| Gentile
mamma,
l'enuresi notturna è più frequente e comune
di quanto si pensi. Circa il 20% dei bambini in età prescolare
e delle prime classi elementari si bagna ancora di notte. Perciò,
come giustamente lei sta facendo, non deve farne un problema.
Tra uno o due anni il sintomo potrebbe scomparire da solo, come
dimostrano i dati in letteratura.
La
cosa migliore da fare è parlarne col pediatra ed escludere
eventuali problemi organici. Si tratta poi di valutare se l'enuresi
è primaria o secondaria. Nel primo caso, normalmente si
tratta di un semplice ritardo nella maturazione del processo di
sviluppo della continenza urinaria, senza che siano interessati
fattori psicologici specifici. Anche se una attesa è corretta
questa non va protratta per lungo tempo, in quanto potrebbero
insorgere difficoltà secondarie che si evidenziano soprattutto
sul piano dell'autostima, proprio durante il periodo scolare,
a causa delle relazioni interpersonali coi coetanei.
Gli
interventi che si possono attuare sono di diversi tipi. Lei citava
il metodo "bell and pad"; una tecnica comportamentale che consiste
nel collegare il lenzuolo ad un cicalino o ad un segnale luminoso.
Con questi apparecchi il problema si risolve nel 70-90 % dei casi,
ma le ricadute sono altissime. Il sistema viene allora potenziato
dal superapprendimento. Un metodo in tale direzione è il
"dry bed training" che consiste nel cicalino, nel rinforzo per
l'inibizione alla minzione, nell'esercizio e nel risveglio notturno.
Quindi i sistemi che prevedono l'uso del segnalatore acustico
sono realmente efficaci se vengono inseriti in programmi più
globali.
Sono
state sperimentate anche soluzioni farmacologiche, attraverso
la somministrazione di imipramina, un antidepressivo triciclico,
ma senza risultati soddisfacenti e con effetti collaterali negativi.
Nella maggior parte dei casi comunque è sufficiente una
semplice registrazione, da parte del bambino degli incidenti,
utilizzando un piccolo diario, o il rinforzo per aver tenuto il
letto asciutto; solo in un secondo momento si può pensare
di intervenire con trattamenti più drastici come il risveglio
notturno.
Personalmente sono molto favorevole anche a terapie di gioco,
nelle quali il bambino fa vivere ad un orsacchiotto i suoi problemi,
lo educa al corretto utilizzo del bagno, al risveglio notturno,
interpretando le proprie emozioni attraverso la mediazione del
giocattolo e del terapeuta, che lo aiutano nell'interpretazione
dei vissuti personali.
Spero
di averle chiarito alcuni dubbi sull'enuresi notturna, invitandola
a parlarne col suo pediatra per valutare un eventuale intervento
specialistico. |