| Gentile
Signora,
negli ultimi trenta-quarant’anni la
vita famigliare ha subito dei profondi mutamenti. A tavola, per
esempio, i bambini non pranzavano con i genitori fino ai cinque,
sei anni. Mangiavano
in orari diversi e cibi particolari, diversi dai piatti invitanti
e succulenti riservati agli adulti. Quando i genitori cenavano i
bimbi erano già a letto. Questa attesa, creava nei bambini una notevole
tensione desiderante verso i cibi "degli adulti".
Ora cominciamo a "rimpinzarli"
di ogni ben di Dio a partire dai sette-otto mesi! E sempre più bambini
fanno capricci a tavola, sono estremamente selettivi nei confronti
del cibo trasformando l’ora del pasto in una lotta che spesso porta
i genitori a discutere e a vivere con tensione un momento che dovrebbe
essere di condivisione ed armonia.
Oggi si dà una grande
importanza all’alimentazione del bambino, ma anche all’alimentazione
in genere, tanto che sono nate anche nuove nevrosi legate all’alimentazione
(es. l’ortoressia = tendenza maniacale a mantenere un’alimentazione
sana e naturale). Dal punto di vista psicologico il cibo, anche
dopo lo svezzamento, continua ad essere carico di componenti affettive
personali che possono favorire o interferire in modo negativo con
una sana alimentazione. Il cibo può essere vissuto come qualcosa
di buono da accogliere, come l’amore della mamma, ma può anche diventare
qualcosa da respingere quando si sente "riempito" essendo
sazio o dovendo ingoiare cibo che non è di suo gusto.
Il rapporto che ogni
bambino ha con il cibo dipende anche dalla sua personalità: c’è
il bimbo curioso e pronto ad assaggiare tutto e c’è il bimbo che
di natura è più cauto nello sperimentare cose nuove. Da ciò che
lei ci dice, mi pare che sua figlia si nutra in modo corretto assumendo
una buona varietà di cibo. Forse se smette di "forzarla"
a mangiare la pasta asciutta, sarà lei che comincerà ad assaggiarla
quando andrà alla scuola materna o in altri contesti. Il cibo deve
essere vissuto come qualcosa di piacevole da assumere liberamente
e da rifiutare altrettanto liberamente se non piace.
I bambini "che
non mangiano" (ma non mi sembra il caso di sua figlia) spesso
sentono un legame troppo stretto con la madre che non permette loro
di esprimere ,oltre l’amore, la normale aggressività nei suoi confronti.
Rimuove così i sentimenti che sente negativi riversandoli sul cibo,
in modo totalmente inconscio. L’alimentazione non deve essere vissuta
come un dovere, ma come un momento giocoso, piacevole e non un braccio
di ferro tra genitori e figli. Spesso la tendenza a temere il cambiamento
del tipo di cibo, può essere la conseguenza di abitudini famigliari
troppo chiuse, poco inclini ad uscire e a sperimentare ambienti
nuovi. Lasci che la sua bambina frequenti anche le famiglie dei
suoi amichetti, che frequenti con voi e altri amici ristoranti e
altri posti nuovi, apparecchi la tavola in modi diversi, coinvolgendola
nel "gioco". |