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EDUCAZIONE INTERCULTURALE

 

Insegnare l’italiano ai bambini stranieri:
alcune indicazioni didattiche

di Marialuisa Damini

Segnalazioni bibliografiche

Dopo aver scorso quali possono essere le problematiche principali che si trovano ad affrontare gli alunni stranieri, veniamo ora più nel concreto e nello specifico dell’insegnamento dell’italiano come lingua seconda.
Lo scopo di questi articoli è quello infatti di offrire un aiuto a chi dedica parte del suo tempo ad insegnare la lingua seconda ai bambini stranieri.
L’idea è pertanto quella di iniziare con una serie di tematiche, che meriterebbero meriterebbe certamente una trattazione più ampia, ma che possono configurarsi intanto degli spazi di riflessione che verranno poi via via approfonditi.


SOMMARIO
Come procedere?

Le modalità per progettare un insegnamento dell’italiano come lingua seconda che possa essere davvero significativo per l’alunno, dovrebbe essere quello di valutare prima di tutto le competenze di base su cui è poi possibile lavorare. A volte, infatti, i bambini arrivano in Italia con un minimo di competenza orale, acquisita magari guardando la TV (pensiamo ai bambini albanesi), alle volte parlano una lingua simile all’italiano (pensiamo ai bambini di madrelingua portoghese), alle volte non conoscono assolutamente niente della nuova lingua.
Questa potrebbe essere l’idea di scheda di rilevazione delle competenze comunicative dei bambini stranieri, compilata dalla Dott.ssa Francesca Della Puppa. 
Come si potrà vedere, è molto particolareggiata, ma proprio qui va innestato un discorso di approfondimento.
Da qui, pertanto, possiamo passare ad un altro strumento: la proposta per una descrizione degli stadi di apprendimento in L2 presentata da Graziella Favaro e già citata nell’articolo “Problemi di natura linguistica”.
Quindi, il compito dell’insegnante all’arrivo di un bambino straniero dev’essere orientato tanto a fornire al bambino straniero strumenti utili a partecipare ad alcune attività comuni della classe, quanto ad aiutarlo a sviluppare un italiano utile tanto alla scolarizzazione quanto alla socializzazione.
Infatti, ciò di cui ha bisogno prima di tutto il bambino è di poter comunicare. Il lessico imparato in questo periodo serve pertanto a richiamare attenzione, chiedere, denominare oggetti e azioni. Mai come in questa fase, la lingua dev’essere legata al contesto, ai campi di attività comunicativa legati al quotidiano.

Ogni tema potrebbe essere impostato in questo modo:

  • presentazione del lessico di base relativo al tema proposto (utilizzando il più possibile le immagini: disegni, foto…) e cercando di utilizzare la tecnica del brainstorming, in modo da cercare di lavorare su ciò che il ragazzo già sa e che sta via via apprendendo

  • memorizzazione del lessico e riutilizzo

  • introduzione del nuovo vocabolario utilizzando strutture prima semplici, poi via via più complesse

  • espressione orale ed, eventualmente, scritta con riutilizzo del lessico già presentato.

Lo sviluppo delle attività dovrebbe essere “a spirale”, ovvero dovrà innestarsi su ciò che è già stato appreso. In altri termini, le prime parole apprese dai ragazzi (nomi, aggettivi, verbi…) serviranno poi per agganciarvi nuovi attributi ed espansioni, per costituire un tessuto via via più complesso.

L’ottica è quella di cercare di aggiungere sempre un elemento ignoto ad uno noto per facilitare la comprensione: es. se il ragazzo conosce già il comando "prendi la penna" si può aggiungere "prendi la penna rossa" e poi "prendi la penna rossa sul banco" e così via. 
Molti sconsigliano di cominciare con le classiche domande "come ti chiami?", "quanti anni hai ?" "da dove vieni?" perché sono prive di referenti concreti (a meno che non si abbia a disposizione un altro alunno che possa fare da interprete). Spesso anche la nostra gestualità usata per cercare di rendere comprensibili queste parole può risultare oscura: es. per dire "io" noi indichiamo il cuore mentre i cinesi indicano il naso. 

E per quanto riguarda la lingua scritta? 
Studi recenti consigliano di rinviare l'introduzione della lingua scritta in modo da non sovraccaricare ulteriormente la memoria, soprattutto per i più piccoli. Il suggerimento è invece quello di procedere in parallelo con i ragazzi un po' più grandi, che sanno già scrivere e leggere in L1, anche perché sono i ragazzi stessi che spesso si aspettano e chiedono di scrivere. Spesso infatti essi pensano di perdere tempo, se ciò che imparano non è supportato dallo scritto. 
Ciò è vero soprattutto in relazione ad altre culture, in cui i sistemi scolastici sono profondamente diversi. 
Una delle attività che piace ai ragazzi e ai bambini è quella di costruire un vocabolario personale corredato di immagini o semplicemente con la traduzione accanto in L1: il vocabolario viene continuamente aggiornato e consultato durante le esercitazioni. Se ne possono creare anche alcuni da parete, consultabili da tutta la classe.

Lo stesso sviluppo “a spirale” dovrebbe esserci per le tematiche. 
I temi principali riguarderanno il bambino, la sua storia, le caratteristiche principali dell’identità e il suo ambiente di vita quotidiana (la scuola, la casa, gli oggetti della scuola, gli oggetti personali). Tali tematiche sono già presenti nei testi per l’insegnamento della L2. Questi ultimi presentano già svariate attività, ma molte se ne possono aggiungere. Ecco comunque una possibile lista di temi, desunti da alcune indicazioni tratte da alcuni libri di testo per l’insegnamento dell’italiano come lingua seconda:

  • io (nome, età, viaggio, storia…)

  • l’aula 

  • oggetti/azioni della scuola

  • famiglia

  • casa

  • vestiti

  • giocattoli

  • colori

  • per strada

  • negozi

  • prezzi e soldi

  • mezzi di trasporto

  • gli animali

  • il tempo (giorni, mesi, data)

  • cibi

Per ciascun tema si proporranno esercizi variati, visione di cose concrete (non solo il libro, insomma) se non è possibile fare delle piccole “uscite”. Può essere anche interessante utilizzare riviste, giornali, adatti all’età dei ragazzi e ai loro interessi. 
Nel caso di bambini, è importante ricordare che molto passa anche attraverso il “fare”. Ecco quindi che costruire oggetti riguardanti la tematica di apprendimento può essere fondamentale. Ma rimandiamo il discorso sulle metodologie e sull’organizzazione di un laboratorio di insegnamento/apprendimento ad un’altra sede.
Tali tematiche sono funzionali alle abilità che si vuole vengano raggiunte dal bambino in questa prima fase del lavoro. Esse possono essere così suddivise:

a) ascolto:

  • Saper ascoltare brevi messaggi tratti dalla vita quotidiana (saper salutare, rispondere a comandi che indicano una risposta fisica, saper capire ed eseguire le azioni della scuola…)

  • Saper ascoltare e memorizzare sempre più parole nuove

  • Saper ascoltare e comprendere brevi favole o brevi esperienze o brevi racconti fatti da altri. 

b) imparare a comunicare:

  • Imparare ad usare vocaboli ed espressioni di uso frequente per dare informazioni su di sé, sulla propria famiglia, sul proprio vissuto (dire il proprio nome, l’età, la classe frequentata; chiedere un oggetto e ringraziare; dire il proprio indirizzo; denominare vestiti, giocattoli, colori; indicare il possesso; indicare luoghi e percorsi…)

  • Esprimere semplicemente stati fisici, stati d’animo, semplici bisogni, sensazioni

  • Sostenere una breve conversazione in piccolo gruppo

Per chi è in grado di farlo è inoltre possibile proporre obiettivi e successive attività del tipo:

a) Leggere
- Decodificare parole e leggere brevi frasi
- Leggere e comprendere brevi testi

b) Scrivere
- Saper compilare un questionario
- Saper riprodurre scrivendo alcune semplici informazioni su di sé
- Saper scrivere un breve messaggio per un destinatario reale in una situazione reale (auguri, scuse, saluti…).

 

Pubblicato su Educare.it per gentile concessione dell'autore.


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