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“SONO
COSE CHE POSSONO ACCADERE”
di Vincenzo Andraous
In
una sala giochi ho incontrato degli adolescenti, si spintonano,
si scherniscono, si fanno coraggio l’un l’altro.
Ho chiesto loro come reagire di fronte a tre coetanei che violentano
e massacrano una compagna di scuola.
Mi guardano da iracondi inguaribili, vorrebbero mettermi alla
porta senza tanti complimenti, forse invitati a maggior cautela
dalla mia stazza fisica, ritornano alla calma piatta che li
contraddistingue, poi il più scafato, quello più
avanti di un dente rotto rispetto agli altri, risponde che “SONO
COSE CHE POSSONO ACCADERE”, forse era una che non si faceva
gli affari suoi, che non faceva parte del gruppo…………………………………………………….
Questa è la sottolineatura che va al di là del
male che la natura consente di sopportare, erigere a percentuale,
a statistica, qualcosa che non è più sostenibile
né accettabile, che manipola subdolamente la verità,
che invece è sotto gli occhi di quanti non vogliono assolutamente
vedere a un palmo del loro bel naso, appena rifatto a misura,
per il proprio benessere psico-fisico, che tanto bene fa ai
giorni da vivere da leoni.
“SONO COSE CHE POSSONO ACCADERE”, è la vita che si riconosce
tacitamente nella violenza come mezzo di autorealizzazione,
a raggiungimento di un obiettivo, di apparenza e appartenenza
a un’elite, che pratica lo stile dell’esser forti con i deboli
e deboli con i forti, poco importa se risulta inguardabile attraverso
il cuore delle emozioni, quelle che fanno grandi gli uomini.
Le lame di coltello non trovano il fondo delle tasche dei giovani,
per un innato bisogno di ferire e morire, per una bacata e lacerata
struttura biologica che ci portiamo addosso, qui è altro
il difetto, il buco nero, il non senso diventato quotidianità.
E’ diritto acquisito di vivere alla grande, in sintonia delle
proprie regole, in barba alle aspettative dubitose, al di sopra
delle proprie possibilità, degli intendimenti più
o meno scorretti e illegali, di cui i giovani fanno apprendimento
sociale fin dalle prime uscite da casa, al punto da risultare
refrattari a qualsiasi luce rossa di emergenza.
“SONO COSE CHE POSSONO ACCADERE”, giovanissimi che non fanno
sconti a nessuno, chi sbaglia paga, sempre pronti a giustificare
i propri comportamenti, mai a quelli fuori dal recinto, out
rispetto ai propri possedimenti.
C’è l’imbarazzo e l’incapacità di evitare i silenzi
che non ostacolano a dovere le derive che trascinano al sangue
degli innocenti, alla vergogna di quel sangue che non basterà
una vita di tormento a cancellare.
A quell’età non si è inchiodati a nessun futuro
maledetto, occorre ritornare a costruire con l’impegno, con
la fatica, con la pazienza della speranza, tenendo bene a mente
che i veri amori, quelli davvero importanti, sono sempre reciproci,
e ciò che nostro figlio è, sarà, diventerà,
dipende da quanto noi adulti riusciremo a riconsiderare e migliorare
dei nostri comportamenti, cominciando dal curare quei dettagli
che servono a farci imparare a riconoscere i nostri errori,
prima ancora che quelli dei nostri figli.
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