| Gentile
Elena,
innanzitutto mi congratulo per l'interessamento che lei sta
dimostrando per la sua piccola alunna. Il nostro sistema scolastico
e i bambini che vi sono inseriti hanno bisogno di persone come
lei, sensibili ed attente alle loro problematiche. Riguardo al
caso che lei ha esposto, in effetti condivido le sue preoccupazioni.
Purtroppo uno dei fenomeni più diffusi in casi di separazione
e divorzio è proprio l'allontanamento dal nucleo familiare
in via di ristrutturazione di una delle due figure significative
per il bambino o il giovane, che è per lo più il
padre, visto che nella quasi totalità dei casi - anche
se le cose stanno lentamente cambiando in Italia - i figli sono
affidati alla madre. I genitori spessissimo non si rendono conto,
per mancanza di conoscenza o perché assorbiti da un turbinio
di forti sentimenti che vanno dall'ansia, alla confusione o addirittura
alla depressione, di quanto possa essere nocivo per il bambino
perdere "una delle sue radici". Non parliamo poi di quanto spesso
accada che uno dei genitori finisca per usare il figlio o la figlia
come arma contro l'altro - i figli rappresentano il bene più
prezioso che si ha, ed è per questo che si può arrivare
a vendicarsi dei torti subiti dall'ex coniuge negandogli di vedere
il bambino...mi creda, succede in moltissimi casi! -.
Tornando al caso concreto, SE EFFETTIVAMENTE QUELLO CHE HA DETTO
LA MADRE CORRISPONDE A VERITA' (bisognerebbe parlare anche con
il padre, e forse verrebbe fuori un'altra verità) sembrerebbe
che il problema sia soprattutto nel mancato coinvolgimento affettivo
del padre nella vita della bambina (ma cosa dire del piano economico?
Il padre provvede ai bisogni della bambina? Passa del denaro alla
madre per il ménage familiare?). Cosa, le ripeto frequente,
ma non per questo meno dannosa per la piccola.
Una delle dinamiche da evitare sarebbe proprio quello che
mi sembra caratterizzi la situazione di cui ha parlato, e cioè
che la bambina sia in qualche modo aizzata contro il padre...per
lei sentire dire "il padre è cattivo" può significare
l'eventualità che maturi sentimenti negativi nei confronti
del padre (e da qui al senso di colpa conseguente ci corre poco)
o che imputerà a sé stessa la responsabilità
della sua presunta cattiveria...in poche parole, la bambina potrebbe
facilmente vivere un sentimento di abbandono che potrebbe ostacolare
una sua crescita sana ed armoniosa.
In tutta sincerità, le dico che nessuno può
stabilire con esattezza quali possano essere gli effetti di un
divorzio sui figli, perché le posizione degli esperti tendono
a divergere su molti punti. Tuttavia è appurato che il
modo in cui i genitori vivono la loro separazione è uno
dei fattori condizionanti dell'effetto conseguente sui figli.
Io se fossi in lei, data la disponibilità della madre,
parlerei chiaramente dei rischi a cui questa situazione negativa
espone la bambina...e magari le parlerei dell'eventualità
di scegliere un percorso di mediazione familiare (che ha costi
relativamente bassi, e prevede un massimo di 10/12 incontri),
che è appositamente studiata per risolvere in modo costruttivo
questo tipo di problematiche, frequentissime del resto.
La madre dovrebbe capire l'importanza per la bambina di poter
avere una percezione buona di suo padre, e del suo bisogno di
essere rassicurata del fatto che lui le vuole bene, nonostante
non viva più con loro. Se le è possibile, Elena,
lei potrebbe anche parlare con il padre, che dovrebbe comprendere
il fatto che le risorse di sua figlia dipendono strettamente dall'affetto
e dalle attenzioni ricevute dai genitori, e non sono affatto qualcosa
di dato una volta per tutte!! Di solito, quando i genitori capiscono
che il loro atteggiamento battagliero (perché mi sembra
di capire che loro non hanno affatto un buon rapporto) nuoce grandemente
alle loro piccole creature, qualcosa cambia. In mediazione familiare,
per esempio, una delle tecniche usate per attenuare il conflitto
fra gli ex-coniugi è quella di sottolineare ciò
che li accomuna piuttosto che soffermarsi su quanto li divide,
ed una delle cose che essi hanno in comune è l'amore per
i figli. Che la bambina sembri assente e triste non è affatto
strano, ma se certe cose possono essere evitare o almeno attenuate
intervenendo precocemente, io sono dell'idea che lo si debba fare.
La bambina dovrebbe vedere e passare del tempo con suo padre
(una volta esclusi, ovviamente, fenomeni limite di violenze ed
abusi di ogni tipo) ma la qualità del loro rapporto futuro
dipende in larga misura anche dal rapporto che i genitori hanno
fra di loro.
Certo, quando i coniugi si separano è difficile che
riescano a nascondere i loro dissidi, ed è per questo che
si potrebbe pensare ad una mediazione.
Per quanto riguarda i riferimenti bibliografici a cui era interessata,
c'è un libro molto scorrevole e di facile lettura proprio
sull'argomento. Si intitola "Genitori separati, bambini divisi"
di Evelina Fazzi e Gabriella Piceno, Edizioni del Cerro, lire
22.000. Potrebbe consigliarne la lettura alla madre.
Se invece le interessa approfondire l'argomento, le consiglierei:
Vittorio Cigoli, Psicologia della separazione e del divorzio,
Il Mulino, 1998.
Francescato D., Figli sereni di amori smarriti, Mondadori,
1994, anche questo di semplicissima lettura.
Packard V., I bambini in pericolo, Pref. di A. Oliverio
Ferraris, 19
Un buon libro sulla mediazione familiare è questo: Canevelli
F., Lucardi M., La mediazione familiare. Dalla rottura
del legame al riconoscimento dell'altro, Bollati-Boringhieri,
2000. |