| Gentile
dottoressa, ho 33 anni, sono la mamma di un bimbo di quasi 8 mesi
e ho un dubbio su un sistema che uso per impedirgli di fare alcune
cose.
CONTESTO:
E' un bambino "facilissimo": sorride sempre, mangia
la pappa volentieri, si addormenta da solo (ho liberamente applicato
il solito metodo Estiville) e dorme tutta la notte.
La
sua giornata si svolge così: poppata (biberon), coccole
sul lettone, giochi e prove di gattonaggio, poi due ore con i
nonni (clima affettuoso e discretamente movimentato tra musica,
giochi e uscite), ancora tre ore con me, poi il pomeriggio o con
i nonni o con me, a seconda dei miei impegni di lavoro. La sera,
ad orari inflessibili, bagnetto (momento molto bello e divertente
sia per me sia per lui), pappa, ancora una mezz'ora tra coccole
e fiaba della buona notte e poi la nanna.
Nel
fine settimana cerco di passare con lui tutto il tempo, nel senso
che cerco di rimandare le faccende di casa per lui, anche se mi
pesa un po' non avere la casa in ordine (sto imparando da lui
a prendermi dello spazio per il gioco e un po' di sano disordine).
Quando
sto con il mio bambino sono felice e anche lui lo è: sorride
e ride spessissimo. Cerco di partecipare alle sue scoperte (ad
esempio: se lui è attirato dall'etichetta del peluche,
io non gli giro il peluche dal lato della testa, come una volta
mi sono scoperta desiderare, ma mi concentro sulla direzione del
suo sguardo e gli dico "che bella etichetta!"), interessarlo
alle cose nuove e permettergli di gattonare liberamente.
PROBLEMA:
lui ha molti e diversi oggetti da esplorare, ma ovviamente è
attirato da alcune cose che non si possono distruggere. Il cane
ha già imparato ad allontanarsi quando il bimbo lo acchiappa
forte. Ho stabilito che le piante non vanno distrutte e quando
vedo che le guarda avidamente gli dico "No!" Lui mi
guarda, fa la faccia brutta e poi, se non lo allontano e lo distraggo
con qualche gioco, ci si avventa. A questo punto il "No!"
non basta più. Devo dire "No!" e contemporaneamente
battere forte le mani. Lui si ferma e piange. A questo punto,
se non intervengo per spostarlo e farlo giocare con qualche altra
cosa, ma se gli lascio decidere cosa fare, si entra in loop: ci
riprova, io batto le mani e dico No, lui piange ancora e così
via. E io mi sento una strega. Inoltre non voglio creare inutili
situazioni di pianto. Quando è ai giardini gli stacco piccoli
rametti di acacia o di bosso per farlo giocare con le foglie.
DOMANDA:
cerco di costruirgli un recinto di "regole rassicuranti"
entro il quale essere libero (gli orari, la nanna nella cameretta,
il modo di pranzare e cenare, cerco di essere coerente nei confronti
del suo pianto). Ma è giusto oppure no che io limiti la
sua voglia di esplorare con il sistema che le ho descritto? Anche
se probabilmente è una sciocchezza, e forse non c'è
una risposta unica possibile, ho proprio voglia di sapere se secondo
lei c'è qualcosa che oggettivamente non va in questo mio
comportamento. Battere forte le mani può essere una forma
piccola di violenza fisica? Conviene spostarlo di peso dall'oggetto
che non voglio tocchi? E' un problema immaginario? Grazie.
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