeno
un paio d'ore al giorno per concedermi del tempo per me, invece
di stare tutto il giorno da loro o di farli venire a casa mia.
Ho scelto io di restare un anno a casa dal lavoro, e lo rifarei.
Ma sinceramente pensavo fosse più facile. Anche quando
lascio Maria Concetta a mia mamma, non mi rilasso mai completamente,
mi sento sempre un po' in colpa, soprattutto perché non
lavoro ancora e in fondo penso che dovrei occuparmi io di lei
senza bisogno di chieder aiuto tutti i giorni per avere delle
finestre di "respiro". Ma quando mi alzo al mattino
avere davanti una giornata intera da programmare con la piccola,
in un quartiere che non offre spazi verdi per passeggiare, mi
sembra un ostacolo insormontabile. Io abituata a destreggiarmi
tra lavoro, amicizie, volontariato e interessi vari, tra cui il
teatro!
E poi, e qui arriviamo al punto dolente, mi sono accorta di essere
molto gelosa di mia figlia. Fin dai primi mesi il fatto che mia
madre fosse così brava con la piccola mi ha fatta sentire
un po' in competizione. Certo, sono molto felice di poter affidare
mia figlia in mani affidabili e a cure così amorevoli.
Ma ho cominciato a temere di non essere io la figura di riferimento
principale di Maria Concetta. Ora, ecco che i miei fantasmi prendono
corpo, e proprio alla vigilia del mio rientro al lavoro (lavorerò
part-time: tre giorni a settimana Maria Concetta starà
con mia mamma dalle 9 alle 16, gli altri due giorni sarò
a casa con lei). Da un po' di giorni quando rientro dalle mie
uscite mia figlia mi rifiuta. C'è da dire che è
una bimba molto indipendente, che sta con tutti senza problemi,
e non è mai stata molto "mammona". Ma in genere
sgambettava e sorrideva al mio rientro, veniva subito in braccio
a salutarmi, anche se poi tornava subito ai suoi giochi. Ultimamente,
invece, si gira dall'altra parte e affonda la faccia nella spalla
della nonna dicendo proprio "no". E' capitato sia con
mia madre che con mio padre, sia che io l'abbia lasciata da loro
sia che loro l'abbiano accudita in casa nostra. L'altro giorno,
addirittura, il rifiuto si è protratto anche dopo la pappa,
non è quindi stata una cosa limitata al ricongiungimento.
Sono sconvolta. Mio marito minimizza: oggi quando è tornato
Maria Concetta ha riservato a lui lo stesso trattamento rifugiandosi
tra le mie braccia e il suo commento è stato: "non
vedi che scherza?". Per la verità l'idea che lei lo
facesse per fare un dispettuccio era venuta anche a me, e anche
mia madre mi aveva "consolata" riferendomi la stessa
impressione. Tanto più che ci può anche stare con
il tipo: la bimba ha già un suo caratterino e una faccia
da furbetta. Ma io temo lo stesso che lei possa non avere chiaro
chi sono la sua mamma e il
suo papà. Per esempio sono molto dispiaciuta anche del
fatto che Maria Concetta dica "nonno" indicandolo e
non sappia ancora dire "papà".
Ma
c'è un altro fatto che mi preoccupa. Pur non essendo una
bimba coccolona, capitano momenti che vuole sempre stare in braccio
e chiede solo della mamma: perché questo succede solo quando
siamo a casa noi tre e mai quando io e lei siamo dai i nonni?
Perché negli ultimi tempi di notte chiamava mamma e piangeva
se arriva papà, ma ha accettato la nonna che è tornata
a fare una notte da noi dopo tanto tempo perché io ero
ammalata? Ho cercato di analizzare possibili cause. In questo
periodo come famiglia non stiamo vivendo stress particolari. L'unica
novità è che da circa un mese (da molto prima che
iniziassero questi "rifiuti") abbiamo iniziato a insegnare
a Maria Concetta ad addormentarsi da sola nel lettino. Prima si
addormentava in braccio, dopo la poppata, risvegliandosi al massimo
una volta o due per notte e riaddormentandosi subito dopo un'altra
ciucciatina.
Quando, intorno ai nove mesi, i risvegli sono diventati più
frequenti e soprattutto più lunghi abbiamo ceduto ai tanti
libri sull'argomento che raccomandano di insegnare l'abitudine
al sonno. Così sono cominciati lunghi addormentamenti tira
e molla: la allatto sul lettone, leggiamo un libretto e ci facciamo
un po' di coccole. Poi andiamo nella sua cameretta, salutiamo
i nostri pupazzi e la metto giù, piange, torno dopo un
po', esco di nuovo, piange e così via. Finche si addormenta
sfinita con mamma o papà accanto al lettino. Solo da tre
giorni si addormenta tranquilla senza nessuno nella stanza (speriamo
bene..). Quanto ai risvegli, sono diminuiti, ma è abbastanza
variabile. Capitano notti che dorme di fila 10-11 ore e altre
in cui si sveglia tre volte o quattro volte. Sono dunque arrivata
alla conclusione che questa storia del lettino non sia più
di tanto correlata con i "rifiuti", ma che il problema
stia nel mio rapporto con mia figlia. Non me la posso prendere
davvero con nessuno: mio marito c'è poco, ma quando c'è
è tutto per la sua piccolina. I miei genitori stanno bene
attenti a non travalicare i limiti, conoscendomi e avendo capito
le mie difficoltà, e se qualche volta sono troppo protettivi
con me e la nipote dipende forse dal fatto che sono figlia unica
e i legami nella mia famiglia di origine sono molto forti. Non
credo tuttavia che si vogliano sostituire me e a mio marito: hanno
la loro vita e i loro interessi e anche se adorano la nipotina
in questo anno hanno avuto l'occasione di farsi un paio di viaggetti
e non hanno certo rifiutato per fare i nonni (ci mancava.).
In questo intreccio di rapporti familiari e di equilibri non sempre
facili da trovare l'unica che forse posso rimproverare un po'
è mia suocera. E' vero, lei non ha l'aiuto del marito,
che purtroppo è morto sei anni fa, e ha altri cinque nipoti
di cui occuparsi (mia marito ha due fratelli e una sorella). Ma
finora ci ha aiutato veramente poco e questo ha di fatto contribuito
a sbilanciare la vita di Maria Concetta sul ramo materno della
famiglia. Mio marito un po' mi dà ragione, un po' mi fa
notare che siamo noi che la chiamiamo poco. E' vero, riconosco
di essere chiusa da questo punto di vista, ma non è sempre
stato così, mi sono molto scoraggiata dopo alcuni episodi
in cui lei si è dimostrata molto fredda. Un esempio su
tutti: proprio per riequilibrare le cose, quest'estate mio marito
le ha chiesto la disponibilità a tenere Maria Concetta
un giorno a settimana, quando riprenderò il lavoro, specificando
che non era per stretta necessità (mia mamma ce la farebbe
anche da sola), ma perché ci faceva piacere che Maria Concetta
stesse un po' anche con l'altra nonna. Bè, a distanza di
5 mesi non abbiamo ancora avuto risposta.
Scusate la lettera fiume, dove mi rendo conto non c'è nemmeno
una domanda precisa ma un sacco di preplessità miste. Ma
mi piacerebbe comunque avere un vostro parere sulla mia situazione.