| Ho
bisogno di ritrovare la bussola, perché non so dove sto andando.
Siamo io e mio figlio, Fabio, di 4 anni. Lui è stato sempre
molto permaloso, nel senso che si arrabbia per ogni minima cosa
che lui considera uno sgarbo. Il problema è che si chiude
a riccio, impossibile fargli esprimere il disagio o la rabbia, dice
che non vuole parlare, non vuole fare pace, non vuole niente. Adesso
ha imparato a
dire che lui è fatto così.
Nei
conflitti con gli altri bambini si isola, è sempre la vittima
degli scherzi di altri, che spesso si coalizzano, per reazione.
Sembra quasi che provino un gusto speciale nel metterlo nell'angolo.
O forse sono io che la vedo così, perché mi dispiace
osservare quello che mi pare un gioco crudele. Quando succede lui
non prova nemmeno a difendersi, esplode in un pianto disperato.
Io esito a consolarlo, perché vorrei che si facesse valere
da solo.
Mi
rendo conto che ci metto molto del mio, delle mie paure, delle mie
proiezioni. Ricordo quando ero piccola la sofferenza di sentirmi
esclusa, anch'io mettevo il muso e minacciavo che me ne sarei andata
dalla festa, ma ovviamente nessuno mi inseguiva. Però la
differenza era che io avevo una madre piovra, soffocante, che non
mi lasciava vivere a due passi da lei. E un padre che c'era sì,
ma non si faceva davvero sentire. Né con gli abbracci né
con le parole.
Ora:
io ascolto mio figlio, credo di aver cercato con lui un dialogo
da sempre. Ma forse non l'ho convinto? Oggi l'ennesima crisi. Mentre
due compagni di scuola se ne andavano abbracciati, lui è
rimasto indietro, offeso, non c'era modo di farlo ragionare. Dopo
mi ha detto che nessuno gli voleva bene, che solo io gliene volevo
e che presto non gliene avrei più voluto. Ha detto che era
senza cuore e che non voleva più crescere, non voleva più
mangiare ma diventare un sasso piccolissimo. Senza cuore.
Mi
sono spaventata. Per la prima volta mi sono sentita disperata, inadeguata,
terribilmente in colpa. Non ho potuto evitare di mettermi a piangere,
per la strada. Forse sente la mancanza del padre che non ha mai
conosciuto? O forse sono io che non sono riuscita a dargli la sicurezza
affettiva di cui ha bisogno? Ho paura e non so cosa fare. Come trovare
la chiave del suo cuore? Come aiutarlo ad avere fiducia?
|