Sono
la mamma di un bambino di 2 anni, Adriano. A settembre ho inserito
mio figlio all'asilo nido; l'inserimento è stato difficile,
molto. Questo nonostante conoscesse molto bene l'ambiente, c'era
stato ogni giorno a giugno un'oretta in compagnia della nonna
nella prima mattinata.
L'asilo
offriva questa possibilità di familiarizzazione ai bambini
che intendono frequentare l'asilo l'anno scolastico successivo.
Conosceva anche la sua educatrice, l'avevamo vista più
volte prima del suo ingresso in asilo. I primi giorni urlava disperato
mamma durante tutto il tempo della mia assenza, che all'inizio
era naturalmente breve.
A partire dalla terza settimana le cose hanno cominciato a cambiare
e il piccolo si è fermato a mangiare. Ci sono stati poi
2 nuovi inserimenti ad ottobre. Adriano cercava ancora molto la
protezione dell'educatrice che però non poteva più
dargli tutte le attenzioni di prima dato che doveva occuparsi
anche dei due nuovi arrivati. A questo si è sommato il
fatto che aveva una forte tosse che lo portava a vomitare anche
a casa come conseguenza di colpi un po' forti.
All'asilo
gli episodi di vomito accadevano con maggiore frequenza, dovuti
anche al pianto; all'asilo inoltre si rifiutava di mangiare. Le
educatrici hanno ritenuto che il vomito fosse per lui un modo
per attrarre l'attenzione, fino a che è comparsa la febbre
e dopo una cura con antibiotico è tornato all'asilo cambiato,
molto più tranquillo e non si sono più verificati
episodi di vomito.
A gennaio si sono ripresentati ancora 2 nuovi inserimenti, il
bambino non voleva più tornare all'asilo, piangeva quando
uscivamo dalla porta di casa ma poi viveva bene la giornata, senza
crisi e mangiava sempre tutto.
Dalla settimana scorsa ancora pianti al momento della separazione
ma alterna momenti di tranquillità con momenti nei quali
chiede della mamma, le educatrici lo devono tenere in braccio,
glielo chiede lui, ma non sempre serve a tranquillizzarlo. Il
nonno va a prenderlo all'asilo verso l'una, in presenza del nonno
si dimostra tranquillo e gioca in classe come se non fosse mai
successo nulla.
Dorme
a casa dei nonni, quando si sveglia il pomeriggio chiede ancora
della mamma, io torno dal lavoro mediamente un ora, un'ora e mezza
dopo il suo risveglio. Quando sono a casa poi non mi sta appiccicato,
lo vedo sereno e vivace come sempre. Prima non cercava la mamma
prima che io tornassi, non capisco perché ora senta la
necessità di avermi vicina, a me questo fa soffrire moltissimo
perché vorrei anch'io avere più tempo a disposizione
per lui ma dopo aver chiesto in tutti i modi un orario ridotto,
non mi è stato per ora concesso nulla, anche se ci sono
delle speranze per futuro.
Le educatrici inoltre mi dicono che lui cerca sempre un rapporto
privilegiato con l'adulto. Cerca di attrarre la loro attenzione
più degli altri bambini, specialmente parlando spesso con
loro. A detta delle maestre parla molto più degli altri
della sua classe, legge i numeri, che ha imparato con una facilità
estrema guardando un libretto che casualmente era a casa di mia
cognata, e mi sta chiedendo il significato delle lettere, cose
che non so se assecondare, non mi interessa bruciare le tappe.
Nel gioco poi, quando per lui l'attività proposta non è
più interessante, vorrebbe passare ad altro o andare in
un altro posto così le educatrici devono cercare di trattenerlo
a fatica a continuare l'attività in corso: se gli dicono
rimani qui e gioca ancora con questa cosa non si adegua facilmente,
a meno che non sia qualcosa che gli interessi, se per caso gli
chiedono di aspettare perché è in arrivo una caramella
aspetta tranquillo.
Le educatrici mi hanno detto che io dovrei dargli delle regole,
io credo in realtà di dare le mie regole e di farle rispettare,
ma non sono le regole dell'asilo, a casa, essendo figlio unico
non ha la necessità di adeguarsi ai ritmi di un gruppo.
Mi hanno detto inoltre che con loro cerca sempre di averla vinta
mentre coi compagni è molto accondiscendente. Quando abbiamo
incontrato la sua educatrice fuori dall'asilo ho visto che aveva
un atteggiamento molto provocatorio nei suoi confronti, rovesciava
cose, sputacchiava e rideva, non lo avevo mai visto fare queste
cose con nessuno. Poi però le è andato e l'ha abbracciata.
Non capisco.
Quello che sto cercando di capire è il motivo di un inserimento
secondo me non ancora avvenuto del tutto, in quell'ambiente lui
secondo me non si sente proprio a suo agio. Il fatto di interagire
sempre con gli adulti a casa gli dà naturalmente una maggiore
facilità di rapporto con l'adulto ma quando è con
noi genitori, al supermercato, al parco, con i figli degli amici,
è molto socievole, va sempre a cercarli, si avvicina a
loro e fa il suo tipico sorriso da monello per rompere il ghiaccio,
con i bambini un po' grandicelli poi cerca anche il contatto fisico,
gli chiede quasi subito di prenderlo in braccio. Io non lo vedo
in difficoltà coi coetanei insomma ma allora perchè
all'asilo non si "molla" e cerca il rapporto privilegiato
con l'adulto?
Si sente con le spalle scoperte? Vale a dire non ha un rapporto
di fiducia con le sue educatrici? Si annoia con le attività
che propongono? Faccio bene a continuare col nido? Cosa posso
fare per aiutarlo? Perché adesso cerca tanto la mamma?
Un'altra piccola cosa. A lui piace tantissimo da sempre quello
che gira, l'anno scorso era tutto preso da ruote di bici, motorini,
adesso ventole, gli piace tantissimo guardarle andare forte e
poi fermarsi, è proprio assorbito da questa cosa quando
le vede girare. Visto che vede ventole dappertutto, nei condizionatori,
nelle stufe, nei frighi, nei forni, dove effettivamente si trovano,
dovrei cercare di deviare la sua attenzione altrove?
L'anno prossimo l'ho iscritto alla scuola materna, è nato
a gennaio 2004, non so se ho fatto la scelta migliore ma ho pensato
che le attività possano essere più interessanti,
i compagni anche e non ci sono inserimenti di bimbi piccoli che
catalizzano le attenzioni delle maestre.