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1848

Paura del lettino

 

Gentile dott.ssa Fornari,
mi rivolgo a lei nuovamente dopo una prima consulenza che mi aveva molto confortato (vedi lettera pubblicata “Che fatica fare la mamma”). La ricontatto per un problema legato al sonno di mia figlia Maria Concetta.

Premessa: Maria Concetta non è mai stata una dormigliona, fin dai primissimi mesi ha dato problemi per dormire, sia di notte che di giorno, forse anche a causa di un allattamento difficile ma che io mi sono ostinata a portare avanti (probabilmente aveva fame!!!). Magicamente, intorno al terzo mese ha iniziato a tirare tutta la notte, saltando il pasto notturno. Ai quattro mesi abbiamo spostato la culla nella sua cameretta. Ai cinque mesi ha iniziato a risvegliarsi di notte, in coincidenza con una vacanza al mare in cui per questioni di spazio dormiva di nuovo in camera con noi. In genere si svegliava una volta sola per notte e io la attaccavo al seno: sapevo che associare il sonno al cibo non è il massimo, tanto più che lei aveva praticamente già smesso di mangiare di notte, ma comunque mi sembrava ancora troppo piccola per un’educazione al sonno. E poi, lo ammetto, con l’avvicinarsi dello svezzamento, da me vissuto come un distacco doloroso (proprio quando cominciavo a “godermi” l’allattamento!), quell’intimità notturna rinnovata non mi dispiaceva poi tanto: cinque minuti di poppata e poi Maria Concetta si riaddormentava come un sasso.

I problemi sono sorti intorno ai nove mesi, quando Maria Concetta ha cominciato a non riaddormentarsi più dopo la poppata notturna. O meglio, si riaddormentava ma poi, appena la mettevo giù, strillava come un’aquila. Inoltre ha iniziato a risvegliarsi più volte, anche ogni ora e mezza-due. Ho passato notti intere nella sua cameretta o a dormire con lei sul divano. Ho cercato di non portarla mai nel lettone perché io e mio marito su questo siamo fermissimi: non vogliamo che prenda questa abitudine.

Disperata ho cominciato a prendere in considerazione il famigerato “Fate la nanna”. Lo avevo letto e non mi era piaciuto perché ci vedevo sotto una filosofia lontana da me: il bambino è un furbetto, che tenta di manipolare i genitori, non bisogna cedere. Io e mio marito, invece, abbiamo sempre cercato di vedere Maria Concetta come una persona, a cui portare rispetto e da ascoltare (forse siamo stati troppo permissivi con lei in tutto). D’altra parte l’altra idea di fondo del manuale, che il dormire sia un’abitudine alla quale ci si deve educare, mi sembrava giusta. Così ho cominciato a seguire alcune dei suggerimenti, cercando però di essere un po’ più morbida. Ho innanzi tutto smesso di addormentarla in braccio. Ho instaurato dei rituali: bagnetto, coccola e allattamento serale nel lettone (ho allattato a lungo, fino ai 18 mesi, l’ultima poppata che ho tolto è stata quella del mattino), poi riti di saluto dei pupazzi in cameretta e infine giù nel lettino. Mi sedevo accanto al letto, cercando di metterla giù ogni volta che si alzava in piedi facendo versetti e cercando di giocare. Sono stata io, più che mio marito, a gestire questa educazione, perché purtroppo, per motivi di lavoro, lui non dorme a casa tutte le sere.

Devo dire che le cose sono migliorate: non addormentandosi in braccio i risvegli notturni sono diminuiti e anche il tempo di addormentamento si è ridotto (inizialmente ci volevano anche due ore). Col passare dei mesi ci sono state delle “regressioni”, con risvegli frequenti, in particolare dopo una nuova vacanza al mare nella quale Maria Concetta dormiva in camera con noi. Allora mi sono decisa ad applicare il metodo suggerito dal libro in modo rigido, anche perché ormai Maria Concetta aveva quindici mesi e mi sembrava potesse capire di più, soprattutto quando il libro suggerisce di entrare in cameretta e ripetergli che va tutto bene e che deve imparare a dormire (come fa un bimbo di nove mesi a tranquillizzarsi senza essere accarezzato?).
È stata dura: vederla piangere mentre io recitavo la formuletta suggerita dal libro, senza toccarla nè abbracciarla, mi spezzava il cuore. Vedere che si rimetteva giù con la coda tra le gambe e rassegnata era terribile. Mi sembrava di addomesticare un cagnolino più che di educare mia figlia al sonno. Però devo ammettere che i risultati sono stati eccellenti.

Maria Concetta ha cominciato a dormire tutta la notte e ad addormentarsi serena nel suo letto completamente da sola. Ci sono state parziali regressioni, in genere sempre durante o dopo le vacanze, dove dorme in camera con noi. Ma bastava riapplicare il metodo un paio di giorni e tutto tornava come prima. Fino a pochi giorni fa Maria Concetta si addormentava sola, sempre molto tardi, ma era un piacere sentirla stare anche due ore nel lettino leggendo un libretto, canticchiando canzoncine e parlando della sua giornata in asilo nido (da quando ha 22 mesi ci va mezza giornata, dalle 9 alle 12, senza fermarsi per la pappa. Il pomeriggio sta con me quando sono a casa, nei tre giorni a settimana in cui lavoro invece va dai nonni).

Ora Maria Concetta ha 24 mesi e ci sta facendo impazzire. È cominciato con la richiesta dell’acqua, prima di addormentarsi e durante la notte. Situazione che il libro elenca tra i classici “trucchi” dei bambini. Io ho ceduto, vedendo che comunque si riaddormentava subito. Poi è stato la richiesta di essere presa in braccio un attimo. Anche lì ho ceduto perché bastava un minuto perché si tranquillizzasse. Improvvisamente una sera ha cominciato a urlare perché non la prendevo in braccio (l’avevo appena messa giù). Ho cominciato a non rispondere subito al pianto, secondo il solito metodo e a un certo punto si è buttata giù dal lettino con sponde alzate. Ero sola in casa, mi sono molto spaventata. L’ho rimessa giù, pensando che si fosse spaventata anche lei e che si decidesse a stare giù. Macché, ha tentato di scavalcare ancora in mia presenza. Per reazione ho cominciato a sgridarla, in modo anche violento, a scuoterla e ributtarla giù nel lettino. Ha scavalcato altre due volte correndo in camera mia urlando. Alla fine, dopo più di due ore, ho ceduto e sono rimasta lì. Ovviamente si è addormentata in un secondo. Però, come immaginavo, si è svegliata più volte di notte.

Il giorno dopo c’era anche il papà. Abbiamo abbassato la sponda ma lei scavalcava terrorizzata urlando che non voleva stare nel lettino. Abbiamo provato a dirle che poteva addormentarsi per terra sul tappeto e i cuscini. Niente. Ha vagato per la casa ormai buia e silenziosa e ogni volta che tentavamo di riportarla a letto urlava furiosa. Unica cosa positiva: non ha osato entrare in camera nostra, perchè sa che non vogliamo dorma nel lettone. Si è addormentata per terra in camera sua in piena notte. Quando l’abbiamo riportata nel letto, ormai alle sette del mattino, si è svegliata, è scesa e ha dormito per terra.
Nei giorni seguenti, in attesa di decidere una strategia, abbiamo ceduto. Siamo rimasti nella sua camera mentre si addormentava e, come da manuale, sono cominciati i risvegli notturni ogni due ore. A turno dormiamo per terra in camera sua. A volte richiede di scendere dal letto e in quel caso dorme per terra e riesce a stare da sola. Quando lo fa, poi non si risveglia più.
Il manuale in questi casi dice di mettere un cancelletto alla porta e di applicare il metodo come sempre. Ma l’idea di chiuderla in gabbia ci dispiace, vorremmo capire il motivo della sua angoscia e aiutarla nel modo più giusto, che serva a lei e consenta a noi un giusto riposo.
Però, con il fatto che salta giù e corre per la casa, è veramente ingestibile. Se al posto mio va mio marito a sedersi in camera sua, urla come una matta che vuole la mamma. Già da qualche mese quando il papà si sostituisce a me nell’accudirla e nelle “chiamate” serali dal lettino urla e lo manda via. Se le chiedi il perché dice che “papà è brutto”. Io le rispondo che non è vero, che lei non deve fare la monella con lui, perché lui le vuole tanto bene, anche se non sempre può tornare a casa la sera. Da notare che papà e figlia giocano molto insieme e quando non ci sono io lei si fa fare tutto senza un capriccio. Per questioni di lavoro, però, io rimango la figura con cui sta in assoluto di più. In queste sere terribili il papà, in genere molto mite e amorevole, ha perso la pazienza due volte, urlandole di dormire e ributtandola giù nel lettino in modo un po’ forte.

Con lei cerchiamo di parlarne molto di questa storia della nanna (forse troppo?) anche durante il giorno, anche perché Maria Concetta parla già molto bene, racconta sempre quello che le succede. Le chiediamo come mai non vuole più dormire da sola, cosa c’è che non va. Risponde con argomenti vari: dice ha paura di alcune videocassette con i personaggi Disney che poco fa erano in camera su (“Mi guardano”, dice). Le abbiamo tolte, ma questo non sembra tranquillizzarla. Dice che ha paura del lettino perché ha paura di scavalcare (una sera prima di andare a letto piangeva tremando e dicendo “Devo scavalcare, devo scavalcare”), oppure perché ha paura del papà che la rimette nel lettino.

Sui motivi “veri” abbiamo qualche ipotesi. La prima è che siamo alla ricerca di un secondo figlio che non è arrivato subito come Maria Concetta e questo mi ha causato una forte ansia, anche se i tentativi infruttuosi non sono così tanti da preoccupare (in generale, io sono una persona molto ansiosa). L’altra cosa è che all’asilo è andata via una delle sue tre maestre e dopo un mese ne è arrivata una nuova. Per fortuna la sua educatrice di riferimento, quella con cui ha fatto l’inserimento, è rimasta. Ma a causa dei cambiamenti ha dovuto fare dei turni pomeridiani e Maria Concetta non l’ha vista qualche giorno. Ha cominciato a chiedere di lei prima di entrare e ora sono due giorni che, non vedendola, non vuole entrare in classe. Non era mai successo, da dopo l’inserimento, che piangesse per entrare in asilo, ha sempre corso felice sgambettando verso i suoi amici. Ultima cosa: dice di avere paura dell’asilo perché Silvia la spinge. Le maestre mi dicono che le due bambine si cercano molto a vicenda, ma che ancora non hanno trovato il modo di stare insieme e capita si spingano.

Siamo spiazzati. Vorremmo esserle vicini in questo momento di inquietudine, ma nello stesso tempo sentiamo che ci ha di fatto manipolato e che assecondandola non facciamo il bene di nessuno. Al mattino mi sveglio con un senso di rabbia nei suoi confronti. È brutto da dire, ma è la verità, e non credo che questo le possa fare bene. Siamo quindi orientati a mettere il famigerato cancello. Ma restiamo perplessi. Cosa ne pensa?

Ancora una lettera fiume, come l’altra volta. Mi scuso e la ringrazio per l’attenzione.

 

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Educare.it - Anno VII, Numero 9, Agosto 2007


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