| Come
si evince dalle indicazioni già esposte nei precedenti
interventi, insegnare l’italiano come lingua seconda è
certamente un processo lento e non semplice, né per l’allievo
né per il docente.
C’è inoltre una differenza d’impostazione fondamentale
nell’insegnamento della lingua seconda e della lingua straniera.
Se, infatti, in un contesto di insegnamento di lingua straniera
è fondamentale che tutti i vari input linguistici vengano
fatti confluire in un sistema ordinato, in cui siano predisposti
e pensati obiettivi dell’apprendimento, tempi, contenuti, modalità
e strategie, nonché i destinatari del processo di insegnamento/apprendimento,
ovvero in un’unità didattica, un’unità di lavoro
dotata di una sua compiutezza e coerenza, diverso ancora è
il campo dell’insegnamento dell’italiano come lingua seconda.
L’apprendimento della lingua seconda è per definizione
“caotico” e l’insegnante deve fare i conti anche con l’extrascuola
adattando con ancor maggiore flessibilità il suo intervento
ai bisogni dell’allievo. Già l’unità didattica si
distingue dalla lezione, che trovava la sua giustificazione in
un approccio di tipo formalistico. In essa infatti, l’impegno
del docente si concentra sulla chiarezza dei contenuti disciplinari
nella loro esposizione. Nell’unità didattica, invece, l’insegnante
deve selezionare i contenuti e le attività, collocandole
in una scansione temporale e rispettando le fasi cognitive dell’allievo.
In campo glottodidattico, essa mira a far acquisire all’allievo
un comportamento comunicativo corretto, efficace ed appropriato.
L’unità didattica nasce come attività di problem
solving negli anni Sessanta e viene applicata alla glottodidattica
negli anni Settanta da Giovanni Freddi.
Tradizionalmente,
l’unità didattica è scandita dai seguenti passaggi:
1. la definizione degli obiettivi;
2. la selezione dei contenuti;
3. la metodologia di svolgimento (comprendente anche gli aspetti
organizzativi);
4. la valutazione dei risultati.
La concezione di “Unità di apprendimento” ci spinge invece
a cambiare, integrandole e rendendole ancora più vicine
alla realtà di chi apprende, le nostre prospettive, privilegiando
le modalità in cui avviene l’apprendimento rispetto ai
contenuti. L’imparare ad imparare viene ad essere considerato
fondamentale. Il riferimento alla metacognizione è qui
evidente.
Formalmente, essa viene scandita in tre fasi:
1. fase di progettazione;
2. fase di realizzazione;
3. fase di controllo.
L’Unità di apprendimento si delinea all’interno della Legge
53/03, altrimenti nota come “Riforma Moratti”, ed ha la volontà
di prendere in considerazione, pensandole come unicum integrato,
la struttura logica ed epistemologica della disciplina, la struttura
cognitiva degli allievi, il contesto relazionale e quello logistico-organizzativo
al fine di tramutare in competenze le conoscenze e abilità
acquisite.
Essa è quella che viene da Balboni definita “molecola matetica”
, in quanto nucleo dell’attività di acquisizione della
lingua, nel campo, ad esempio, dell’insegnamento dell’italiano
come lingua seconda. Il termine “molecola” ci fa ben comprendere
come possa essere considerata un’unità di base del processo
di apprendimento, che si coniuga con l’impostazione razionale
ed efficace del lavoro didattico ed educativo – esemplificato
appunto dall’unità didattica – e la necessità di
riferirsi continuamente all’integralità del singolo soggetto
che apprende. Non per nulla nella Riforma è previsto che
gli scenari dell’unità di apprendimento concorrano alla
definizione del Piano di Studio Personalizzato.
Da
queste seppur brevi considerazioni è semplice comprendere
allora come l’unità di apprendimento si attagli meglio
allo studio dell’italiano come lingua seconda, in cui la programmazione
degli interventi da parte dell’insegnante di classe, quello di
laboratorio, l’educatore impegnato in un’attività di rinforzo
o di recupero non può essere mai “predefinita”, ma deve
tenere conto di volta in volta di tutti gli stimoli e delle nuove
acquisizioni di cui ogni suo singolo alunno si sta via via impossessando
e che non possono non essere presi in considerazione. Nel campo
dell’apprendimento della lingua seconda, infatti, le acquisizioni
possono essere imprevedibili e casuali e diverse da allievo ad
allievo. Molta differenza fanno infatti le relazioni sociali del
bambino o del ragazzo – se avvengono solo in seno alla famiglia
in cui si parla spesso la lingua di provenienza, o se invece prendono
in considerazione anche il gruppo dei pari italiani o stranieri,
in cui comunque la lingua “franca” è l’italiano, eccetera
– o il contatto con i mezzi d’informazione, televisione, giornali,
internet eccetera.
Fondamentale, pertanto, è, per quanto possa essere di difficile
realizzazione, ripartire dall’allievo, da ciò che ha acquisito
o che sta per acquisire, in modo che l’intervento dell’insegnante
si collochi sempre “un poco più in là” rispetto
a ciò che l’alunno già è in grado di padroneggiare,
come ben ci ricordano le teorie di Krashen.
Nella progettazione di un’Unità di apprendimento bisogna
pertanto definire prima di tutto gli obiettivi formativi adatti
e significativi per i singoli allievi, definiti anche in relazione
agli standard di apprendimento relativi a conoscenze e abilità,
quindi delineare le attività, i metodi e le modalità
di verifica, senza tralasciare le soluzioni organizzative che
s’intendono impiegare.
Per
chiarire meglio che cosa s’intende per Unità di apprendimento
nell’ambito dell’italiano come lingua seconda, vorremo quindi
presentare come esempio un’unità pensata per dei ragazzi
di scuola media con un livello intermedio di conoscenza della
lingua seconda (livello B1 secondo le indicazioni dell’European
Framework). La metodologia utilizzata è una metodologia
di tipo ludico, seppur affiancata a momenti più “tradizionali”,
in quanto si ritiene che quest’ultima renda i ragazzi più
attivi nella costruzione del personale apprendimento
Livello
degli studenti di laboratorio: livello
B1 secondo le indicazioni dell’European Framework
Obiettivo
Riconoscere
dal punto di vista grammaticale ed acquisire come ampliamento
del proprio lessico le forme particolari di comparativo e superlativo
(buono/migliore – buonissimo/ottimo – più cattivo/peggiore
– cattivissimo/pessimo – più grande/maggiore – grandissimo/massimo
– più piccolo/minore – piccolissimo/minimo)
Stimolo
iniziale ovvero fase della motivazione
Si
presentano ai ragazzi alcune cartoline, raccontando che vengono
mandate agli amici da luoghi di vacanza oppure di viaggio in generale.
E’ anche una loro tradizione? Gli amici dei Paesi di provenienza
o i nonni o gli zii si aspettano delle cartoline da loro? Perché?
Si può quindi presentare il lavoro dicendo che l’obiettivo
generale del lavoro odierno è la comprensione di un breve
testo scritto a carattere informativo, come può essere
una cartolina. Si può anche chiarire molto semplicemente
l’obiettivo grammaticale specifico di questa attività,
ovvero come possono cambiare le qualità che noi mettiamo
vicino alle parole. Chiarire questo è una sorta di “patto
formativo” che viene fatto con il ragazzo, rendendolo così
protagonista attivo, per quanto possibile, del proprio processo
di apprendimento.
Fase
della globalità
Verranno
distribuite ai ragazzi una serie di cartoline con il retro che
contenga in alcuni casi una frase con il comparativo/superlativo
nella forma regolare e una, simile, contenente la forma “particolare”.
Ai ragazzi, divisi in piccoli gruppi, viene chiesto, come prima
attività, di abbinare quelle con lo stesso significato.
I testi potranno essere di questo tipo:
·
“Ciao dal mare! Qui il tempo è ottimo: il sole splende,
il mare è blu e ho trovato tanti amici”
·
“Saluti da Parigi, una città bellissima. Qui il tempo è
davvero buonissimo: l’aria è fresca e il cielo è
azzurro. A presto!”
·
“Ciao da Rimini! Per fortuna quest’anno il tempo è più
bello e il cibo è più buono dell’anno scorso!”
·
“Un bacio dalla Sardegna! Quest’anno tutto è migliore:
il tempo, il cibo, gli amici…”
Si
preparano altri esempi con le forme particolari di comparativo
e superlativo sopra riportate.
Fase
del lavoro sul testo
Attività
1: Si chiede ai ragazzi di colorare nello stesso modo
le forme con lo stesso significato utilizzando le cartoline di
cui sopra.
Attività
2: Tecnica di natura insiemistica, sia per dare spazio
al piacere della sistematizzazione, sia per ordinare i due tipi
di forma nel comparativo e nel superlativo cioè estrapolare
in due insiemi distinti ma omogenei da una parte le forme “regolari”
dall’altra quelle “particolari”. Si cerca poi, con l’aiuto dell’insegnante,
di enunciare la regola e di costruire uno “specchietto” riassuntivo
uguale per tutti, che dovrà poi essere memorizzato. Esempio:
possono essere fornite agli studenti due foto dello stesso luogo
scattate nello stesso posto. Gli studenti, a squadre, devono trovare
le differenze, utilizzando la forma comparativa o superlativa.
Es.: “Nella figura 1 le case sono più piccole”. Dopo un
po’ l’insegnante scriverà alla lavagna i comparativi e
i superlativi irregolari, promettendo un bonus di punti alla squadra
che forma la frase prima con il comparativo/superlativo regolare,
poi con quello irregolare. Con questi esempi verrà costruito
lo specchietto (del tipo: buono/più buono-migliore/buonissimo
- ottimo).
Attività
3: Si presentano una serie di giochi linguistici come
gara da fare a squadre. Esempi:
·
Gli studenti ricevono un foglio con delle frasi in cui manca la
forma comparativa o superlativa dell’aggettivo. L’insegnante,
che guida il gioco, tiene in una busta delle carte con tali forme.
A turno, uno per squadra pesca una delle carte e la colloca nel
posto giusto rispetto alle frasi che ha a disposizione. Vince
la squadra che completa per prima le frasi.
·
L’insegnante manda fuori dalla classe un alunno. Intanto ci si
mette d’accordo di descrivere uno degli alunni rimasti in classe.
Quando questo rientra dovrà capire chi è stato descritto
dalle affermazioni dei compagni, che lo descriveranno mettendolo
a confronto con gli altri e usando perciò la forma comparativa.
Potranno pertanto esserci frasi di questo tipo: X è più
grande di Fatima. X ha i capelli più lunghi di Gemille,
eccetera.
Fase
di controllo e verifica del percorso
Esercizi
applicativi (al fine di memorizzare ed utilizzare
quanto appreso)
Esercizi di manipolazione guidati: date
alcune frasi dall’insegnante con gli aggettivi posti nella forma
“normale” sostituirli con la forma “particolare”·
Esercizi
di manipolazione attivi: ai ragazzi, divisi in gruppo, vengono
distribuiti dei foglietti con vari sostantivi. I ragazzi creeranno
degli esercizi di manipolazione sul tipo di quello sopra scritto
per i compagni.
Analizzata pertanto la struttura dell’Unità di apprendimento,
passeremo pertanto nei prossimi interventi alla disamina delle
soluzioni organizzative – ovvero il laboratorio linguistico –
e alle metodologie più indicate per l’insegnamento dell’italiano
come lingua seconda.
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