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EDUCAZIONE INTERCULTURALE

 

Insegnare l’italiano ai bambini stranieri:
alcune indicazioni didattiche

di Marialuisa Damini

Segnalazioni bibliografiche

Dopo aver scorso quali possono essere le problematiche principali che si trovano ad affrontare gli alunni stranieri, veniamo ora più nel concreto e nello specifico dell’insegnamento dell’italiano come lingua seconda.
Lo scopo di questi articoli è quello infatti di offrire un aiuto a chi dedica parte del suo tempo ad insegnare la lingua seconda ai bambini stranieri.
L’idea è pertanto quella di iniziare con una serie di tematiche, che meriterebbero meriterebbe certamente una trattazione più ampia, ma che possono configurarsi intanto degli spazi di riflessione che verranno poi via via approfonditi.


SOMMARIO
Sbagliando s'impara ...

A dispetto di quanto non si pensi frequentemente, ai fini dell'apprendimento la correzione degli errori non è fondamentale. 

Sono state condotte alcune ricerche mettendo a confronto i risultati di due gruppi: uno con il quale veniva effettuata la correzione sistematica degli errori e un altro con il quale non era stata fatta alcuna correzione: fra i due gruppi non fu osservata alcuna differenza significativa, confermando ciò che gli insegnanti verificano continuamente in maniera empirica. 

Allora perché e per chi correggere? 
E’ noto che laddove un insegnante percepisce la correzione dei compiti come uno dei suoi doveri primari, è anche l'allievo che chiede la correzione perché pensa che essa migliorerà i suoi risultati futuri. 
La correzione serve per controllare e monitorare il processo di apprendimento e questo serve sia all'allievo sia all'insegnante. Con molta probabilità, la correzione, comunque, svolge questa sua funzione solo a partire dagli 11-12 anni, prima di questa età il bambino è poco capace di comprendere su quali aspetti deve lavorare, al di là della valutazione generale che può premiare (o sanzionare) il suo impegno e le sue capacità. 
Alcune volte una correzione troppo severa degli errori può demotivare gli allievi anche perché spesso è accompagnata dal voto che etichetta le loro capacità. Può dunque succedere che i ragazzi finiscano per esprimersi poco perché temono di perdere la faccia. 
E’ bene allora chiarirsi quanto e come correggere, o anche diversificare i colori per la correzione (contenuto, lessico…) o ancora usare più la valutazione e il commento, anche scritto, ai lavori dei ragazzi, perché la valutazione non sia percepita come un evento ansiogeno, ma crei un “dialogo” tra l’insegnante e l’allievo.

 

Pubblicato su Educare.it per gentile concessione dell'autore.


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