Sono passati alcuni mesi da quando nel sito è stata aperta una finestra che ha raccolto alcune riflessioni sul tema dell'uso di sostanze stupefacenti.
I contributi e gli stimoli ricevuti ci spingono a riflettere sulla necessità di acquisire maggiore conoscenza e maggiore consapevolezza nelle scelte che operiamo, altrimenti ogni "parlare" o "fare" educazione - anche educazione sociale - si incaglia in limiti difficilmente valicabili.
Quando, infatti, la scelta di usare sostanze stupefacenti (alcol, droghe leggere, droghe pesanti, psicofarmaci ...) si perde nei cosiddetti fenomeni di massa, essa rischia di assumere meccanismi talmente automatici che, per capirci qualcosa, occorre sostituire la domanda "perché hai iniziato?" con l'interrogativo "perché continuo ad usare?".
Generalmente le risposte a questi quesiti si traducono in cantilene ripetute a memoria: "perché lo fanno tutti" ... "per stare in compagnia" ... "perché mi viene offerta" ... "perché non fa male" ...
Il susseguirsi di queste risposte indistinte e spersonalizzanti annebbia, in una cortina fumogena, la responsabilità del singolo, che non esiste perché ciò che conta è quello che fa la collettività. Allo stesso modo viene meno l'enfasi sul "piacere" (che spesso muove i destini umani) della sostanza assunta o dello stare-insieme-agli-altri-con-quella-sostanza.
Certo, è sempre impegnativo confrontarci - per discernere - sui "piaceri della vita", soprattutto quando non concordiamo dove porre l'accento: sul termine vita o sul termine piacere?
Aprendo questa rinnovata rubrica ringrazio innanzitutto Claudio che, con voglia e coraggio, ci ha scritto offrendoci uno spaccato della sua esperienza. Ha provato, ha usato e poi ha lasciato, potendo sorridere su ciò che è avvenuto e dire, ora, come la sua vita è proseguita. Mi piacerebbe ci scrivesse ancora e ci aiutasse a capire ancora un po' di più. Senz'altro il suo contributo sarà oggetto di ulteriori considerazioni.
Un pensiero anche ai genitori che si sono rivolti a noi: sono sempre le prime "spie" di ciò che succede e di ciò che preoccupa. Certo loro non possono guardarsi indietro per rincuorarsi, ma devono guardare in avanti e proiettarsi in un futuro - loro e dei figli - ancora incerto, in cui ancora non si sa come andrà. Tutti forse vorrebbero un figlio come Claudio ... o forse un figlio che per questo percorso non abbia necessità di passare!
Certo, se diamo un'occhiata ai dati delle ultime ricerche sull'evoluzione del fenomeno della droga nell'Unione Europea (Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze - 2000) si trovano molti motivi che meritano attenzione: basti pensare ad esempio che la cannabis è la droga maggiormente consumata (almeno 45 milioni di cittadini europei hanno provato la cannabis almeno una volta e circa 15 milioni ne hanno fatto uso negli ultimi 12 mesi).
I fenomeni cambiano e con essi devono cambiare anche i nostri modi di guardare ai fenomeni. E' come se fossimo chiamati ad effettuare un delicato passaggio tra un affannoso preoccuparsi ed un disincantato "laissez-faire" pensando che poi tutto va a posto da sé.
Dobbiamo cercare l'equilibrio occupandosi di ciò, per conoscerlo e per comprenderlo (che non significa necessariamente accettarlo) perché le cose che non si conoscono fanno paura ... e la paura non è mai una buona consigliera!
Non sarà uno spazio semplice quello che si va a costruire, ma le sfide educative mai hanno avuto a che fare con "bersagli" fermi - stabili - semplici.
La rubrica assumerà la forma di uno spazio riflessivo - narrativo - elaborativo sull'uso e non uso di sostanze stupefacenti (in particolare cannabis e alcol).
I contenuti deriveranno da singole esperienze personali e professionali, da sintesi dei percorsi formativi che animiamo sul territorio nazionale.
La logica - in un approccio ecologico sociale - è che nulla vada perso ma tutto possa essere trasformato e riutilizzato.