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DISTURBI DELL'ALIMENTAZIONE

 

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I DISTURBI ALIMENTARI
Anoressia e Bulimia: quando ci si accorge della malattia

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di Laura Fornari

Come già anticipato nell’introduzione, ciò che rende l’anoressia nervosa una malattia difficile da curare, è il suo insorgere subdolo, facilmente confondibile con una semplice astenia o con la scelta di perdere qualche chilo. Spesso passano alcuni mesi prima che, anche il medico di base, sospetti la presenza di questa patologia. C’è un certo dimagrimento ma all’inizio le forze fisiche non calano, anzi, per quel meccanismo precedentemente spiegato, aumenta la resistenza alle fatiche soprattutto a livello intellettuale. Perciò anche a scuola le cose vanno bene, l’umore migliora sino a diventare quasi euforia, le prestazioni sportive migliorano e sembra che tutto vada per il meglio. Ad un certo punto, sparisce il ciclo mestruale ed è qui che, soprattutto le mamme, cominciano a preoccuparsi. Secondo il D.S.M. IV, pubblicato nel 1994 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), uno dei criteri diagnostici dell’anoressia nervosa è la scomparsa di almeno tre cicli mestruali consecutivi.

A questo punto la malattia si è già instaurata ed ecco perché è molto importante che tra il momento del sospetto e quello della consapevolezza dell’esistenza di un problema, non trascorra troppo tempo. Comunque di solito le cose vanno proprio così ed è anche questo il motivo per cui al disturbo alimentare si aggiungono altre situazioni di sofferenza fisica che ostacolano il processo di guarigione.

Uno dei punti fondamentali per poter "prevenire" l’instaurarsi della malattia vera e propria, sta nel conoscere e quindi poter osservare alcuni comportamenti tipici dei soggetti che sono in fase d’entrata nell’anoressia. Il prof. Peter Slade, di Liverpool, ha sviluppato un modello, ampiamente accettato dalla comunità scientifica internazionale, secondo cui i principali fattori predisponenti per lo sviluppo dell’anoressia nervosa sarebbero una combinazione di tendenze perfezionistiche con una generale insoddisfazione della vita e di se stessi; tale combinazione viene definita "PERFEZIONISMO NEVROTICO".

Secondo questa ipotesi, le ragazze pre-anoressiche avrebbero delle aspettative elevate nei confronti di sé stesse e della propria vita, per quanto riguarda ad es. la scuola, il lavoro, le amicizie, le relazioni affettive. Tutto ciò che è meno che perfetto viene considerato una specie di fallimento!

Pertanto, il non riuscire a raggiungere la perfezione, le porta inevitabilmente a rinforzare i sentimenti di scarsa autostima e, nello stesso tempo, ad evitare le situazioni che non possono essere gestite in modo perfetto. Tutto ciò porta questi soggetti a sviluppare una forte necessità di controllare ogni aspetto della vita: poiché (soprattutto a livello affettivo e relazionale in genere) non vi sono aree su cui poter avere un controllo completo, rivolgono l’attenzione verso sé stesse in generale e verso il proprio corpo in particolare. Ecco che allora, riuscire a seguire con successo una dieta, permette loro di sentirsi in "perfetto controllo", cosa che costituisce un notevole rinforzo a perseverare nel comportamento alimentare restrittivo. L’entrata nell’anoressia viene dunque favorito da una combinazione di rinforzi positivi, che sono i bisogni di successo, confermati dall’approvazione altrui, la necessità di essere approvati come nell’infanzia (brave bambine) e di rinforzi negativi, come evitare gli altri problemi della vita.

Dagli studi effettuati sui soggetti affetti da questa malattia, il perfezionismo risulta essere una delle caratteristiche sempre presenti nel comportamento di questi soggetti; quasi sempre la stessa caratteristica si trova nelle mamme ed anche nelle nonne materne di queste ragazze.

Altra caratteristica sempre presente nei soggetti che sviluppano un disturbo alimentare è il "deficit di autostima".

Il termine "AUTOSTIMA" sta ad indicare il modo in cui un soggetto approva il concetto di sé. I livelli di tale considerazione di sé si differenziano tra i due sessi. Spesso sono le donne ad avere più problemi in questo ambito; generalmente la loro autostima non è internalizzata, ma è legata a fattori esterni, come ad esempio l’aspetto fisico, il fare le cose per gli altri, il rispondere alle necessità ed alle richieste altrui. Nella cultura occidentale l’identità femminile si definisce in base alla capacità di intraprendere e stabilire importanti relazioni interpersonali. Il valore personale di una ragazza è spesso valutato in base alla sua capacità di stabilire buone relazioni e per questo è apprezzata ed ha maggior successo all’interno del gruppo. Tale situazione rende le adolescenti particolarmente vulnerabili al giudizio degli altri e poiché l’aspetto fisico contribuisce fortemente a determinare il grado di successo nelle relazioni interpersonali, non è sorprendente che le donne pongano al primo posto nella propria vita il peso corporeo e l’apparenza. Il fatto che attualmente, nella cultura occidentale, gli stereotipi di bellezza enfatizzino un corpo magro e snello, incoraggia l’uso di pratiche dietetiche restrittive nelle ragazze insicure della propria identità e particolarmente preoccupate del giudizio degli altri. Proprio per questa insicurezza interiore, esiste spesso una costante ricerca dell’approvazione altrui.

Per capire quale può essere il meccanismo che ha indotto lo spostamento dai problemi psicologici alla preoccupazione per il peso e l’aspetto fisico possono essere utili alcune affermazioni fatte da ragazze anoressiche durante le sedute di psicoterapia di gruppo:

<<Forse dipende da come si è abituati in famiglia; se in una famiglia viene data importanza all’apparenza è più facile cercare di risolvere tutto attraverso l’esterno. Ultimamente i miei mi hanno detto "ti abbiamo sempre dato tutto"; in effetti è vero, però’, hanno trascurato molti aspetti psicologici ed io della mia infanzia ho scarsi ricordi delle emozioni, mentre mi ricordo benissimo i vestiti ed i posti dove andavamo…>>.

La famiglia è sicuramente importante; è difficile pensare che l’ambiente famigliare non c’entri niente nello sviluppo di certe caratteristiche: può favorire lo sviluppo di una scarsa autostima, può accentuare tratti perfezionistici o non saper preparare ed accettare lo sviluppo ed il cambiamento nell’adolescenza.

Nella bulimia ci si accorge ancora più tardi dell’esistenza della malattia perché non c’è dimagramento e l’aspetto emaciato. Il problema si evidenzia quando iniziano i disturbi fisici legati al vomito indotto: insufficienza cardiaca, lesioni all’esofago, crisi tetaniche dovute ai livelli di potassio molto bassi (spesso chi soffre di bulimia assume lassativi e diuretici).

Chi soffre di bulimia mangia in modo compulsivo ed esagerato per poi recarsi immediatamente in bagno per vomitare. Quando una ragazza bulimica entra in un ristorante la prima cosa che fa è quella di informarsi circa l’ubicazione del bagno, dove si recherà appena finito il pranzo. Spesso i famigliari si accorgono dell’abitudine di vomitare della loro figlia per caso, ma certi atteggiamenti se conosciuti possono essere più facilmente individuati e curati. Non si deve essere troppo allarmisti, ma se si impara ad osservare, senza indagare, le abitudini dei modalità di cura, dei comportamenti da tenere con chi soffre di questo disturbo, se ne parlerà nel prossimo intervento.

copyright © Educare.it - Anno I, Numero 11, Ottobre 2001

 


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