La
prima cosa che i genitori si chiedono di fronte ad una diagnosi
di anoressia nervosa è proprio questa: di chi è
la colpa? Soprattutto le madri, pensano che la malattia della
figlia sia una conseguenza della loro incapacità di essere
buone madri. Tutto questo perché per molti anni giornali
e trasmissioni varie hanno fatto risalire questo disturbo ad un
cattivo rapporto con la madre.
Il
vero problema è che l’adolescenza è sempre un momento
di conflitto con i genitori ed in particolar modo con il genitore
dello stesso sesso. Poiché l’anoressia è una malattia
che colpisce prevalentemente ragazze giovani, in tempi passati,
quando si era ancora alla ricerca di spiegazioni, il rapporto
conflittuale tra adolescenti e madri è stata un’ipotesi
da molti ritenuta plausibile. Molte mamme sono iperprotettive
ed ansiose con le loro figlie, ma non per questo le ragazze diventano
anoressiche.
Come
abbiamo già visto nell’intervento
precedente, ci sono delle caratteristiche caratteriali
e situazioni sociali particolari che possono favorire l’insorgere
di questa malattia; favorire, non causare!
Spesso
sono proprio i padri che accusano le mogli di aver troppo viziato
le figlie: "Le hai sempre dato tutto quello che voleva…" oppure
il contrario: "le stai sempre troppo addosso… sei troppo apprensiva…"
e rimproveri di vario tipo sulle loro capacità educative.
In realtà non è il comportamento educativo delle
mamme che può favorire lo strutturarsi di certe caratteristiche
caratteriali, ma piuttosto lo stile di vita di tutta la famiglia.
Ad esempio: la preoccupazione del giudizio esterno, che come conseguenza
porta ad attribuire al pensiero degli altri una maggior importanza
del proprio, è un atteggiamento che hanno molte famiglie.
I
padri si sentono meno in colpa per questo comportamento delle
figlie, anche perché spesso non si sono occupati molto
della loro educazione. Si sono limitati a fornire i mezzi per
"viziare" le figlie.
Questa
è una delle accuse che vengono rivolte ai padri dalle mogli:
"Non ci sei mai… non ti interessi di niente per quanto riguarda
l’educazione dei figli, e poi dici a me che vi stresso, ma tu
ti sei sempre disinteressato dei suoi problemi….".
A
questo punto i genitori sono esasperati… ed è facile che
questa situazione crei una profonda frattura tra la ragazza ed
i suoi famigliari… situazione che accentua il senso di impotenza
dei genitori e l’atteggiamento oppositivo dell'adolescente.
Non
è facile per queste famiglie uscire dall’ottica che non
ha senso parlare di colpe o ad un’unica causa per spiegare l’insorgere
dell’anoressia e della bulimia. E’ più giusto appellarsi
ad una serie di fattori che interagendo tra loro, concorrono a
determinare questa patologia: predisposizione, relazioni, contesto
e fattore scatenante. Uno solo di questi fattori, preso separatamente,
non significa nulla. Anche l'origine genetica è stata presa
in considerazione, ma per il momento è solo un’ipotesi.
Se
si fa una ricerca a ritroso nella storia di queste ragazze, si
trova quasi sempre un quadro generale caratterizzato da bisogni
affettivi quasi ossessivi, non espressi e di conseguenza difficilmente
soddisfatti. In molte situazioni di disturbi dell'alimentazione,
la tipologia di coppia genitoriale è questa: una mamma
molto rigida e normativa, spesso ipercritica ed un papà
poco presente ma molto materno (quando c’è).
Da
qui può scaturire la confusione nella percezione del proprio
ruolo affettivo e sociale che spesso caratterizza le ragazze che
soffrono di anoressia e bulimia. Si è anche ipotizzato
una confusione di fondo nell’appartenenza di genere ed una probabile
omosessualità latente.
Un
altro comportamento tipico della famiglia delle ragazze anoressiche,
ancor più evidente per le bulimiche, è una falsità
velata nei comportamenti relazionali; non si deve mai dire apertamente
ciò che si pensa! Se esprimono il proprio pensiero gli
altri non li accettano oppure pensano di poter "perdere il controllo"
e di arrivare ad offendere l’interlocutore. Meglio inventare delle
scuse accettabili ma continuare ad avere l’approvazione altrui!
Un
altro atteggiamento dei genitori che fa star molto male le ragazze
anoressiche, è l’abitudine di scusare e giustificare sempre
il comportamento degli altri rispetto al loro. Molte ragazze dicono:
"non ho mai capito se i miei genitori mi volessero veramente bene
o se per loro fossero più importanti gli altri"
oppure "ho sempre pensato che i miei genitori si vergognassero
di me". L’errore educativo che sta alla base di questo di questo
comportamento è l’utilizzo del "senso di vergogna" anziché
del "senso di responsabilità". E’ un errore gravissimo
e purtroppo ancora molto diffuso; quante volte si sentono genitori,
anche in pubblico, dire ai propri figli "VERGOGNATI" oppure "MA
NON TI VERGOGNI?".
Ed
a questo punto si suppone che se un figlio non si vergogna, dovrebbe
"almeno" provare senso di colpa. Ecco che la propria disistima
ed il senso di colpa mettono radici profonde e difficili da estirpare.
Spesso
a questi comportamenti si aggiungono percosse e violenze verbali,
che non sono meno dolorose di quelle fisiche.
I
bambini, di fronte a questi comportamenti, non esprimono la loro
collera per essere stati umiliati o maltrattati ed allora che
cosa ne è della sofferenza che non è e non deve
essere espressa? Purtroppo non scompare nel nulla, ma con il tempo
si trasforma in un odio, più o meno consapevole, contro
il proprio sé. Il bambino deve reprimere e soffocare i
suoi sentimenti e per continuare a vivere con le persone che "lo
maltrattano" deve cercare di dimenticare il comportamento umiliante
che ha provocato la sua rabbia.
Ma
se impiega tutte le sue energie nel lavoro di rimozione, che al
momento gli è assolutamente necessario, anzi vitale, ne
paga le conseguenze, molto frequentemente, a lungo termine, poiché
la "rimozione" è un’ingannevole illusione, la cui funzione
adattiva nella fanciullezza, si trasforma nell’adolescenza e nell’età
adulta in una forza distruttiva. Ecco che allora i sentimenti
d’impotenza, d’ira, di frustrazione, estrapolati dalle cause che
li avevano generati, si esprimeranno in atti distruttivi rivolti
agli altri o contro sé stessi, con effetti patogeni. Sono
atteggiamenti sottovalutati dai genitori, perché si ritengono
comportamenti accettabili in educazione, in realtà non
è così. Si dovrebbe imparare a trattare i figli
come trattiamo i nostri amici, perché spesso si è
più gentili con gli estranei che con i figli. Nel prossimo
articolo si parlerà di come tradurre in pratica
la teoria, nella prevenzione e nella cura di questa patologia.
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