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EDUCAZIONE INTERCULTURALE

 

 

LA SCUOLA NEL MONDO
quarta parte

di Laura Lorenzetti
bibliografia

Sommario:

Lo studio | Analisi delle categorie: età, numerosità delle classi, orario delle lezioni |Analisi delle categorie: frequenza, valutazione, rapporti scuola-famiglia, compiti per casa | Riflessioni conclusive

Riflessioni conclusive

Gli aspetti presentati in questo lavoro lasciano comprendere come la scuola italiana si trovi di fronte a richieste di rinnovamento finalizzate all’inserimento e all'integrazione degli alunni stranieri che la frequentano. Alla luce delle similitudini e delle diversità riscontrate per le nove categorie analizzate, potrebbe essere di aiuto chiedersi come venga gestita ed affrontata ognuna di esse.
Avere un bambino straniero con un’età maggiore rispetto al resto della classe richiede lo “sforzo”, da parte dell’insegnante, di programmare e proporre attività didattiche che permettano agli alunni stranieri di mettere in gioco le proprie capacità cognitive, senza far pesare loro la scarsa padronanza della lingua italiana. Ad esempio, si potrebbero presentare dei compiti in cui non è richiesto necessariamente l’utilizzo e la padronanza della lingua italiana, come esercizi di matematica o di logica svolti con dati rappresentati attraverso delle immagini. Nella consegna di tali compiti occorre però prestare attenzione al grado di comprensione del bambino verso l’esercizio affidatogli, altrimenti si corre il rischio di provocare e/o incrementare nel bambino la convinzione di non essere capace ed intaccare in modo poco funzionale lo sviluppo della propria autostima scolastica.
Come si è detto precedentemente, la presenza della difficoltà linguistica sperimentata dai bambini stranieri è dovuta anche all’utilizzo quotidiano della lingua madre nelle famiglie d’origine dei bambini. È importante sottolineare come un notevole compito della scuola italiana sia quello di sostenere e favorire la presenza del bilinguismo durante la frequenza scolastica, in particolare nella scuola primaria, in cui si pongono le basi dei due differenti codici linguistici. Questo perché potenziare il bilinguismo aiuta i bambini ad aumentare la loro capacità di orientamento nella vita ed aumentare il livello di comunicazione e di comprensione delle persone nell'ambiente in cui vivono.
Analizzando il numero di alunni per classe, l’orario delle lezioni, la frequenza scolastica e i compiti a casa nelle diverse Nazioni, l’insegnante dovrebbe sempre tenere in considerazione il disagio provato dai bambini stranieri di fronte alle tante diversità della scuola italiana, e monitorare così le richieste scolastiche verso i bambini stranieri sulla base di tale difficoltà, favorendo in questo modo l’integrazione, la partecipazione diretta e il rendimento degli alunni stessi.
Un’ulteriore riflessione nasce dalla presenza, nella scuola italiana, di più figure educative a partire dalla scuola dell’infanzia, a differenza degli altri Paesi presi in esame. È importante che gli insegnanti sappiano creare una buona piattaforma comunicativa con i bambini, dove per comunicativa non si intende solamente la presenza di un buon dialogo, ma anzi occorre partire dalla accuratezza della comunicazione non verbale, che lascia trasparire molto di sé e dell’altro, anche e soprattutto nei bambini stranieri che non padroneggiano la lingua italiana. Prestando maggiore attenzione all’uso del corpo, della mimica e della postura durante l’interazione con il bambino, egli si sentirà più sicuro nella nuova esperienza scolastica e si porranno in questo modo le basi per lo sviluppo di una relazione significativa con l’insegnante, e per la promozione del processo di integrazione del bambino stesso.
L’atteggiamento di chiusura dei genitori immigrati che a volte gli insegnanti percepiscono nei confronti della scuola non deve essere frainteso, ma anzi si dovrebbe cercare e trovare un modo per aprire un dialogo tra insegnanti e genitori stranieri, che favorisca il processo di integrazione dello stile di vita familiare e quello scolastico del bambino.
Questo lavoro non vuole essere un’analisi esaustiva degli aspetti trattati, quanto piuttosto un punto di partenza per un’ulteriore riflessione personale, che permetta di accostarsi in modo differente nei confronti del “diverso”, promuovendo e favorendo l’inserimento del bambino straniero nel suo nuovo mondo.

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Autore: Laura Lorenzetti, laureata in Psicologia. Tirocinante presso l’Associazione Barnà Onlus, Roma. Mail: birma@tiscali.it.

Bibiografia:

CESPI, La scuola nei Paesi di origine dei bambini immigrati in Italia, Milano, 1997
Giannini L., La collaborazione tra scuola e famiglia in chiave interculturale. Il dialogo tra docenti e famiglie immigrate nel contesto delle misure per favorire l’integrazione dei bambini stranieri a scuola, in
http://www.indire.it/content/index.php?action=read&id=1253&navig=t, 2006
- http://www5.indire.it:8080/SitoArca/default.htm
- http://www.csa.fi.it/area_interculturale/alunni_stranieri_2.htm

 

copyright © Educare.it - Anno VI, Numero 10, Settembre 2006


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