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3.
Formare alla consapevolezza
Trasversale a queste categorie è, dunque, l’atteggiamento
della consapevolezza. Di fronte alla complessità, contraddittorietà,
conflittualità del reale, delle vicende umane, assumere
un atteggiamento di consapevolezza è fondamentale. Prima
di prendere posizione occorre criticare, cioè sforzarsi
di cogliere quante più possibili ragioni sono in campo,
anche le ragioni irrazionali.
Un primo obiettivo nella formazione di insegnanti interculturali,
abilitati cioè alla didattica interculturale, è,
conseguentemente, favorire la maturazione della consapevolezza,
in primis nella forma dell’autoconsapevolezza. Su questa
via, mi pare, emerge una considerazione: le classi della scuola
italiana, e non solo italiana naturalmente, sono da sempre multiculturali:
gli scolari in classe sono presenti non con un “cervellino tabula
rasa”, bensì con il bagaglio culturale formatosi nel
corso degli anni intensi, per quanto pochi possano sembrare
agli adulti, dell’infanzia. Arrivano in classe con una loro
storia che nasce dall’incontro con altre storie, quelle dei
genitori, delle loro famiglie, dei loro paesi di provenienza...
In questo senso la presenza di alunni colorati, di alunni stranieri
la cui differenza “salta agli occhi” è una preziosa opportunità
per riconoscere il diritto alla differenza culturale anche ai
bambini “italiani doc”. Gli alunni stranieri aiutano a recuperare
un ritardo, se non a sanare un progetto educativo ferito dall’obiettivo
dell’omologazione culturale.
Il percorso formativo dei futuri insegnanti deve, allora, prevedere
un lavoro che li aiuti a recuperare le culture che confluiscono
nella loro esistenza, privilegiando ovviamente le culture educative.
Ogni insegnante di domani dovrebbe compilare oggi il proprio
“libro dei bilanci”, [22]
strumento di lavoro su di sé da tenere sempre a portata
di mano, da aggiornare, modificare... sorta di mappa che si
va tracciando nella faticosa esplorazione di sé.[23]
Come Marco Aurelio, l’imperatore filosofo dedito alla sana pratica
degli esercizi spirituali,[24]
il bravo studente di Scienze della Formazione riconosce i propri
“debiti formativi”, come Ungaretti,[25]
il poeta che va alla Grande Guerra per cercare se stesso, sa
prendersi un momento di silenzio per immergersi nel suo Isonzo
e vi ricerca le acque dei fiumi, Serchio, Nilo o Senna che siano,
della propria vita. Quali corsi di cultura si riversano nel
proprio mondo culturale? La metafora del fiume aiuta a cogliere
una caratteristica dell’identità culturale. Non è
mai data una volta per tutte: nuovi affluenti possono modificarne
la portata e nuovi fenomeni, alluvioni o terremoti o cementificazioni,
possono mutarne il corso.[26]
L’identità culturale non è una semplice somma
di diversi fattori, facilmente scomponibile. Sotto questo aspetto
l’immagine più appropriata mi pare sia il gomitolo che
Bergson introduce per chiarire il concetto del tempo come durata.[27]
La propria identità culturale è il risultato attuale
nella coscienza di eredità, incontri, scontri, esperienze,
letture, visioni, percorsi di studio e formazione, amicizie,
amori... Per favorire una crescita culturale, indicazione utile
può essere:
Impara
volentieri da tutti ciò che non sai perché l’umiltà
può farti partecipare del possesso di quel bene speciale
che la natura ha riservato ad ogni singolo essere umano. Sarà
più sapiente di tutti colui che avrà voluto imparare
qualcosa da tutti: chi riceve qualcosa da tutti, finisce per
diventare più ricco di tutti.
Non sottovalutare dunque nessuna forma di sapere, perché
ogni scienza ha valore. Se hai tempo non esimerti dal leggere
i libri che ti si presentano: (...) non esiste uno scritto che
non proponga qualcosa di interessante, qualora sia esaminato
a tempo e luogo debito (...). (...) Non trascurerai nessuna
scienza, ti sforzerai di imparare volentieri qualcosa da tutti.
poi, quando avrai raggiunto un certo livello di istruzione,
non disprezzerai nessuno: ti conviene adottare questo comportamento.
[28]
Il
consiglio di Ugo di San Vittore ai suoi studenti può
essere esteso e specificato. Pratica salutare per la mente è
il confronto con autori differenti, non per rafforzare, ma per
ampliare il proprio punto di vista, per insinuare un dubbio
nelle proprie certezze, per, se è possibile estendere
il campo di applicazione del criterio di Popper,[23]
falsificarle. Tutto il sapere scientifico è il frutto
del costante lavoro di interrogazione che gli scienziati non
si sono stancati di compiere, accettando di rinunciare a teorie
ed ipotesi che domande sempre più precise hanno dimostrato
errate.[30]
...continua...
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Autore:
Stefano Piana: laureato in lettere
classiche e abilitato all’insegnamento di materie letterarie
nella scuola secondaria, collabora con la cattedra di Didattica
Generale della Facoltà di Scienze della Formazione
dell’Università di Genova, con il LaborPace - Laboratorio
permanente di ricerca ed educazione alla pace della Caritas
di Genova, con l’ente di formazione Endofap Liguria. E’
socio fondatore del GRED Gruppo di Ricerca Educativa e Didattica.
E’ impiegato di ruolo dell’Amministrazione Civile dell’Interno
presso il VI Reparto Mobile della Polizia di Stato di Genova
dove si occupa della Biblioteca – Centro Memorie del 900
“Giovanni Palatucci” che, in collaborazione con la Direzione,
ha ideato, progettato e contribuito a realizzare.
E-mail: stefano.piana@unige.it
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Note:
[22]
Così
gli studiosi sono soliti definire il primo dei dodici libri
dello straordinario capolavoro di Marco Aurelio A se stesso
(noto anche come Pensieri o Meditazioni). “In un certo senso,
il libro I rappresenta le “Confessioni” di Marco Aurelio,
nel senso in cui ci sono delle “Confessioni” di Agostino,
non delle ammissioni più o meno impudiche alla Jean-Jacques
Rousseau, ma un ringraziamento per i benefici ricevuti dagli
dei e dagli uomini. (...) Il libro ha una struttura molto
particolare. In sedici capitoli di diversa estensione, l’imperatore
rievoca sedici persone con le quali il Destino lo ha messo
in contatto, e che per lui sono state ciascuna l’esempio
di diverse virtù, sia in maniera generale, sia in
questa o quella circostanza, ovvero che gli hanno dato questo
o quel consiglio che ha esercitato un profondo influsso
su di lui. (...) I primi [sedici capitoli] tracciano in
qualche modo la storia di una vita che è stata anche
un itinerario spirituale. (...) Ciò significa che
il libro I non è una raccolta di ricordi in cui l’imperatore
fa rivivere così com’erano coloro che ha conosciuto,
ma è una sorta di bilancio preciso di ciò
che ha ricevuto da quelli che hanno giocato un ruolo nella
sua vita. Lo stile stesso del libro gli dà la forma
dell’inventario di un’eredità o di un riconoscimento
di debito”, P. Hadot, La cittadella interiore, Introduzione
ai “Pensieri” di Marco Aurelio, Milano, Vita e Pensiero,
1996, pp. 253-256.
[23]
Per un approfondimento mi permetto di rinviare a S. PIANA,
Il libro dei bilanci. Uno strumento autoformativo per monitorare
la propria storia educativa, “Conflitti. Rivista italiana
di ricerca e formazione psicopedagogica”, n. 5, 2006, pp.
31-32.
[24]
Per
l’interpretazione dei Pensieri come esercizi spirituali
si veda P. Hadot, op.cit..
[25]
Il
riferimento è alla celebre lirica I fiumi di Ungaretti
(l’edizione completa delle poesie di Giuseppe Ungaretti,
Vita di un uomo. Tutte le poesie, apparsa nel 1969 ad inaugurare
la prestigiosa collana «I Meridiani» di Mondadori,
è oggi disponibile in edizione economica negli «Oscar»
della stessa casa editrice).
[26]
Anche
in questo caso, per un approfondimento mi permetto di rinviare
a S. PIANA, L’intercultura come competenza relazionale-educativa,
in F. GEROSA, (a cura di), Chiudono gli istituti, allarghiamo
lo sguardo, Genova, Associazione Consulta diocesana per
le attività a favore dei minori e delle famiglie
ONLUS, 2006, pp. 184-200.
[27]
Henri
Bergson, Introduzione alla metafisica, Roma : Bari, Laterza,
1983 (non essendo attualmente in commercio, ne è
stata predisposta una versione elettronica: http://beccarello.org/progetti/archivio/testi/metafisica.pdf).
[28]
Ugo
di San Vittore, Didascalicon, Rusconi, Milano 1987, pag.
138. Si tratta dell’edizione curata da Vincenzo Liccaro
del trattato pedagogico che il maestro vittorino, nato intorno
al 1096 e morto nel 1141, avrebbe scritto prima del 1125,
quando aveva tra i 25 e i 30 anni.
[29]
Karl
Popper, Logica della scoperta scientifica, Torino, Einaudi,
1970.
[30]
Stimolante
lettura, in questo senso, è P.A. Rossi, Metamorfosi
dell’idea di natura, Erga, Genova 1998.
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© Educare.it - Anno VII, Numero 4, Marzo 2007
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