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EDUCAZIONE INTERCULTURALE

 

Insegnare l’italiano ai bambini stranieri:
alcune indicazioni didattiche

di Marialuisa Damini

Segnalazioni bibliografiche

Dopo aver scorso quali possono essere le problematiche principali che si trovano ad affrontare gli alunni stranieri, veniamo ora più nel concreto e nello specifico dell’insegnamento dell’italiano come lingua seconda.
Lo scopo di questi articoli è quello infatti di offrire un aiuto a chi dedica parte del suo tempo ad insegnare la lingua seconda ai bambini stranieri.
L’idea è pertanto quella di iniziare con una serie di tematiche, che meriterebbero meriterebbe certamente una trattazione più ampia, ma che possono configurarsi intanto degli spazi di riflessione che verranno poi via via approfonditi.


SOMMARIO
Progettare un'unità didattica

Come si evince dalle precedenti indicazioni (1 e 2), insegnare l’italiano come lingua seconda è certamente un processo lento e non semplice, né per l’allievo né per il docente. È pertanto fondamentale che tutti i vari input linguistici vengano fatti confluire in un sistema ordinato, in cui siano predisposti e pensati obiettivi dell’apprendimento, tempi, contenuti, modalità e strategie, nonché i destinatari del processo di insegnamento/apprendimento. 

Tale “contenitore” è l’unità didattica, ovvero un’unità di lavoro dotata di una sua compiutezza e coerenza. 
Essa si distingue dalla lezione, che trovava la sua giustificazione in un approccio di tipo formalistico. In essa infatti, l’impegno del docente si concentra sulla chiarezza dei contenuti disciplinari nella loro esposizione. Nell’unità didattica, invece, l’insegnante deve selezionare i contenuti e le attività, collocandole in una scansione temporale e rispettando le fasi cognitive dell’allievo. In campo glottodidattico, essa mira a far acquisire all’allievo un comportamento comunicativo corretto, efficace e appropriato. 
L’unità didattica nasce come attività di problem solving negli anni Sessanta e viene applicata alla glottodidattica negli anni Settanta da Giovanni Freddi. 

La fase iniziale di un’unità didattica o di apprendimento dovrebbe essere sempre dedicata a creare la motivazione all’apprendimento. Infatti, anche se questo concetto ha chiaramente delle sfumature diverse a seconda che l’unità in questione sia proposta ad allievi molto giovani o adulti, o addirittura bambini, ci pare fondamentale creare prima di tutto negli studenti una disposizione psicologica all’apprendimento. Nel caso di unità didattiche o di apprendimento dell’insegnamento dell’italiano – o, comunque sia, anche di un’altra lingua – come Lingua Straniera o come Lingua Seconda, questo è, a mio avviso, ancora più importante perché mettere a contatto uno studente con una lingua diversa significa inevitabilmente metterlo a contatto con una cultura, un mondo diverso. 

La seconda fase è la cosiddetta fase di globalità, in cui viene presentato il testo nel suo insieme. 

La terza fase è quindi quella del lavoro sul testo, in cui ci si sofferma su uno o su un altro aspetto a seconda degli obiettivi prefissati, ed è seguita dalla fase di controllo e verifica sul testo.

Ecco allora un esempio di impostazione di unità didattica mirata ad una riflessione sul lessico.

Livello della classe: intermedio
Obiettivo: Riconoscere dal punto di vista grammaticale ed acquisire come ampliamento del proprio lessico le forme particolari di comparativo e superlativo (buono/migliore – buonissimo/ottimo – più cattivo/peggiore – cattivissimo/pessimo – più grande/maggiore – grandissimo/massimo – più piccolo/minore – piccolissimo/minimo)
Stimolo iniziale: Verranno distribuite ai ragazzi una serie di cartoline con il retro che contenga in alcuni casi una frase con il comparativo/superlativo nella forma regolare e una, simile, contenente la forma “particolare”.
Ai ragazzi, divisi in piccoli gruppi, viene chiesto, come prima attività, di abbinare quelle con lo stesso significato.

I testi potranno essere di questo tipo:
• “Ciao dal mare! Qui il tempo è ottimo: il sole splende, il mare è blu e ho trovato tanti amici”
• “Saluti da Parigi, una città bellissima. Qui il tempo è davvero buonissimo: l’aria è fresca e il cielo è azzurro. A presto!”
• “Ciao da Rimini! Per fortuna quest’anno il tempo è più bello e il cibo è più buono dell’anno scorso!”
• “Un bacio dalla Sardegna! Quest’anno tutto è migliore: il tempo, il cibo, gli amici…”
Si preparano altri esempi con le forme particolari di comparativo e superlativo sopra riportate.

Attività 1: Si chiede ai ragazzi di colorare nello stesso modo le forme con lo stesso significato
Attività 2: Tecnica di natura insiemistica, sia per dare spazio al piacere della sistematizzazione, sia per ordinare i due tipi di forma nel comparativo e nel superlativo --> estrapolare in due insiemi distinti ma omogenei da una parte le forme “regolari” dall’altra quelle “particolari”
Si cerca poi, con l’aiuto dell’insegnante, di enunciare la regola e di costruire uno “specchietto” riassuntivo uguale per tutti, che dovrà poi essere memorizzato.

Esercizi applicativi (al fine di memorizzare ed utilizzare quanto appreso)
• Esercizi di manipolazione guidati: date alcune frasi dall’insegnante con gli aggettivi posti nella forma “normale” sostituirli con la forma “particolare”
• Esercizi di manipolazione attivi: ai ragazzi, divisi in gruppo, vengono distribuiti dei foglietti con vari sostantivi. I ragazzi creeranno degli esercizi di manipolazione sul tipo di quello sopra scritto per i compagni.

 

Pubblicato su Educare.it per gentile concessione dell'autore.


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