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Nonni, nipotine e interferenze

 

Ho due bambine di quattro e due anni e da quando sono nate il mio problema di rapporto con i suoceri si è ingigantito e si ripercuote inevitabilmente sulle bambine. Premetto di essere una persona caratterialmente abbastanza sicura ed indipendente, ad esempio, ho scelto autonomamente la mia occupazione anche papà mi offriva una opportunità lavorativa di prim'ordine nell'azienda di famiglia, e lui - pur con sofferenza - mi ha capita.

Invece questo non è mai successo con i suoceri, che volevano assolutamente, da quando ci siamo sposati ma in modo molto più insistente da quando ci sono le bambine farci vivere nella loro villetta, che a suo tempo hanno fatto costruire grande proprio per aver vicini i figli.

Io mi sentirei oppressa e delegittimata in un sistema familiare dove i nonni ti accudiscono i figli tutti i giorni, se li portano dagli amici o dove ritengono meglio (e in questo c'è parecchia inutile ostentazione), invece per loro è "naturale" (infatti mio marito, causa impegni lavorativi dei genitori, necessitati dalla volontà di farsi una casa "grande", ha letteralmente trascorso i primi 3 anni di vita - anche di notte - dalla nonna, che poi si è trasferita nella famosa "grande casa" per fare accudimento a richiesta). Forse per questo i miei suoceri hanno delle loro frustrazioni, essendo la loro parola d'ordine quella di "godersi i nipoti".

Le interferenze sono esercitate ogni volta che vedono le bambine, in termini di richieste varie ("vero che è bello dai nonni", "sai che la nonna a casa sua ha questo, ha quello", "ti piacerebbe stare qui da noi") o di consigli/prediche a noi genitori. Ad esempio, sono contrariati dal fatto che noi due, in gioventù entrambi cattolici praticanti, essendoci per varie ragioni allontanati dal praticare la religione non portiamo le bambine in chiesa e non insegniamo loro le preghiere.

La figlia maggiore tende a essere piuttosto tiepida nei confronti dei loro inviti, forse perché percepisce la mia di resistenza, la minore risponde in modo ovviamente più emotivo... alla fine finora abbiamo sempre "deciso" noi genitori, però a prezzo di una certa necessaria freddezza.

Preciso di essermi fino ad oggi occupata delle bambine in modo attivo, facendomi aiutare un poco dai nonni (sia materni che paterni - in quest'ultimo caso fissando sempre determinati orari, altrimenti tendono a... installarsi in casa con la scusa di "aiutare") o da una brava baby sitter.
Nonostante le varie difficoltà e la stanchezza, mi piace essere genitore, andarle a prendere alla scuola materna e all'asilo nido, conoscere maestre e compagnetti, passare il tempo libero assieme e anche solo.. guardarle o ascoltarle (quando ci sono, perché lavoro a tempo pieno). Certo, c'è anche il tempo delle sgridate e dei capricci, ma se non potessi avere questi tempi per loro, probabilmente lascerei il lavoro.

Solo che questo rapporto familiare un poco sul filo del rasoio mi mette sempre "sull'attenti" ed è un peccato perché i suoceri, detratte le ingerenze, "sarebbero" nonni simpatici e affettuosi.

Come posso comportarmi in questa situazione per il bene delle bambine? Quando le bambine saranno più grandi è il caso di spiegare la situazione oppure no??

E in campo religioso, è giusto che siano i genitori a operare secondo la loro coscienza (quando sarà tempo di sensibilizzazione, e mostreranno interesse, le avvicineremo alla religione oppure lo faremo tutti assieme, adesso fare imparare loro le preghiere mi sembra come recitare una filastrocca!)??

Grazie!


 

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Educare.it - Anno VI, Numero 8, Luglio 2006


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