|
La scuola italiana, negli ultimi anni, è stata interessata
in modo significativo dal fenomeno migratorio. La stabilizzazione delle famiglie
immigrate sul territorio nazionale ha visto l’arrivo di molti bambini e
ragazzi che, per ricongiungimento familiare, si trovano a vivere in un nuovo
mondo, in una nuova scuola, in una nuova società, e a volte anche in una nuova
famiglia, in quanto i rapporti con almeno uno dei genitori sono stati per alcuni
anni saltuari e lontani.
L’arrivo dei "bambini della nostalgia"(1) ha
prodotto e produce nella scuola nuove richieste, di attenzione, di
flessibilità, di riflessione sulle diversità e sul diritto di ogni bambino ad
essere istruito, cresciuto, educato perché si sviluppino in lui tutte le
potenzialità umane di cui è unico e irripetibile portatore.
Gli articoli che proponiamo guardano all’inserimento
scolastico dei bambini stranieri in un’ottica globale di istruzione ed
educazione, di sviluppo cognitivo, affettivo e sociale del minore, che chiamano
in campo non solo la scuola ma anche altre istituzioni ed enti del territorio,
riconoscendo alla famiglia centralità e responsabilità primarie sul processo
di crescita del bambino.
In questo primo
articolo tratteremo in particolare il quadro culturale e giuridico
che fa da sfondo all’inserimento scolastico del minore straniero,
sottolineando il concetto di tutela dei minori, per quanto
riguarda specificamente il diritto
all’istruzione.
In un secondo
momento proporremo le buone pratiche per passare dall’accoglienza
al percorso di inserimento dell’alunno straniero ed infine vedremo
come la scuola possa diventare spazio di mediazione interculturale.
Lo
sfondo culturale e giuridico
Parlare di sfondo
permette da un lato di richiamare le coordinate culturali e
giuridiche all’interno delle quali collochiamo il tema e dall’altro
consente di evidenziare le possibili interazioni tra le diverse
istituzioni chiamate in causa dall’inserimento scolastico degli
alunni stranieri a partire dagli strumenti normativi attualmente
a disposizione.
Le Dichiarazioni internazionali
Dal dopoguerra ad oggi si è andata specificando un’idea di
protezione dell’infanzia che si articola in diversi aspetti che vanno dalla
tutela della salute fisica e psichica, alla promozione umana del bambino in
quanto persona e in quanto essere sociale, con un esplicito indirizzo
interculturale (si parla di tolleranza, amicizia, pace tra i popoli) sanzionando
le discriminazioni di ogni genere.
Già a partire dalla Dichiarazione Universale dei Diritti
Umani, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1948, il
diritto all’istruzione viene individuato come diritto fondamentale della
persona che sta alla base della positiva convivenza sociale, e in quanto tale,
patrimonio comune, individuando nei genitori i primi tutori di questo diritto:
Art. 26: "1. Ogni individuo ha diritto all’istruzione.
L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi
elementari e fondamentali. L’istruzione tecnica e professionale deve essere
messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente
accessibile a tutti sulla base del merito.
2. L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo
della personalità umana e al rafforzamento del rispetto dei diritti dell’uomo
e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la
tolleranza, l’amicizia tra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e
deve favorire l’opera delle nazioni Unite per il mantenimento della pace.
3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del
genere di istruzione da impartire ai loro figli."
Nella Dichiarazione dei diritti del fanciullo (ONU,
New York 1959)(2) proprio il diritto all’istruzione viene riconosciuto e
tutelato come fondamentale, e accanto a questo si richiama il diritto del
bambino ad una positiva socializzazione, indicando nei genitori i responsabili
dell’educazione e dell’orientamento del bambino.
Il Principio settimo della Dichiarazione dei diritti del
fanciullo enuncia a questo proposito: "Il fanciullo ha diritto a un’educazione,
che, almeno a livello elementare, deve essere gratuita e obbligatoria. Egli ha
diritto a godere di un’educazione che contribuisca alla sua cultura generale e
gli consenta, in una situazione di eguaglianza di possibilità, di sviluppare le
sue facoltà, il suo giudizio personale e il suo senso di responsabilità morale
e sociale, e di divenire un membro utile alla società.
Il superiore interesse del fanciullo deve essere la guida di
coloro che hanno la responsabilità della sua educazione e del suo orientamento;
tale responsabilità incombe in primo luogo sui suoi genitori.
Il fanciullo deve avere tutte le possibilità di dedicarsi a
giuochi e ad attività ricreative che devono essere orientate a fini educativi;
la società e i poteri pubblici devono fare ogni sforzo per favorire la
realizzazione di tale diritto."
Queste dichiarazioni sono alla base degli aspetti culturali
relativi alla tutela dei minori, e tra essi al diritto all’istruzione così
come sono stati tradotti dal legislatore a partire dalla Costituzione Italiana
fino alle normative di settore (Pubblica Istruzione, Sanità, Enti Locali), e
possono certamente contribuire ad orientare la prassi dell’inserimento
scolastico (e sociale) dei bambini stranieri (e delle loro famiglie).
In questo lavoro tenteremo di mettere in relazione le diverse
fonti, componendo un quadro che, come si è detto è giuridico ma anche
culturale, che rispecchia cioè la considerazione che la nostra società in
generale ha del valore dell’istruzione nel processo di crescita dei bambini. torna indietro
La normativa italiana
Le leggi vigenti impegnano tutte le istituzioni ad operare in
modo sinergico per favorire l’inserimento dei bambini stranieri nella scuola,
nelle attività socio educative e ludiche del territorio
In primo luogo la Costituzione italiana, coerentemente
con le direttive internazionali, all’interno di un quadro più generale di
tutela dei diritti inviolabili dell’uomo, di riconoscimento della dignità
sociale senza distinzione di condizioni, e con un preciso impegno dello stato
alla rimozione degli ostacoli alla libertà, all’uguaglianza, allo sviluppo
della persona umana (3), riconosce come fondamentale il diritto allo studio e all’istruzione
e sancisce il diritto alla scuola per "tutti":
L'Art. 34 recita: "La scuola è aperta a tutti. L’istruzione
inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci
e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più
alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di
studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite
per concorso."
Tutta la normativa (da quella sull’immigrazione a quella
specificamente scolastica) considera il bambino straniero in quanto bambino, e
come tale soggetto di diritti e tutele a parità dei bambini italiani. Per
quanto riguarda nello specifico l’accesso all’istruzione, l’attuale legge
sull’immigrazione (D.Lgs. n.286/98 Testo Unico) all’art. 38 dichiara:
"1. I minori stranieri presenti sul territorio sono
soggetti all’obbligo scolastico: ad essi si applicano tutte le
disposizioni vigenti in materia di diritto all’istruzione, di accesso
ai servizi educativi, di partecipazione alla vita della
comunità scolastica.
2. L’effettività
del diritto allo studio è garantita dallo Stato, dalle Regioni
e dagli Enti Locali anche mediante l’attivazione di appositi
corsi ed iniziative per l’apprendimento della lingua italiana.
3. La comunità
scolastica accoglie le differenze linguistiche e culturali come
valore da porre a fondamento del rispetto reciproco, dello scambio
tra le culture e della tolleranza;a tale fine promuove e favorisce
iniziative volte all’accoglienza, alla tutela della cultura
e della lingua d’origine e alla realizzazione di attività interculturali
comuni.
L’estensione dell’obbligo scolastico (
precedentemente trattato soltanto in quanto diritto ) è un importante
passo avanti nella tutela dei minori stranieri, titolari qui anche del diritto
ad una positiva socializzazione e tutelati e sostenuti dallo Stato.
Altri elementi di rilievo sono
- l’importanza attribuita alla dimensione interculturale espressa
nei concetti ricorrenti di "accoglienza", "differenza",
"scambio" "tolleranza"
- la sottolineatura della reciprocità (degli scambi interculturali
come del rispetto delle lingue e culture)
- la territorialità nell’individuazione dei bisogni di
integrazione della comunità locale
- la programmazione integrata a vari livelli attraverso il
coinvolgimento degli Enti Locali.
Quest’ultimo aspetto è fondamentale nella considerazione
di un nuovo concetto di integrazione che non vede più il movimento di
omologazione/assimilazione del soggetto nei confronti di una maggioranza, ma un
movimento di reciproco influenzamento tra individui riconosciuti differenti e in
quanto tali risorsa per la comunità. A questo concetto di integrazione del
sistema deve rispondere una capacità progettuale che integri l’azione
delle diverse istituzioni e soggetti sociali interessati al cambiamento, così
come auspicato dalle diverse fonti normative che andiamo a considerare. torna indietro
Lo sfondo pedagogico delle Circolari del Ministero della
Pubblica Istruzione
Le indicazioni del Ministero della Pubblica Istruzione non
riguardano solo gli aspetti amministrativi e burocratici, ma forniscono veri e
propri indirizzi educativi proponendo di leggere l’ingresso dei bambini
stranieri nella scuola in termini di risorsa e di opportunità
educativa. L’attenzione delle prime circolari è sicuramente centrata
sugli aspetti regolativi e sull’organizzazione della scuola, ma in esse si
esprime sia l’attenzione al bambino in quanto persona, sia la valenza
educativa dell’incontro e del confronto con l’altro da sé per la
costruzione dell’identità personale dei ragazzi e per la loro capacità di
saper vivere con persone diverse.
La prima C.M. che specificamente tratta questo argomento (n.
301 del 1989) raccomanda di attivare "una serie di interventi intesi a
garantire alla generalità degli immigrati l’esercizio del diritto allo
studio, e a valorizzare le risorse provenienti dall’apporto di culture diverse
nella prospettiva della cooperazione tra i popoli, nel pieno rispetto delle
etnie di provenienza…" e "…di sollecitare gli alunni ad
accettare e capire quelle peculiarità, perché ciò contribuisce a promuovere
una conoscenza culturale aperta". E nella C.M. successiva (n. 205 del
1990) riguardante "La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri",
si sottolinea che "gli alunni stranieri sono prima di tutto alunni:
bambini e bambine, ragazzi e ragazze con le loro individualità e differenze,
fra le quali l’appartenenza ad una diversa etnia si colloca come una delle
variabili da prendere in considerazione, senza tuttavia escludere gli opportuni
accertamenti sul piano motorio, cognitivo e socio-affettivo che sono alla base
di una corretta azione programmatoria per tutti gli alunni."
E' questa attenzione primaria data dalla scuola italiana all’alunno
nella sua individualità e unicità che costituisce a nostro parere uno degli
aspetti peculiari delle indicazioni educative del Ministero della Pubblica
Istruzione. Vi è l’attenzione a ciò che di nuovo portano gli alunni
stranieri: la scuola, con il mandato di istruzione ed educazione che la società
le affida, rispecchia all’interno di sé e cerca di dare risposte educative ad
un mondo che è in cambiamento, e che abbisogna di nuove regole, nuove
forze,nuovo pensiero, nuovi stili di vita.
Ecco che nella C.M. n. 205 del 1990 si rende esplicita la
tematica dell’educazione interculturale "quale condizione strutturale
della società multiculturale…. (Essa)… avvalora il significato di
democrazia, considerato che la diversità culturale va pensata quale risorsa
positiva per i complessi processi di crescita della società e delle persone.
Pertanto l’obiettivo primario dell’educazione interculturale si delinea come
promozione delle capacità di convivenza costruttiva in un tessuto culturale e
sociale multiforme. Essa comporta non solo l’accettazione ed il rispetto del
diverso. Ma anche il riconoscimento della sua identità culturale, nella
quotidiana ricerca di dialogo, di comprensione,e di collaborazione, in una
prospettiva di reciproco arricchimento(…) L’educazione interculturale
valorizza le diverse culture di appartenenza… perché la pur necessaria
acculturazione non può essere ancorata a pregiudizi etnocentrici. I modelli
della "cultura occidentale", ad esempio, non possono essere ritenuti
come valori paradigmatici e, perciò, non devono essere proposti agli alunni
come fattori di conformizzazione".
Queste indicazioni sono riprese e ampliate con una
riflessione che investe anche le discipline scolastiche nella C.M. n. 73 del
marzo 1994, la "magna carta" dell’educazione interculturale nella
scuola italiana, con un paragrafo dedicato agli alunni stranieri a scuola.
L’origine ideale di questa linee pedagogiche tracciate da
queste circolari ministeriali e poi approfondite in quelle successive che il MPI
ha emanato, si ritrova in movimenti che operavano nel senso dell’interculturalità
(educazione alla pace e alla mondialità, educazione alla cooperazione e allo
sviluppo, ecc.) a partire già dal secondo dopo guerra, e tra tutti possiamo
citare il Cem Mondialità, il Cres Mani Tese, il Movimento di Cooperazione
Educativa, oltre alla riflessione delle pedagogie compensative degli anni ’70
e all’Immigrant Education proposta nei Paesi del Nord Europa.
In questo ambito anche gli insegnanti sono chiamati ad
aggiornare il proprio modo di porsi all’interno della scuola sia per gli
aspetti didattici che educativi: il loro progetto educativo deve essere
inter-culturale, cioè deve porre in atto strategie di conoscenza, scambio,
relazione tra le culture, e non solo multi-culturale, che dice un approccio
eminentemente descrittivo di una situazione di convivenza di persone-ragazzi di
diversa provenienza.
All’interno di
un quadro di scelte di indirizzo operativo il Ministero propone
di lavorare in direzione interculturale, aprendo la strada al
cambiamento strutturale della scuola e delle discipline stesse,
sia in presenza che in assenza di alunni stranieri (4).
torna indietro |