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Adolescenza
inquieta, isola spesso dimenticata dagli adulti, alberi che si
piegano a venti improvvisi e impetuosi. Calma apparente e inaspettata,
breve come lo sguardo che non si sofferma e vaga alla ricerca
di stimoli esterni per scariche di adrenalina in un corpo inconsapevole
di essere una crisalide dalla pelle rugosa e accartocciata su
se stessa. Fuori dal tuo mondo e dai tuoi pensieri le parole scorrono
come un fiume in piena, significati che non penetrano né
hanno forza di far crescere radici e ideali, valori e aspettative.
In una stanza vuota il presente e il domani non hanno domande,
sono cerchi che stringono lentamente legami e affetti, fumo acre
per amicizie senza sentimenti, per un cammino senza desideri e
senza mète. I segni del tuo passaggio sono lettere spigolose
tracciate su fogli e muri, sempre le stesse a richiamare l’attenzione
di sguardi che giudicano e condannano, sguardi e parole destinate
ancora una volta a non essere comprese e accettate. Quelle parole
sono diventate un terreno battuto, sempre lo stesso, indicato
dagli altri, dagli adulti che ti indicano la strada per farti
diventare quello che non vuoi essere: un ragazzo per bene, che
accetta consigli e ne sa fare un buon uso, una farfalla dalle
ali colorate destinata a volare e a riconoscere i colori della
vita. E così, senza incertezze, stringi il presente, spezzando
il tempo e colorando di nero le lettere di un alfabeto sconosciuto,
parole incomprensibili di cui ti senti padrone perché le
puoi riempire a tuo piacimento quando gli adulti ti rimproverano
per le tue mancanze. Con lo sguardo basso continui a negare e
a rifiutare, a perdere e a vincere senza che gli altri se ne accorgano,
intrappolati come sono in una ragnatela dorata che chiude il loro
mondo al riflesso del tuo tempo. Il ragazzo “difficile” indossa
una fragile corazza, un cemento armato per gli adulti abituati
a costruire le fondamenta del futuro concreto e reale, il solido
senso della realtà che oggi ha allontanato e confinato
incertezze e fragilità, debolezze e solitudini.
Autore:
Laura Alberico, insegnante di scuola media di I grado
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