| Gentile
signora,
non c’è nessun altro momento della vita di una donna
che sia tanto appagante come quello in cui allatta al seno il
suo bambino.
Allo stesso tempo, per il neonato, questa è la prima
"fonte" di nutrimento e d’amore che lo rassicura e lo
"riempie" quando sperimenta per la prima volta la sensazione
di fame ed il bisogno di contenimento.
E’ un gesto istintivo, sia per la madre che per il figlio.
E’ il momento in cui si crea il primo importante contatto con
"l’ambiente".
L’allattamento dovrebbe durare fin che non spuntano i primi
dentini, di solito dai cinque agli otto mesi. A questo punto il
bambino è pronto per l’assunzione di altri cibi oltre al
latte; anche il suo fegato ha esaurito le riserve di ferro necessarie
per il periodo in cui assumeva solo latte.
Protrarre oltre l’allattamento non è molto salutare
perché a questo punto il bambino ha bisogno anche di elementi
che nel latte non trova. Dal punto di vista psicologico, allattando
troppo a lungo i propri figli, si crea in loro una dipendenza
emotiva che genera insicurezza e che può sfociare in un
comportamento definito "accattonaggio affettivo".
Non
solo da bambini, ma anche da adulte, queste persone avranno sempre
bisogno di rassicurazioni circa l’affetto degli altri : "ma tu
mi vuoi bene?", "ma sei proprio sicuro/a di volermi bene?" oppure,
"io penso che tu non mi voglia bene!". Queste richieste in alcuni
casi diventano ossessive.
Forse il suo bambino è passato troppo velocemente dall’allattamento
al seno (dieci mesi), al nido (undici mesi).
Nella relazione con il cibo, il bisogno di nutrimento fisico
va di pari passo con il bisogno di nutrimento affettivo e mentale.
Nel
rapporto che si instaura durante l’allattamento, la madre trasmette
al suo bambino il "senso" che attribuisce a sé
stessa, al suo esserci incondizionato. Il grado di sicurezza che
il bimbo e la madre acquisiscono in questo primo momento, renderà
più o meno fluido l’aprirsi alle nuove esperienze e alle
nuove relazioni. Può darsi che il suo bambino avesse bisogno
di un distacco più graduale ed io credo che anche lei abbia
questo timore; forse è per questo che durante la notte
concede al suo bimbo del nutrimento eccessivo. Il latte che il
bambino assume durante la notte può essere gradualmente
diminuito, fino ad arrivare ad una "tazza" di latte
prima di coricarsi, che lui potrà bere da solo! Il latte
che rimane in bocca durante la notte (dubito che il bimbo si lavi
i denti durante i risvegli notturni) a lungo andare gli può
causare anche una carie devastante. Inoltre l’apparato digerente
deve abituarsi ad una pausa notturna di almeno otto ore (abitudine
che avrebbe già dovuto essere data dai tre-quattro mesi).
Questo
"svezzamento" ritardato non sarà semplice, proprio
perché non avviene nei tempi fisiologici previsti dal naturale
evolversi delle situazioni di crescita.
E’ un momento di cambiamento che tocca molto intimamente sia
la mamma che il bambino; per lei ed anche per il suo bambino si
rende necessaria una rinuncia: l’abbandono non solo di un’abitudine
e di un piacere condiviso, ma anche la fine di un legame viscerale,
simbiotico.
E’ comunque una rinuncia necessaria, che lei saprà
attuare per il bene del suo bambino, per permettergli di diventare
più autonomo e di progredire utilizzando le capacità
ormai acquisite.
Proprio perché, come tutti i cambiamenti, anche questo
comporta una certa dose d’ansia, è necessario che le nuove
abitudini vengano assunte gradualmente, dando al bambino il tempo
necessario per abituarsi alla novità (che comunque attrae
i bambini) e soprattutto da parte sua è necessaria la fermezza
che le può solo venire dalla convinzione che quel che sta
facendo, anche se le costa, è per il bene di suo figlio.
Se lei avrà questa serenità, il bambino sentirà
che non la perde insieme al latte, ma che il vostro legame è
ugualmente profondo anche se diverso, meno dipendente e per questo
più rassicurante. |