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Crisi isteriche e ripercussioni sul figlio

 

Buongiorno, trovo difficile sintetizzare quel che sta succedendo a casa mia ma ci provo.

Siamo sposati da dieci anni e abbiamo un figlio di otto, lavoriamo tutti e due. Mia moglie Nicoletta ha sempre avuto periodiche crisi isteriche con cause scatenanti apparentemente banali, ora, da quando il bambino frequenta la scuola sembra sia diventato cronico.

Roberto ha solo un problema (ma di leggera entità) di disgrafia, ma a scuola è perfettamente in linea e apprende senza difficoltà. Nicoletta perde sistematicamente il controllo quando ha a che fare con Roberto e questo si traduce in uno stato di ansia permanente quando il bambino rientra da scuola, deve fare i compiti, svolgere le sue mansioni in bagno. Quando dico che perde il controllo parlo seriamente di stato alterato, grida isteriche, gestualità frenetica e occhi sbarrati, botte con scarso (o nullo) controllo della forza.

Una volta al ritorno mi sono accorto che Roberto aveva un braccio solcato come da un punteruolo, quando gli ho chiesto cosa fosse accaduto mi sono sentito rispondere che era stata la mamma con la matita da disegno durante i compiti. Una sera sono tornato in tempo per scoprire che lo stava mettendo in castigo in terrazzo dopo la doccia, in pigiama e con i capelli ancora bagnati (mese di gennaio).

Ho sempre cercato di non delegittimare Nicoletta davanti a mio figlio ma quando mi trovo davanti a queste cose devo difenderlo e rimproverla. Qualche volta Roberto dice "non è mia mamma" e questo mi spezza il cuore in quattro perchè so quanto in realtà gli vuole bene e so che anche Nicoletta lo ama profondamante.

Non mi considero affatto il genitore modello ma cerco di essere presente il più possibile, e qualche volta quando avverto che la tensione è alta mi porto Roberto in negozio e facciamo i compiti e giochiamo insieme.

Non riesco a ragionare con Nicoletta perchè mi dice che fa così perchè Roberto non dà retta e che fa solo quello che si merita ma francamente le frasi che sento durante le crisi "ti butto dalla finestra, sei un imbecille, un cretino, una testa di cavolo ecc." mi fanno pensare malissimo, anche perchè Roberto ha incominciato a reagire a gestacci e parole pesanti, quelle che non dovresti-vorresti mai sentire da un bambino di otto anni (il tuo).

Nicoletta è conosciuta e stimata nel suo lavoro, ma viene da una famiglia problematica dove l'isteria è all'ordine del giorno e l'ascolto è considerato una debolezza. Ho provato a far partecipe la sua famiglia ma ho ricevuto uno sguardo vacuo da parte della madre e della sorella (due insegnanti) e non ho nemmeno tentato con il padre, che crede di possedere doti sovrannaturali.

Abbiamo ottimi amici comuni, ma non riesco a parlarne perchè non conoscono Nicoletta come la conosco io, dato che nel bel mezzo di una crisi isterica violenta è capace di rispondere al telefono e dialogare amabilmente, per poi riprendere da dove ha interrotto.

In poche parole mi sento solo, vorrei che parlasse con qualcuno e ho anche proposto un appuntamento per tutti e due in una struttura di ascolto, ma ho ottenuto rifiuti e denigrazioni. Se non riconoscessi in mio figlio una netta fase involutiva potrei credere che il problema risiede nella mia testa, ma so che non è così. Sono certo che senza un tentativo di approfondimento il mio matrimonio andrà in frantumi.

 

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Educare.it - Anno VII, Numero 10, Settembre 2007


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