| Dopo
aver scorso quali possono essere le problematiche principali che
si trovano ad affrontare gli alunni stranieri, veniamo ora più
nel concreto e nello specifico dell’insegnamento dell’italiano
come lingua seconda.
Lo scopo di questi articoli è quello infatti di offrire un aiuto
a chi dedica parte del suo tempo ad insegnare la lingua seconda
ai bambini stranieri.
L’idea è pertanto quella di iniziare con una serie di tematiche,
che meriterebbero meriterebbe certamente una trattazione più ampia,
ma che possono configurarsi intanto degli spazi di riflessione
che verranno poi via via approfonditi.
SOMMARIO
Come procedere?
Le modalità per
progettare un insegnamento dell’italiano come lingua seconda che
possa essere davvero significativo per l’alunno, dovrebbe essere
quello di valutare prima di tutto le competenze di base su cui
è poi possibile lavorare. A volte, infatti, i bambini arrivano
in Italia con un minimo di competenza orale, acquisita magari
guardando la TV (pensiamo ai bambini albanesi), alle volte parlano
una lingua simile all’italiano (pensiamo ai bambini di madrelingua
portoghese), alle volte non conoscono assolutamente niente della
nuova lingua.
Questa potrebbe essere l’idea di
scheda di rilevazione delle competenze comunicative dei bambini
stranieri, compilata dalla Dott.ssa Francesca Della Puppa.
Come si potrà vedere, è molto particolareggiata, ma proprio qui
va innestato un discorso di approfondimento.
Da qui, pertanto, possiamo passare ad un altro strumento: la proposta
per una descrizione degli stadi di apprendimento in L2 presentata
da Graziella Favaro e già citata nell’articolo “Problemi
di natura linguistica”.
Quindi, il compito dell’insegnante all’arrivo di un bambino straniero
dev’essere orientato tanto a fornire al bambino straniero strumenti
utili a partecipare ad alcune attività comuni della classe, quanto
ad aiutarlo a sviluppare un italiano utile tanto alla scolarizzazione
quanto alla socializzazione.
Infatti, ciò di cui ha bisogno prima di tutto il bambino è di
poter comunicare. Il lessico imparato in questo periodo serve
pertanto a richiamare attenzione, chiedere, denominare oggetti
e azioni. Mai come in questa fase, la lingua dev’essere legata
al contesto, ai campi di attività comunicativa legati al quotidiano.
Ogni tema potrebbe
essere impostato in questo modo:
-
presentazione
del lessico di base relativo al tema proposto (utilizzando
il più possibile le immagini: disegni, foto…) e cercando di
utilizzare la tecnica del brainstorming, in modo da cercare
di lavorare su ciò che il ragazzo già sa e che sta via via
apprendendo
-
memorizzazione
del lessico e riutilizzo
-
introduzione
del nuovo vocabolario utilizzando strutture prima semplici,
poi via via più complesse
-
espressione
orale ed, eventualmente, scritta con riutilizzo del lessico
già presentato.
Lo sviluppo delle
attività dovrebbe essere “a spirale”, ovvero dovrà innestarsi
su ciò che è già stato appreso. In altri termini, le prime parole
apprese dai ragazzi (nomi, aggettivi, verbi…) serviranno poi per
agganciarvi nuovi attributi ed espansioni, per costituire un tessuto
via via più complesso.
L’ottica è quella
di cercare di aggiungere sempre un elemento ignoto ad uno noto
per facilitare la comprensione: es. se il ragazzo conosce già
il comando "prendi la penna" si può aggiungere "prendi la penna
rossa" e poi "prendi la penna rossa sul banco" e così via.
Molti sconsigliano di cominciare con le classiche domande "come
ti chiami?", "quanti anni hai ?" "da dove vieni?" perché sono
prive di referenti concreti (a meno che non si abbia a disposizione
un altro alunno che possa fare da interprete). Spesso anche la
nostra gestualità usata per cercare di rendere comprensibili queste
parole può risultare oscura: es. per dire "io" noi indichiamo
il cuore mentre i cinesi indicano il naso.
E per quanto riguarda
la lingua scritta?
Studi recenti consigliano di rinviare l'introduzione della lingua
scritta in modo da non sovraccaricare ulteriormente la memoria,
soprattutto per i più piccoli. Il suggerimento è invece quello
di procedere in parallelo con i ragazzi un po' più grandi, che
sanno già scrivere e leggere in L1, anche perché sono i ragazzi
stessi che spesso si aspettano e chiedono di scrivere. Spesso
infatti essi pensano di perdere tempo, se ciò che imparano non
è supportato dallo scritto.
Ciò è vero soprattutto in relazione ad altre culture, in cui i
sistemi scolastici sono profondamente diversi.
Una delle attività che piace ai ragazzi e ai bambini è quella
di costruire un vocabolario personale corredato di immagini o
semplicemente con la traduzione accanto in L1: il vocabolario
viene continuamente aggiornato e consultato durante le esercitazioni.
Se ne possono creare anche alcuni da parete, consultabili da tutta
la classe.
Lo stesso sviluppo
“a spirale” dovrebbe esserci per le tematiche.
I temi principali riguarderanno il bambino, la sua storia, le
caratteristiche principali dell’identità e il suo ambiente di
vita quotidiana (la scuola, la casa, gli oggetti della scuola,
gli oggetti personali). Tali tematiche sono già presenti nei testi
per l’insegnamento della L2. Questi ultimi presentano già svariate
attività, ma molte se ne possono aggiungere. Ecco comunque una
possibile lista di temi, desunti da alcune indicazioni tratte
da alcuni libri di testo per l’insegnamento dell’italiano come
lingua seconda:
-
io (nome, età,
viaggio, storia…)
-
l’aula
-
oggetti/azioni
della scuola
-
famiglia
-
casa
-
vestiti
-
giocattoli
-
colori
-
per strada
-
negozi
-
prezzi e soldi
-
mezzi di trasporto
-
gli animali
-
il tempo (giorni,
mesi, data)
-
cibi
Per ciascun tema
si proporranno esercizi variati, visione di cose concrete (non
solo il libro, insomma) se non è possibile fare delle piccole
“uscite”. Può essere anche interessante utilizzare riviste, giornali,
adatti all’età dei ragazzi e ai loro interessi.
Nel caso di bambini, è importante ricordare che molto passa anche
attraverso il “fare”. Ecco quindi che costruire oggetti riguardanti
la tematica di apprendimento può essere fondamentale. Ma rimandiamo
il discorso sulle metodologie e sull’organizzazione di un laboratorio
di insegnamento/apprendimento ad un’altra sede.
Tali tematiche sono funzionali alle abilità che si vuole vengano
raggiunte dal bambino in questa prima fase del lavoro. Esse possono
essere così suddivise:
a) ascolto:
-
Saper ascoltare
brevi messaggi tratti dalla vita quotidiana (saper salutare,
rispondere a comandi che indicano una risposta fisica, saper
capire ed eseguire le azioni della scuola…)
-
Saper ascoltare
e memorizzare sempre più parole nuove
-
Saper ascoltare
e comprendere brevi favole o brevi esperienze o brevi racconti
fatti da altri.
b) imparare
a comunicare:
-
Imparare
ad usare vocaboli ed espressioni di uso frequente per dare
informazioni su di sé, sulla propria famiglia, sul proprio
vissuto (dire il proprio nome, l’età, la classe frequentata;
chiedere un oggetto e ringraziare; dire il proprio indirizzo;
denominare vestiti, giocattoli, colori; indicare il possesso;
indicare luoghi e percorsi…)
-
Esprimere
semplicemente stati fisici, stati d’animo, semplici bisogni,
sensazioni
-
Sostenere
una breve conversazione in piccolo gruppo
Per chi è in grado
di farlo è inoltre possibile proporre obiettivi e successive attività
del tipo:
a) Leggere
- Decodificare parole e leggere brevi frasi
- Leggere e comprendere
brevi testi
b) Scrivere
- Saper compilare un questionario
- Saper riprodurre scrivendo
alcune semplici informazioni su di sé
- Saper scrivere un breve
messaggio per un destinatario reale in una situazione reale
(auguri, scuse, saluti…).
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