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dentro il carcere: analisi di una particolare richiesta educativa
di
Girolamo Monaco
- bibliografia
Quando
la figura professionale dell’educatore agisce dentro strutture
chiuse, vincolate da rigidi sistemi di controllo dei comportamenti
umani, determinate da schemi sovra individuali, ove la persona
si trova costretta, contro il suo volere, a motivo di azioni
eterodirette che hanno il carattere della impositività
e della improrogabilità, si determina una crisi di ruolo
che rischia di compromettere gli spazi vitali del lavoro educativo,
privato di quelli che da sempre sono considerati i suoi elementi
caratterizzanti: la libertà del rapporto, della scelta
tra offerte educative diverse, la presentazione di proposte
diverse, possibili ed esperibili.
Vengono
a mancare cioè, nella quotidianità del lavoro
educativo dentro il carcere, le dimensioni “fragili ma determinanti”
dell’incontro e della scelta, le esperienze del tipo “ti vengo
a cercare” o “restiamo a parlare ancora un pò” oppure
ancora “ho cose troppo importanti da dirti, devo parlare subito
con te “
La negazione della libertà in tutte le sue manifestazioni
rappresenta l’elemento di “rottura interiore” che scatena la
crisi dell’educatore chiamato a lavorare nel contesto chiuso,
giacchè mina dall’interno tutta la costruzione teorico-pratica
su cui si basa la sua identità professionale.
Il rapporto è compromesso dai vincoli strutturali, le
stesse occasioni di incontro educativo si trovano ad essere
sovra determinate, condizionate dal contesto, in una oggettiva
situazione di difficoltà e lentezza che blocca, e talora
compromette, i contenuti autentici della relazione interpersonale.
Si abbozza quindi una figura di un educatore con poche certezze
e pochissime risposte preconfezionate, poche certezze e molte
domande, molti stimoli di riflessione e richieste di motivazioni,
molte richieste di significato.
Allora l’individuazione delle richieste educative si presenta
come la primissima scommessa dell’educatore.
La forte istanza di libertà, il senso di spersonalizzazione
e disorientamento, la confusione circa le proprie sorti di vita,
la presenza di più attori, alcuni interni alla struttura,
altri esterni, che agiscono pressioni ed aspettative, la serie
dei comportamenti determinati da istanze culturali diverse,
talora in conflitto, aprono uno spaccato assai diversificato
circa le esigenze individuali, traducibili in altrettante richieste
di intervento dell’educatore finalizzate al sostegno, all’accompagnamento,
all’orientamento, alla chiarificazione.
La
condizione determinante del lavoro educativo consiste nell’individuare
i bisogni della persona, riconoscendo in questi gli elementi
per dar risposta alle richieste educative, supportando in tal
modo il percorso riabilitativo dell’individuo: il bisogno primario
del riconoscimento personale contro tutte le spinte di assuefazione
e strumentalizzazione; il bisogno della chiarezza circa le norme
determinanti l’agire della struttura chiusa sulla persona; il
bisogno di individuare punti di riferimento validi e coerenti
con i quali interagire. E a partire da questi gettare le basi
per tutti i successivi e necessari riconoscimenti.
Il colloquio con l’educatore parte da una richiesta particolare:
una informazione da ottenere, una istanza da presentare, un
determinato bisogno; ma il taglio specifico del lavoro educativo
è dato dalla capacità dell’educatore di leggere,
oltre quelle richieste momentanee ed occasionali, altre richieste
nascoste e non riconosciute, relative alla propria condizione
esistenziale.
Si innesta la possibilità di riconoscere la vera istanza
che presenta l’individuo incarcerato: “a che serve?”
La ricerca cioè del significato da dare all’esperienza
detentiva, come essa si inserisce nella storia individuale e
come essa si pone di fronte alla coscienza soggettiva, offrendo
la possibilità di risposte alternative.
Si aprono quindi all’individuo incarcerato alcuni percorsi:
dalla confortante possibilità di mettere tra parentesi
la vita, acquietandosi nel silenzio della coscienza, all’altrettanto
ambigua possibilità di considerare la vita intramuraria
come qualcosa di assolutamente altro rispetto alla vita nel
contesto libero, inserendosi, con una gamma differenziata di
ruoli, nelle peggiori dinamiche carcerarie.
C’è
un’altra alternativa, sicuramente la più difficile e
dolorosa, quella che guarda dentro la storia della persona e
cerca di mettere insieme il presente dell’oggi carcerario con
il passato disintegrato e il futuro che necessita di coerenza,
nell’appartenenza alla propria realtà familiare e sociale.
Altre
ipotesi esistenziali si aprono, tutte che si pongono lungo un
continuum che, partendo dalla assuefazione alle richieste implicite
ed esplicite della struttura totale, passando per i vari gradi
della spersonalizzazione, arrivano alla cosciente opportunità
di utilizzare le diverse risorse che la stessa struttura totale
è in grado di offrire per la costruzione progettuale
di un nuovo percorso di vita.
La richiesta di significato, quale vera richiesta educativa
della persona che vive nel contesto chiuso, va riconosciuta
e mediata; è l’istanza ultima di un io che prima o poi
deve “fare i conti con se stesso”, assumendo la responsabilità
dei propri comportamenti, insieme al peso per ridisegnare il
proprio assetto, durante e dopo la detenzione. Lo spazio del
lavoro dell’educatore, seppur sembra ridursi ancora in seguito
a queste considerazioni, si apre tuttavia, qualora queste considerazioni
vengano assunte come concrete dimensioni di dialogo e ricerca
interpersonale, ad impegni assai interessanti.
Autore:
Girolamo Monaco si è laureato in Pedagogia
presso l’Istituto Universitario di Magistero di Catania nel
1986.
Dal 1994 è Educatore Coordinatore, dipendente del Ministero
della Giustizia, in servizio presso l’Istituto Penale per i
Minorenni di Catania. Dal febbraio 2004 ad oggi, su disposizione
del Centro per la Giustizia Minorile di Palermo è distaccato
presso il Centro di Prima Accoglienza per Minorenni in stato
di arresto di Messina, con funzione di Educatore e Vice Direttore.
Si occupa di formazione per gli Operatori Sociali. Ha pubblicato:
“don Pietro, una storia di vita”, Stampa alternativa, 1994,
Roma.
Bibliografia
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