Analisi
delle categorie: età, numerosità delle classi,
orario delle lezioni
In
tutte le Nazioni prese in esame sono stati stabiliti uno o più
ordini scolastici come obbligatori, definendo così la
corrispettiva fascia di età obbligatoria. Un esempio
è dato dalla Bosnia-Erzigovina, dal Brasile, dalla Jugoslavia
e dalla Polonia dove la scuola dell’obbligo è quella
primaria, con una durata che va dai 7 anni di età ai
15 anni.
La scuola dell’obbligo nella maggior parte delle Nazioni ha
inizio all’età di 7 anni, e tale dato, apparentemente
poco significativo, si traduce nel fatto che un bambino straniero
inserito in una classe italiana quasi al 100% si troverà
con compagni che non hanno la sua stessa età, provocando
una percezione iniziale di diversità sia per la cultura
di appartenenza che per l’età anagrafica. Avere un’età
diversa dal resto della classe provoca disagio nel bambino straniero
che si sente poco stimolato dalle attività propostegli
in classe in quanto cognitivamente padroneggia delle competenze
che i compagni non hanno acquisito ma i limiti linguistici esercitano
un grosso freno nello scambio e nell’interazione.
Quasi
sempre, nelle famiglie dei bambini stranieri si utilizza la
lingua di origine. Ed infatti sono proprio i bambini che svolgono
il ruolo di “traduttori” tra gli interlocutori locali ed i genitori
e/o parenti che non conoscono la lingua Italiana.
Nel caso in cui il bambino, dopo qualche tempo, non padroneggi
ancora bene l’italiano, è probabile che nasca la fantasia,
tra coetanei ed adulti, che possa essere poco intelligente.
L’atteggiamento che il bambino straniero percepirà nei
suoi confronti non farà altro che amplificare le difficoltà
espressive ed interattive così come il processo di integrazione.
Il numero degli alunni presenti in una classe varia a seconda
della Nazione di appartenenza. Si rileva che il numero più
elevato di allievi si abbia nel Senegal per un totale di circa
59 alunni per ogni insegnante. In ordine decrescente si trova
la Macedonia con 52 alunni per docente, l’Eritrea con 41 alunni,
la Bosnia-Erzigovina con una cifra oscillante tra i 30 e i 40
bambini per insegnante, l’El Salvador (38) e le Filippine (34)
e a seguire tutti gli altri Stati presi in esame con un numero
di allievi intorno alle due decine. Il sovraffollamento delle
classi in alcune Nazioni scoraggia l’adozione di metodologie
d’insegnamento partecipative dell’alunno ed orientate allo sviluppo
individuale del bambino stesso. Questo dato evidenzia come i
bambini stranieri che si trovano a frequentare le classi italiane,
composte da una media di 20 alunni per classe, possano sentirsi
sottoposti a maggiori richieste da parte delle insegnanti, le
quali se da un lato hanno a disposizione più tempo da
dedicare a ciascun alunno, dall’altro aumentano le loro aspettative
nei confronti degli stessi, provocando nei bambini stranieri
“un’ansia da prestazione” che andrà ad incidere sul rendimento
scolastico in modo negativo.
Per
quanto riguarda l’orario delle lezioni, si passa da un minimo
di 20 ore settimanali caratterizzanti le prime classi della
scuola primaria di Paesi come l’Argentina, il Brasile, l’El
Salvador, le Filippine, la Jugoslavia, la Macedonia e lo Sri
Lanka, ad un massimo di 37 ore settimanali previste nella scuola
egiziana.
In alcune Nazioni l’orario scolastico varia a seconda della
classe frequentata, con un aumento di ore parallelo al passaggio
in una classe successiva: ad es. in Albania la prima e la seconda
classe della scuola primaria sono contrassegnate da 23 ore settimanali,
la terza da 25 ore settimanali, la quarta da 27 ore, 29 ore
in quinta, 30 ore per la sesta classe ed infine 32 ore settimanali
per la settima e l’ottava classe; in Romania si svolgono 22
ore settimanali nella prima classe, 25 nella seconda e terza
classe, 26 ore nella quarta della scuola primaria, mentre 30
ore settimanali nella prima classe della scuola secondaria inferiore,
31 ore nella seconda, 33 nella terza e 34 nella quarta classe.
Ne deriva che, per i bambini abituati ad un minor numero di
ore settimanali di lezione, il ritmo scolastico italiano ne
facilita la distraibilità, spesso letta dalle insegnanti
come disinteresse e svogliatezza.
...continua...
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