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aver scorso quali possono essere le problematiche principali che
si trovano ad affrontare gli alunni stranieri, veniamo ora più
nel concreto e nello specifico dell’insegnamento dell’italiano
come lingua seconda.
Lo scopo di questi articoli è quello infatti di offrire un aiuto
a chi dedica parte del suo tempo ad insegnare la lingua seconda
ai bambini stranieri.
L’idea è pertanto quella di iniziare con una serie di tematiche,
che meriterebbero meriterebbe certamente una trattazione più ampia,
ma che possono configurarsi intanto degli spazi di riflessione
che verranno poi via via approfonditi.
SOMMARIO
Sbagliando s'impara
... A
dispetto di quanto non si pensi frequentemente, ai fini dell'apprendimento
la correzione degli errori non è fondamentale.
Sono state condotte
alcune ricerche mettendo a confronto i risultati di due gruppi:
uno con il quale veniva effettuata la correzione sistematica degli
errori e un altro con il quale non era stata fatta alcuna correzione:
fra i due gruppi non fu osservata alcuna differenza significativa,
confermando ciò che gli insegnanti verificano continuamente in
maniera empirica.
Allora perché
e per chi correggere?
E’ noto che laddove un insegnante percepisce la correzione dei
compiti come uno dei suoi doveri primari, è anche l'allievo che
chiede la correzione perché pensa che essa migliorerà i suoi risultati
futuri.
La correzione serve per controllare e monitorare il processo di
apprendimento e questo serve sia all'allievo sia all'insegnante.
Con molta probabilità, la correzione, comunque, svolge questa
sua funzione solo a partire dagli 11-12 anni, prima di questa
età il bambino è poco capace di comprendere su quali aspetti deve
lavorare, al di là della valutazione generale che può premiare
(o sanzionare) il suo impegno e le sue capacità.
Alcune volte una correzione troppo severa degli errori può demotivare
gli allievi anche perché spesso è accompagnata dal voto che etichetta
le loro capacità. Può dunque succedere che i ragazzi finiscano
per esprimersi poco perché temono di perdere la faccia.
E’ bene allora chiarirsi quanto e come correggere, o anche diversificare
i colori per la correzione (contenuto, lessico…) o ancora usare
più la valutazione e il commento, anche scritto, ai lavori dei
ragazzi, perché la valutazione non sia percepita come un evento
ansiogeno, ma crei un “dialogo” tra l’insegnante e l’allievo.
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