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La
fidanzata del papà |
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Gentili dottori, buongiorno.
Ho 43 anni e da circa un anno e mezzo vivo separato da mia moglie
in attesa dell'omologa sentenza di separazione. Abbiamo due figlie
di 9 e 3 anni. Ora io vivo con la mia nuova compagna che le mie
figlie hanno conosciuto e con la quale si trovano benissimo. Devo
dire che fino ad ora le bambine sembra abbiano vissuto bene la nostra
separazione.
Io non ho ancora
detto alle mie bimbe che questa persona che loro hanno conosciuto
è la mia fidanzata e tanto meno abbiamo avuto comportamenti spregiudicati
di fronte a loro. Però ci piacerebbe dire loro che noi due ci vogliamo
bene e che tutti e due vogliamo tanto bene a loro. Io credo che
la cosa migliore sia quella di dire sempre la verità ai figli (certo
con i dovuti modi e con le dovute parole) ma la mia ex-moglie non
la pensa così (ha sempre avuto la tendenza a nascondere le cose
che secondo lei avrebbero potuto ferire le bambine) e dice che si
dovrebbe aspettare che siano le bimbe a chiedere spiegazioni.
Mi piacerebbe
sapere come ci dobbiamo comportare ed eventualmente in quale modo
parlare loro della nuova vita del loro papà.
Grazie mille ed
arrivederci
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Gentilissimo Signore,
mi chiede come "dovete" comportarvi
e a questo proposito desidero subito premettere che non posso e
non voglio dare ricette facili di come "dover"
comportarsi. Questo vale in generale per tutte le consulenze on
line che offriamo, visto che la distanza "virtuale" e
la relativa impossibilità di ricerca-azione, di osservazioni e colloqui
direttamente sul campo, non sono possibili con questa modalità di
consulenza.
Le righe che seguiranno non potranno dunque che essere un tentativo
di "consulenza" in senso di "ipotesi
di proposta comportamentale" in base alle limitate
conoscenze del caso che ho. Pertanto una consulenza on line di questo
tipo difficilmente potrà sostituire una serie di colloqui con Lei
e con la madre delle bimbe. Ciò nonostante, alcune riflessioni:
I BAMBINI SONO ACUTI OSSERVATORI.
Dico "bambini" in plurale, perché il
discorso non vale solo per le Sue bimbe, ma generalmente per tutti
i bambini. Prima di porre, eventualmente, delle domande ai genitori,
hanno già una LORO storia (passato, presente)
di percezioni/osservazioni, indipendentemente se le loro
percezioni e i loro vissuti siano o non siano arricchiti, confermati
o non confermati, "corretti" o non "corretti"
da spiegazioni verbali da parte di uno o di entrambi i genitori.
Se da una parte la psicologia dell’età evolutiva
consiglia di non imporre con insistenza ai bambini
determinate spiegazioni senza prima aver rilevato in loro almeno
un certo interesse all’argomento (tanto per fare un esempio: "come
nascono i bambini"), è però anche vero che questo non
vale per le situazioni della vita evidenti a tutti, come
nel caso specifico della separazione.
Non il silenzio, bensì il dialogo con i bambini in/di situazioni
evidenti a tutti è un’opportunità che hanno i genitori per:
- approfondire il
dialogo con i propri figli, verificare la o percezione
della realtà, permettere il confronto con la
propria, confermare o non confermare alcune cose, "correggendo"
eventuali percezioni "distorte" che si discostino
rilevantemente dalla realtà (esempio: "come papà ha abbandonato
la mamma, così abbandonerà anche me...")
In situazioni di separazione non
è funzionale auto-imporsi rigidamente il silenzio verbale
assoluto nei confronti dei bambini, negando (tramite il
silenzio) l’evidenza ed aspettando solamente che siano loro
a fare le prime domande. Le relazioni interpersonali, per antonomasia,
non sono mai unilaterali.
La madre delle bimbe ha paura che vengano "ferite",
ma non necessariamente è così. A lungo termine potrebbero essere
più "ferite" (per usare il termine di Sua ex-moglie)
dal silenzio che non da dialoghi in una situazioni di serenità.
Sarebbe ideale che entrambi i genitori affrontassero
insieme certi discorsi con le bimbe (o con una bambina
alla volta, vista la differenza significativa di età) in un clima
di rilassamento, benevolenza, calma, affetto, rispetto.
In ogni caso è auspicabile mettersi d’accordo preventivamente su
alcune linee comuni da mantenere di fronte alle bimbe. E’ altresì
auspicabile che le bambine potessero percepire che tra i loro genitori
continui un rapporto impregnato di sincero rispetto e, perché no,
di affetto amichevole, nonostante non abitino più insieme.
I genitori sono e saranno sempre i genitori ed amano ed ameranno
sempre le loro figlie, anche se nella vita può capitare che la mamma
o il papà conoscano persone che vogliono bene, come nel caso della
compagna del papà. Per prevenire l’eventuale paura dell’abbandono
(che non si verifica affatto in tutti i casi!) è importante
che entrambi i genitori si sostengano a vicenda e
nel tempo a tranquillizzare le bimbe da questo punto di vista.
Nell’ipotesi che Sua ex-moglie non fosse disposta
a dialogare in alcun modo sull’argomento, né con Lei né con le figlie,
Lei può comunque parlare con le Sue figlie, qualora si presentasse
un’occasione opportuna per farlo (e di occasioni sicuramente ce
ne saranno a sufficienza!), preferibilmente ma non necessariamente
partendo da un’"occasione" creata dalla/e bimba/e stessa/e:
uno sguardo da parte di loro da cui prendere spunto, un loro commento
su una fiaba letta o su un cartone animato visto, una loro reazione
verbale o non verbale su un gesto affettuoso (ad esempio tra Lei
e la Sua compagna) ecc.
Imporsi rigidamente il silenzio su realtà evidenti
a tutti, richiede non solo un controllo estremo da parte del genitore,
ma preclude alle bambine qualsiasi possibilità di
confronto/verifica/arricchimento tra i loro vissuti e la realtà.
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dott.ssa
Monika Runggaldier
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copyright
© Educare.it - Anno IV, Numero 5, Aprile 2004
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