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Una
delle cose che è bene siano molto chiare è che le
patologie alimentari sono delle vere e proprie malattie che non
si curano in famiglia.
Non è sufficiente l’amore e la cura dei genitori per guarire
una patologia così complessa. Spesso i genitori si sentono
investiti da questa responsabilità proprio perché
vengono molto criticati e giudicati dalle ragazze anoressiche
e bulimiche; loro pretendono che i genitori si assumano la responsabilità
del loro malessere. Purtroppo spesso su questo punto si instaura
una lotta a base di accuse e di giustificazioni che fanno solo
perdere tempo prezioso. E’ molto meglio che i genitori mettano
da parte il loro orgoglio e accettino di accompagnare le ragazze
in terapia, almeno per i primi tempi. Sarà poi compito
del professionista chiedere alle ragazze di iniziare una terapia
individuale. Due atteggiamenti dei genitori sono estremamente
dannosi: quello ansioso emotivo e quello ansioso ipercontrollato.
Nel
primo caso i genitori spronano continuamente la figlia, la assillano
con continui consigli, la rimproverano continuamente e cercano
di modificare il suo comportamento facendo leva sul senso di colpa
(sei un’ingrata, ti abbiamo sempre dato tutto!). Nel secondo caso
mascherano la preoccupazione assumendo un atteggiamento di distacco
e di indifferenza di fronte agli atteggiamenti provocatori delle
figlie. Anche in questo caso è preferibile la via di mezzo.
Essere indifferenti è un atteggiamento finto in una situazione
così grave e non è credibile neppure dalle ragazze,
che si sentiranno fortemente frustrate da un atteggiamento simile.
Ma anche quelli eccessivamente ansiosi non producono effetti positivi:
in questo caso le ragazze si lamentano dell’eccessivo controllo
ma in realtà sentono di tenere in pugno i genitori e questo
non è per loro di nessun d’aiuto, anzi.
Una
giusta preoccupazione ma senza lasciarsi travolgere dalla situazione
è il comportamento più idoneo. Gli interventi dei
genitori devono essere di tipo educativo, ossia possono intervenire
per correggere i comportamenti non accettabili e le cattive abitudini
che sempre si manifestano in queste patologie. Non spetta loro
intervenire sui sintomi. Questo è compito del terapeuta.
Dunque, non devono accettare che la ragazza si ritiri in camera
sua per mangiare o lo faccia ad orari diversi, così come
non devono pretendere che fratelli e sorelle la assecondino in
tutto per non "farla arrabbiare": la sua è una malattia
e i malati non possono fare quello che vogliono, con la pretesa
di curarsi da soli! Inoltre la ragazza, in questo modo, è
costretta a mantenere un aggancio con la realtà, dalla
quale tende a fuggire per rifugiarsi nelle sue illusioni.
Quindi
il contesto in cui vive l’anoressica deve mantenersi normale;
i genitori devono continuare a far rispettare le regole comportamentali
che valgono per tutti i membri della famiglia e nel frattempo
il terapeuta lavora sui sintomi.
In
molti casi, invece, i genitori pensano di dover cedere ad ogni
richiesta delle figlie, per dimostrare affetto e comprensione
non riescono più a dirle di no. Poverina è malata,
o per non litigare, o per oscuri sensi di colpa. In questi casi
i genitori non svolgono il loro ruolo e si lasciano condurre dalle
figlie anziché essere la loro guida. Quando la figlia sente
di poter chiedere ciò che vuole, alza continuamente il
valore delle sue richieste che a volte diventano assurde e, spesso,
di tipo regressivo ed ecco che queste ragazze che continuamente
rivendicano il loro diritto all’autonomia, specie in campo alimentare,
chiedono di essere accolte nel letto dei genitori! Le regole da
osservare in famiglia si possono rivedere nel mio terzo
intervento.
Per
quanto riguarda la prevenzione, restano alcuni aspetti da comprendere.
Partiamo da un presupposto molto importante: nell’infanzia si
gettano le basi per le future patologie alimentari!
Fin
dai primi giorni, gli scambi affettivi tra madre e figlio avvengono
attraverso la nutrizione. La mamma si preoccupa che il bambino
si attacchi al seno, poi che passi al biberon e alle pappe salate
e il rifiuto del cibo è sempre fonte di grande ansia ed
in alcuni casi di vera e propria angoscia. Una delle più
preoccupanti condizioni dei bimbi moderni è l’obesità.
Ed è molto difficile non ingrassare se si mangiano in continuazione
merendine, patatine, cremine preconfezionate. Poi, a tavola, questi
bambini non hanno fame, smangiucchiano qualcosa per far contenta
la mamma, e siccome non hanno mangiato a tavola si tollera che
mangino fuori pasto e così anche per il pasto successivo
non avranno fame. E’ un circolo vizioso che porta ad avere un
rapporto con il cibo estremamente confuso e problematico, ed in
più porta ad essere sovrappeso. Ma quando arriva l’adolescenza
quel corpo cicciottello non va più bene, speso anche i
genitori lo criticano, e così si sente il bisogno di una
dieta. Quasi tutte le anoressiche riferiscono di essere state
delle bambine sovrappeso; e se prima mangiare era un’ossessione
a causa delle insistenze materne, successivamente il non-mangiare
diventa un’ossessione a causa delle pressioni dei modelli socioculturali.
Anche l’atteggiamento maschile (padri, fratelli, corteggiatori)
nei confronti dell’immagine femminile è motivo di desiderio
di dimagrire. Perciò è possibile fare un lavoro
di prevenzione delle patologie alimentari sin dalla prima infanzia,
creando un corretto rapporto col cibo. Le madri che rimpinzano
i figli, li portano a pensare al loro corpo come ad un contenitore
vuoto, da riempire fino al desiderio di vuotarlo per provare sollievo,
come succede alle bulimiche. Il sentirsi gonfie, piene, grasse…
sono sensazioni corporee che invadono la mente e generano un’immagine
distorta del proprio corpo. Un corpo da rifiutare, un’immagine
da cancellare.
Anche
l’abbigliamento diventa monotematico: rigorosamente nero e spesso
dalle fogge informi.
Anoressia
e bulimia sono patologie molto più rare nel genere maschile,
anche se i casi di anoressia nei maschi stanno aumentando. In
questi ultimi decenni i condizionamenti culturali hanno inciso
maggiormente sul ruolo femminile ma ora anche i maschi si sentono
confusi e poco certi del loro ruolo. Il lavoro maschile è
considerato ancora un ruolo primario, mentre per la donna diventa
qualche cosa da conciliare con altri ruoli e così le donne
sono sempre più di corsa e vittime del tempo; combattute
tra il ruolo di casalinghe e il ruolo professionale, fanno grandi
sforzi per integrarli. Le ragazze sentono questo conflitto ancor
prima di viverlo. Anche l’ideale di bellezza, oltre a quello d’efficienza,
è diverso per le femmine.
Comunque
anche l’ideale di bellezza femminile in questi ultimi anni si
è modificato ed i casi d'anoressia non sono più
in crescita come negli anni passati, anzi sembra che la tendenza
sia verso la diminuzione. Sono invece in grande aumento i disturbi
legati all’ansia (attacchi di panico, ansia da prestazione, disturbo
d’ansia generalizzato). Questo ci conferma anche la genesi socioculturale
dell’anoressia. Resta comunque qualche certezza confortante: bambine
alimentate in modo corretto, difficilmente diventeranno bulimiche
o anoressiche; è importante accettare i figli nella
loro individualità, rispettarne la personalità senza
aspettarsi da loro la perfezione. Nella famiglia i figli assorbono
i principi ai quali i genitori si conformano, percepiscono il
reale valore della relazione uomo-donna e attraverso il dialogo
si confrontano come persone. Ma le parole da sole non bastano,
quella che dà forza ad una famiglia e ai suoi componenti,
è una profonda sintonia emotiva che permette l’abbattimento
delle barriere interiori e l’uno può rivelarsi all’altro
così com’è, sentendosi pienamente accettato.
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