| SEGNALI
DI FUMO ... PER IMPARARE A DECIFRARLI
di
Roberto Dalla Chiara
Ultimamente,
sempre più spesso, capita di dialogare con genitori o
con giovani sull'uso di droghe "leggere" (cannabis).
Qualche mese fa ho ricevuto nella mia casella di posta elettronica
la lettera seguente:
"Ho un figlio che sta vivendo
il periodo dell'adolescenza. Come per tanti ragazzi fa fatica
ad accettare alcune regole, non riordina volentieri la sua stanza,
per fargli fare qualcosa bisogna ripetergliela un paio di volte.
Ma questo, tuttosommato, è nella normalità. A
noi genitori non spaventa tutto ciò ma il suo modo di
pensare, anzi ci terrorizza (esempio: "mi piace uscire con gli
amici per bere, non lo faccio sempre ma ogni tanto, di conseguenza
non c'è niente di male"). L'argomento è identico
per gli spinelli.Lui è un ragazzo molto orgoglioso e
vorrebbe che noi accettassimo il suo modo di vita ("del resto
io sono fatto così", "gli altri mi devono accettare per
quello che sono").
C'è un'altra parte di nostro figlio, un ragazzo in gamba
e responsabile (nei limiti della sua età). Lavora e non
cerca scusanti per non andarci. Frequenta la scuola professionale
con buoni risultati senza impegnarsi a casa.
Dopo un episodio avvenuto la scorsa settimana che ci ha fatto
arrabbiare non siamo più riusciti a comunicare. Noi non
vogliamo assolutamente accettare la sua filosofia di vita e
lui non vuole ascoltare noi.
Ma ho paura che questo atteggiamento di chiusura da entrambe
le parti porti alla costruzione di un muro che può diventare
spesso e dopo sarà difficile farlo crollare.
D'altra parte non vorrei che se noi gli andiamo incontro lui
possa decifrare il gesto che noi siamo più deboli e che
accettiamo il suo modo di vita. In noi c'è sempre una
paura molto grande che è quella di non riuscire a fargli
capire che non è giusto usare sostanze nocive per il
nostro corpo. Questo è il punto cruciale."
Ci
ho pensato molto, e continuo a pensarci ancora ogni qualvolta
situazioni di questo tipo mi si presentano davanti. Le ascolto
sempre come fosse la prima volta; e sono sempre la prima volta
perché gli attori e la scena cambiano. Ma il punto cruciale
rimane sempre quello: che queste sostanze risultano "nocive"
per le nostre relazioni. E' come se ad un certo punto avvenisse
un black out e non riuscissimo più ad accendere la luce.
E abbiamo paura!
Non
sono abituato "a domanda rispondere", cerco sempre che
qualcosa avvenga dentro ad una relazione.
In uno dei gruppi di auto - aiuto, a cui sto contribuendo in
questo periodo, c'è una madre che ha lo stesso problema
di chi mi ha scritto ... e qualcosa sta avvenendo: si sta provando
a pulire la relazione.
Non
sempre è facile comprendersi, ma se si sta zitti il compito
risulta ancora più impegnativo.
Sono spesso i genitori i primi a parlare e/o a scrivere.
Sto
cercando di stimolare qualche giovane a dare il suo "contributo"...
vediamo se qualcosa succede, se un po' di fumo "evapora" per
vederci meglio.
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