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EDUCAZIONE INTERCULTURALE

 

 

Quale didattica interculturale?
terza parte

di Stefano Piana

Sommario:

1. Quale formazione interculturale oggi? | 2. Un pensiero interculturale | 3. Formare alla consapevolezza | 4. L’avventuroso prefisso -inter

3. Formare alla consapevolezza
Trasversale a queste categorie è, dunque, l’atteggiamento della consapevolezza. Di fronte alla complessità, contraddittorietà, conflittualità del reale, delle vicende umane, assumere un atteggiamento di consapevolezza è fondamentale. Prima di prendere posizione occorre criticare, cioè sforzarsi di cogliere quante più possibili ragioni sono in campo, anche le ragioni irrazionali.
Un primo obiettivo nella formazione di insegnanti interculturali, abilitati cioè alla didattica interculturale, è, conseguentemente, favorire la maturazione della consapevolezza, in primis nella forma dell’autoconsapevolezza. Su questa via, mi pare, emerge una considerazione: le classi della scuola italiana, e non solo italiana naturalmente, sono da sempre multiculturali: gli scolari in classe sono presenti non con un “cervellino tabula rasa”, bensì con il bagaglio culturale formatosi nel corso degli anni intensi, per quanto pochi possano sembrare agli adulti, dell’infanzia. Arrivano in classe con una loro storia che nasce dall’incontro con altre storie, quelle dei genitori, delle loro famiglie, dei loro paesi di provenienza... In questo senso la presenza di alunni colorati, di alunni stranieri la cui differenza “salta agli occhi” è una preziosa opportunità per riconoscere il diritto alla differenza culturale anche ai bambini “italiani doc”. Gli alunni stranieri aiutano a recuperare un ritardo, se non a sanare un progetto educativo ferito dall’obiettivo dell’omologazione culturale.
Il percorso formativo dei futuri insegnanti deve, allora, prevedere un lavoro che li aiuti a recuperare le culture che confluiscono nella loro esistenza, privilegiando ovviamente le culture educative. Ogni insegnante di domani dovrebbe compilare oggi il proprio “libro dei bilanci”, [22] strumento di lavoro su di sé da tenere sempre a portata di mano, da aggiornare, modificare... sorta di mappa che si va tracciando nella faticosa esplorazione di sé.[23] Come Marco Aurelio, l’imperatore filosofo dedito alla sana pratica degli esercizi spirituali,[24] il bravo studente di Scienze della Formazione riconosce i propri “debiti formativi”, come Ungaretti,[25] il poeta che va alla Grande Guerra per cercare se stesso, sa prendersi un momento di silenzio per immergersi nel suo Isonzo e vi ricerca le acque dei fiumi, Serchio, Nilo o Senna che siano, della propria vita. Quali corsi di cultura si riversano nel proprio mondo culturale? La metafora del fiume aiuta a cogliere una caratteristica dell’identità culturale. Non è mai data una volta per tutte: nuovi affluenti possono modificarne la portata e nuovi fenomeni, alluvioni o terremoti o cementificazioni, possono mutarne il corso.[26]
L’identità culturale non è una semplice somma di diversi fattori, facilmente scomponibile. Sotto questo aspetto l’immagine più appropriata mi pare sia il gomitolo che Bergson introduce per chiarire il concetto del tempo come durata.[27] La propria identità culturale è il risultato attuale nella coscienza di eredità, incontri, scontri, esperienze, letture, visioni, percorsi di studio e formazione, amicizie, amori... Per favorire una crescita culturale, indicazione utile può essere:

Impara volentieri da tutti ciò che non sai perché l’umiltà può farti partecipare del possesso di quel bene speciale che la natura ha riservato ad ogni singolo essere umano. Sarà più sapiente di tutti colui che avrà voluto imparare qualcosa da tutti: chi riceve qualcosa da tutti, finisce per diventare più ricco di tutti.
Non sottovalutare dunque nessuna forma di sapere, perché ogni scienza ha valore. Se hai tempo non esimerti dal leggere i libri che ti si presentano: (...) non esiste uno scritto che non proponga qualcosa di interessante, qualora sia esaminato a tempo e luogo debito (...). (...) Non trascurerai nessuna scienza, ti sforzerai di imparare volentieri qualcosa da tutti. poi, quando avrai raggiunto un certo livello di istruzione, non disprezzerai nessuno: ti conviene adottare questo comportamento.
[28]

Il consiglio di Ugo di San Vittore ai suoi studenti può essere esteso e specificato. Pratica salutare per la mente è il confronto con autori differenti, non per rafforzare, ma per ampliare il proprio punto di vista, per insinuare un dubbio nelle proprie certezze, per, se è possibile estendere il campo di applicazione del criterio di Popper,[23] falsificarle. Tutto il sapere scientifico è il frutto del costante lavoro di interrogazione che gli scienziati non si sono stancati di compiere, accettando di rinunciare a teorie ed ipotesi che domande sempre più precise hanno dimostrato errate.[30]

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Autore: Stefano Piana: laureato in lettere classiche e abilitato all’insegnamento di materie letterarie nella scuola secondaria, collabora con la cattedra di Didattica Generale della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Genova, con il LaborPace - Laboratorio permanente di ricerca ed educazione alla pace della Caritas di Genova, con l’ente di formazione Endofap Liguria. E’ socio fondatore del GRED Gruppo di Ricerca Educativa e Didattica.
E’ impiegato di ruolo dell’Amministrazione Civile dell’Interno presso il VI Reparto Mobile della Polizia di Stato di Genova dove si occupa della Biblioteca – Centro Memorie del 900 “Giovanni Palatucci” che, in collaborazione con la Direzione, ha ideato, progettato e contribuito a realizzare.
E-mail: stefano.piana@unige.it

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Note:
[22] Così gli studiosi sono soliti definire il primo dei dodici libri dello straordinario capolavoro di Marco Aurelio A se stesso (noto anche come Pensieri o Meditazioni). “In un certo senso, il libro I rappresenta le “Confessioni” di Marco Aurelio, nel senso in cui ci sono delle “Confessioni” di Agostino, non delle ammissioni più o meno impudiche alla Jean-Jacques Rousseau, ma un ringraziamento per i benefici ricevuti dagli dei e dagli uomini. (...) Il libro ha una struttura molto particolare. In sedici capitoli di diversa estensione, l’imperatore rievoca sedici persone con le quali il Destino lo ha messo in contatto, e che per lui sono state ciascuna l’esempio di diverse virtù, sia in maniera generale, sia in questa o quella circostanza, ovvero che gli hanno dato questo o quel consiglio che ha esercitato un profondo influsso su di lui. (...) I primi [sedici capitoli] tracciano in qualche modo la storia di una vita che è stata anche un itinerario spirituale. (...) Ciò significa che il libro I non è una raccolta di ricordi in cui l’imperatore fa rivivere così com’erano coloro che ha conosciuto, ma è una sorta di bilancio preciso di ciò che ha ricevuto da quelli che hanno giocato un ruolo nella sua vita. Lo stile stesso del libro gli dà la forma dell’inventario di un’eredità o di un riconoscimento di debito”, P. Hadot, La cittadella interiore, Introduzione ai “Pensieri” di Marco Aurelio, Milano, Vita e Pensiero, 1996, pp. 253-256.
[23] Per un approfondimento mi permetto di rinviare a S. PIANA, Il libro dei bilanci. Uno strumento autoformativo per monitorare la propria storia educativa, “Conflitti. Rivista italiana di ricerca e formazione psicopedagogica”, n. 5, 2006, pp. 31-32.
[24] Per l’interpretazione dei Pensieri come esercizi spirituali si veda P. Hadot, op.cit..
[25] Il riferimento è alla celebre lirica I fiumi di Ungaretti (l’edizione completa delle poesie di Giuseppe Ungaretti, Vita di un uomo. Tutte le poesie, apparsa nel 1969 ad inaugurare la prestigiosa collana «I Meridiani» di Mondadori, è oggi disponibile in edizione economica negli «Oscar» della stessa casa editrice).
[26] Anche in questo caso, per un approfondimento mi permetto di rinviare a S. PIANA, L’intercultura come competenza relazionale-educativa, in F. GEROSA, (a cura di), Chiudono gli istituti, allarghiamo lo sguardo, Genova, Associazione Consulta diocesana per le attività a favore dei minori e delle famiglie ONLUS, 2006, pp. 184-200.
[27] Henri Bergson, Introduzione alla metafisica, Roma : Bari, Laterza, 1983 (non essendo attualmente in commercio, ne è stata predisposta una versione elettronica: http://beccarello.org/progetti/archivio/testi/metafisica.pdf).
[28] Ugo di San Vittore, Didascalicon, Rusconi, Milano 1987, pag. 138. Si tratta dell’edizione curata da Vincenzo Liccaro del trattato pedagogico che il maestro vittorino, nato intorno al 1096 e morto nel 1141, avrebbe scritto prima del 1125, quando aveva tra i 25 e i 30 anni.
[29] Karl Popper, Logica della scoperta scientifica, Torino, Einaudi, 1970.
[30] Stimolante lettura, in questo senso, è P.A. Rossi, Metamorfosi dell’idea di natura, Erga, Genova 1998.

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copyright © Educare.it - Anno VII, Numero 4, Marzo 2007


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