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Sono
separata da circa 3 anni e mezzo ed ho una bambina, Anna, di
4 anni.
La separazione è tuttora fortemente conflittuale tant'è
che il padre di Anna, mio ex-marito, si rifiuta di parlare con
me, anche della bambina, e comunica solo attraverso il suo legale.
Egli vede attualmente Anna tre volte la settimana (due pomeriggi
per tre ore, martedì e giovedì, e il sabato o domenica, alternati,
per l'intera giornata, senza mai pernottare con lei).
Queste modalità di visita erano state da me accettate nell'originaria
separazione consensuale, nella speranza di aprire in maggior
dialogo con il mio ex-marito, nell'interesse della bambina;
così non è stato, tant'è che a dicembre di quest'anno è stata
fissata già l'udienza di divorzio e la contestuale revisione
delle modalità di visita (da me proposte in senso restrittivo,
ovviamente).
Quanto
sopra premesso per descrivere una situazione di vita non facile
per me e di conseguenza per Anna che, mi risulta viene spesso
interrogata dal padre su quello che "fa mamma", chi
frequenta , nonché "aizzata" contro il mio attuale
compagno.
E
ora arrivo al dunque!Da oltre un anno infatti frequento un uomo,
il mio attuale compagno, anch'egli separato con una figlia di
5 anni. Le due bambine si conoscono e vanno d'accordo; abbiamo
trascorso insieme diversi momenti di vacanza, anche solo io,
Anna ed il mio compagno. Esiste per altro un bellissimo rapporto
tra mia figlia e quest'ultimo.
Da settembre circa io e il mio compagno (mi scuso per le ripetizioni)
vorremmo andare a vivere insieme, con Anna, naturalmente.Quali
precauzioni adottare verso la bambina a fronte di questa nuova
realtà?
Potrebbe
essere "pericoloso" esporla alle inevitabili torture
psicologiche del padre?Vi sarei grata se, a fronte della Vostra
esperienza, voleste darmi i suggerimenti più opportuni per affrontare
la situazione descritta (....descritta in modo sintetico ovviamente,
ma spero comprensibile ;-) ).
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