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Questa malattia
ha una lunga storia, ma la sua esplosione è avvenuta particolarmente
dopo la seconda guerra mondiale e in prevalenza nei paesi industrializzati.
Sia l’anoressia che la bulimia, sono praticamente sconosciute
al di fuori del mondo occidentale. Alla fine degli anni Sessanta
le patologie alimentari hanno subito un impressionante aumento,
dovuto al fatto che questi disturbi costituiscono l’espressione
estrema del cambiamento delle aspettative sociali nei confronti
delle donne.
Quasi
sempre inizia con una dieta, ma alla base ci sono molte altre
cause scatenanti che portano queste ragazze a cercare l’illusione
di poter spostare sul cibo il controllo che pensano di non avere
sulla propria vita.
Allora
cerchiamo di capire quali sono questi fattori scatenanti e di
spiegare su quali basi si fondano e come mai si automantengono.
Ci
sono delle difficoltà di relazione in famiglia e nei rapporti
con gli altri che si accompagnano ad una insoddisfazione nei confronti
del proprio aspetto e delle forme del proprio corpo.
Si
decide di mettersi a dieta; all’inizio solo con l’intenzione di
modificare il proprio corpo, ma in seguito questo comportamento
rinforza il senso di autocontrollo e di conseguenza la sensazione
del proprio valore (io sono più brava di altri nel fare
questa cosa perciò valgo di più). In questa fase
hanno un grosso peso i rinforzi sociali!
Le
amiche le invidiano perché riescono a stare a dieta e a
dimagrire, le persone in genere fanno loro complimenti per la
loro forma fisica. Per i primi giorni digiunare è faticoso
ma i risultati le compensano della fatica, anzi rinforzano la
loro autostima.
Purtroppo,
quando le diete sono troppo drastiche, portano il corpo ad avere
comportamenti biologici funzionali alla sopravvivenza; viene così
prodotta una quantità di serotonina (neurotrasmettitore
che seda la sofferenza e il dolore) molto superiore alla norma
e così, per i primi tempi, queste ragazze sentono di avere
una forza e delle capacità superiori alla norma. Questo
periodo, che è quello più critico per l’instaurarsi
della malattia, viene definito "luna di miele con l’anoressia".
A questo punto si instaura un meccanismo che è quello che
rende così difficile la cura di questa malattia: la sensazione
che provano queste ragazze di aver trovato la cura per i propri
problemi. Così come l’alcolista considera l’alcol il sostegno
di cui ha bisogno per affrontare delle situazioni in cui si sente
inadeguato e poi cade in una dipendenza invalidante.
Con
il protrarsi della dieta, che diventa sempre più restrittiva,
anche questo vantaggio iniziale viene a mancare ed inizia la fase
della depressione, della fobia per il cibo, della percezione errata
della propria immagine corporea, la scomparsa del ciclo mestruale.
Molte
ragazze ed anche adulti, per motivi diversi, devono osservare
una dieta dimagrante, ma non per questo sviluppano questa malattia.
Questa è la perplessità di molte persone. In effetti
ci si è molto interrogati su questo punto e tuttora gli
studi sono in corso, sia a livello biologico che psichico. Una
cosa che si ritrova sempre in questi casi è la presenza
di un fattore precipitante che scatena il disturbo. Possono
esserci tutti i fattori che predispongono a sviluppare la malattia,
ma non si sviluppa perché manca il fattore precipitante.
Una ragazza che soffre di questo disturbo l’ha definito <<la
goccia che fa traboccare il vaso>>. Quella goccia dà
inizio all’insoddisfazione corporea. L’insoddisfazione per il
proprio peso, per l’aspetto fisico, porta a fare una dieta. Come
già detto, la cosa particolare è che in questi casi
la dieta è severa e viene utilizzata per aumentare la propria
autostima, ci si gioca il senso di autocontrollo ed il proprio
valore personale; questa è la differenza rispetto al semplice
perdere qualche chilo.
Anche
il clima culturale in cui oggi le ragazze crescono, ha un peso
fondamentale nell’instaurarsi di questa malattia. La dove il ruolo
femminile viene vissuto con confusione, è più difficile
per una donna sviluppare un’identità femminile chiaramente
definita ed armonizzare le aspettative e le esigenze personali
con quelle del mondo esterno. Il fatto che questo disturbo si
sia diffuso in forma epidemica negli Stati Uniti, ci riporta alle
richieste sociali di quella cultura rispetto al ruolo femminile:
il modello della donna di successo, competitiva e autonoma. A
questo tipo di donna moderna, vengono associati la magrezza, la
forma fisica e l’autocontrollo. La
bulimia, pur avendo alla base gli stessi valori culturali che
stanno alla base dell’anoressia, ha alla base anche una difficoltà
molto evidente di autonomizzazione dalla propria famiglia d’origine,
oppure si instaura dopo l’anoressia, la dove c’è un carattere
più impulsivo e meno volitivo. Allora si cede alla "tentazione"
del cibo abbuffandosi in modo compulsivo ed ossessivo, poi si
ricorre al vomito per rimediare. In questi casi i problemi fisici
sono ancora più gravi che nell’anoressia, meno evidenti
e più subdoli, come
ci si accorge di queste malattie, dei segnali
da non sottovalutare e perché è importante intervenire
molto presto. |