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di
Roberto
Dalla Chiara
C’è un momento
nel percorso di vita di alcune persona in cui, ad un certo punto, sembra
che nei comportamenti quotidiani il confine tra "ragione"
e "follia" sfumi e tutto divenga confuso. A volte non
se ne ha consapevolezza e si continua a vivere come se tutto non potesse
che girare in quel modo. Altre volte ci si ritrova immersi nel buio e non
si riesce più a vedere il modo di uscirne. Ma quando arriva quell’altro momento
in cui si coglie la possibilità di comunicare questa condizione è come
se si stesse cercando una strada, un po’ di luce, un appiglio a cui
appendere quella fioca volontà che a volte è tutto ciò che si ha per
scrollarsi di dosso quel senso di oblio che ci sembra ci circondi.
Ciò che segue è una
sorta di descrizione di questo viaggio, di questa lenta rincorsa fatta di
fermate e di ripartenze, di chi non riuscendo ancora facilmente a cogliere
il bandolo della matassa continua comunque a cercarlo. Di chi vive la vita
come un tormento, legato a qualcosa che lo consuma ma dalla quale cosa non
sa staccarsi. Non è facile stare accanto a qualcuno che non sa cosa
vuole, non è facile stare a fianco di qualcuno che si vuole aiutare e non
si sa come. Non è facile quando ti chiede di aiutarlo ma non ti dice
come. A volte penso che forse in quel momento ti chiede
semplicemente di non lasciarlo solo, perché la solitudine può essere
ancor peggio dell’oblio.
OBLIO
"Eccomi
qua"
quante parole e pensieri mi circondano,
quante frasi che non so comporre
quanti sentimenti che non so pronunciare.
Non è facile rispondere alla domanda "come stai"
eppure so già che è sempre la prima cosa che chiedi.
Sono passati anni, è vero, ma ancora non sono pronto a rispondere.
"Come sto?", non è facile…
E’ ancora lì, ancora in me, come un demonio
che mi chiama, mi attira, mi insegue.
Si insinua nei momenti più diversi:
posso star bene o star male
posso soffrire o gioire
posso esser solo o incontrare qualcuno
ma lui arriva, arriva sempre:
un richiamo battente.
E’ come un pensiero che inizia appena mi sveglio
senti qualcosa dentro di te
subito non sai cos’è
è uno stato, una sensazione
ed è terribile
perché non lo sai afferrare
non lo identifichi subito;
pensi che se ne può andare
che "tanto poi passa"…
E invece
cresce, cresce, cresce…
Te ne puoi dimenticare anche per un po’,
ma solo un po’.
Poi diventa più forte
e a quel punto non c’è più nulla da fare.
Le parole non servono, i divieti non esistono,
le buone intenzioni neppure.
E’ come inserire il pilota automatico
sai dove devi andare
sai cosa devi comperare
sai come preparare la dose
sai come dev’essere consumata.
…
non comprendi e non sai più nulla
…
per un attimo il mondo non esiste più
…
esisti solo tu e poi neppure quello
…
poi passa e ti assale un tormento,
come una sorta di tradimento che tu non sai dire cos’è…
Lo so non è facile capire
ma è come salire lassù, sulla montagna,
sul ciglio del passo…
raggiungere la vetta e sentirsi in alto,
più in alto del mondo, più forte di tutto, più grande di tutti.
......
Ma quando arrivo lassù
ancor oggi non capisco
se in quel momento il mio sguardo si pone
sull’infinito o sul dirupo.
Ma ci penso, e quando torno quaggiù,
quando parlo con te e rivivo quel momento
e rifletto su quel desiderio o bisogno di andare
non so ancora – e forse mai saprò –
se in questa mia vita
tra infinito e dirupo
esista differenza.
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