HOME

DEVIANZE E CARCERE

 

Educazione e devianza: contraddizioni e prospettive dell’intervento rieducativo dei detenuti

parte prima

di Dario Scognamiglio

Introduzione | L’ambiguità dell’intervento nelle carceri | Le ragioni sociali della devianza | Metodologia e prassi dell’intervento rieducativo

1. L’ambiguità dell’intervento nelle carceri

La questione evidenzia tutta la sua problematicità se l’attenzione viene spostata dal concetto di educazione a quello di ri-educazione: in questo senso tutta la contraddittorietà della cultura pedagogica odierna emerge in maniera incontrovertibile. Consideriamo la ri-educazione dei detenuti, cioè di soggetti devianti che devono essere inseriti nuovamente nel contesto sociale da cui sono stati provvisoriamente isolati. La riforma penitenziaria 354/1975 ha sancito la funzione rieducativa e risocializzante della pena, attraverso una serie di importanti innovazioni tra cui l’inserimento della figura professionale dell’educatore, prima previsto soltanto nell’ambito della giustizia minorile. Ma la concezione rieducativa della pena ha ovviamente radici più antiche e profonde; Giovanni Howard [2] in Inghilterra e Cesare Beccaria [3] in Italia, nella seconda metà del ‘700 hanno gettato le basi della odierna concezione della pena. Non è questa la sede per una ricostruzione della storia della cultura penalista e delle istituzioni totali, basti segnalare che l’orientamento attuale è quello ri-educativo, seppure tra moltissime contraddizioni, dovute sia allo stato effettivo del sistema custodiale (sovraffollamento, inadeguatezza delle strutture), che di fatto non consente l’attuazione delle intenzioni educative, sia ad alcune incongruenze tra i vari interventi del Legislatore susseguitesi negli anni. Ad es., la Gozzini e la Simeone-Saraceni che, introducendo la possibilità di accedere alle misure alternative alla detenzione direttamente dalla libertà, non consentono l’osservazione scientifica della personalità, punto nevralgico della funzione rieducativa secondo i dettami della riforma del 1975. Si tratta di interventi per molti versi positivi, poiché tesi ad evitare il contatto con il difficile ambiente carcerario ad autori di reati minori; inoltre rappresentano anche un modo per reagire al dramma (perché di dramma si tratta) del sovraffollamento carcerario e, nondimeno, a problemi di natura economica. Si aprono tuttavia ulteriori contraddizioni, vista la tendenza degli ultimi anni a politiche più repressive e al ritorno dell’opinione pubblica verso risposte orientate ad una concezione retributiva della pena. Il discorso è ampio e meriterebbe ben altro approfondimento, ma questo scritto ha altro obiettivo.
Ribadiamo quanto già asserito: l’attuale orientamento di pensiero rispetto al trattamento delle devianze è di tipo ri-educativo. Qual è la premessa etica di tale concezione? Il soggetto deviante va risocializzato, cioè reinserito in maniera positiva nella società. Questa è la premessa da cui partire; qual è la motivazione? Chi è che deve beneficiare di questo intervento, la società o il soggetto deviante? Secondo la concezione pedagogica dominante, la distinzione ha poco senso: tanto la struttura sociale quanto l’individuo singolo trarrebbero un indubbio beneficio da una proficua integrazione. L’attenzione al soggetto è evidente, altrimenti non ci sarebbe motivo di non ricorrere alla pena di morte. Questa pratica ripugna alla coscienza collettiva in quanto tiene conto soltanto di un’esigenza di sicurezza sociale (e anche su questo ci sarebbe molto da discutere), prescindendo dal sacrosanto diritto dell’individuo alla vita.

...continua...

torna indietro

 

Note:
[2] Howard J., The state of the prisons in England and Wales, Montclair, N.J., 1792
[3]
Beccaria C., Dei Delitti e delle Pene, Milano, Rizzoli, 1994

Autore: Dario Scognamiglio nasce a Napoli il 12/05/1975; passa i primi 20 anni della sua vita a sognare, e i successivi a cercare di realizzare i suoi sogni; nel 2001 consegue la laurea in filosofia e il titolo di istruttore di arti marziali, nel gennaio 2005 diventa una guida escursionistica. Lavora nel sociale da 4 anni, e attualmente collabora in un progetto di reinserimento sociale si soggetti con problemi di tossicodipendenza. Nel tempo libero ama leggere e scrivere racconti surreali o fantasy.

torna indietro

 

 


Educare.it - Rivista on line - Registrazione n. 1418 Tribunale di Verona del 21.11.2000