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L’INTERCULTURALITA’
E IL RUOLO DELL’INSEGNANTE DI LINGUA ITALIANA L2 NELLE
ISTITUZIONI SCOLASTICHE
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di Paola Rosi
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I flussi migratori e
l’aumento della popolazione non italofona nella scuola
italiana pongono il problema della comunicazione linguistica e
culturale e di conseguenza il problema del ruolo
dell’insegnante di lingua italiana L2 nelle istituzioni
scolastiche. Esso va definito tenendo conto sia delle sue competenze
professionali che dell’ambito in cui è inserito.
La sua posizione non può prescindere dalle relazioni con gli
altri docenti, dal contesto sociale e scolastico o dai
modelli educativi in genere; la sua figura
professionale deve fare parte di un programma atto a superare la
peculiarità emergenziale del tema
“integrazione” e consentire in tal modo che nel
singolo e nell’intera società si compia il
processo di interculturalità.
Le singole esperienze
individuali degli allievi devono essere considerate una preziosa
risorsa nel mondo della scuola; l’esperienza di
emigrazione/immigrazione, cioè l’incontro con
l’Altro, è un arricchimento interculturale,
soprattutto se è metabolizzato in una propria visione del
mondo e se è vissuto nel rispetto della
singolarità dell’individuo, del suo essere
“unico”. Quante volte abbiamo sentito la frase
“ Si è inserito bene” riferita allo
straniero che si veste come noi, parla come noi, insomma, che si
è uniformato alla nostra cultura, senza mai pensare che
questa è solo una simulazione di apertura: sono disposto ad
accettarti a condizione che tu diventi come me.
L’incontro fruttuoso con l’Altro non significa
né abbandonare i propri valori, né omogeneizzarsi
a quelli degli altri: esso presuppone un’interazione. Tale
scambio, spesso, costringe ad affrontare il problema della propria
identità in modo profondo e talvolta doloroso, fino a
diventare fonte di un forte disagio, di crisi del sentimento di
identità. Per evitare che sfoci in incomprensioni reciproche
e dia luogo a chiusure, intolleranze o perfino atti violenti,
è necessario andare oltre le difficoltà
dell’hic et nuc e fare in modo che le differenze non siano
veicolo di malintesi, ma una risorsa con cui produrre un
continuo miglioramento, sia personale che collettivo, investendo la
società in cui si vive. L’istruzione/educazione
deve farsi carico di tali “valori” e costruirvi
basi per una proposta didattica che si inserisca in un contesto di long
life learning e miri a un’interazione costante tra le diverse
culture.
Hofstede (Hofstede, 1991) suggerisce tre fasi per concretizzare
l’acquisizione delle abilità di comunicazione
interculturale:
la consapevolezza - la
conoscenza - le abilità
Ne
consegue che la comunicazione interculturale, oltre alla consapevolezza
delle differenze e alle conoscenze particolari delle altre culture,
necessita di particolari abilità date proprio
dall’incontro di tali competenze specifiche con
l’esperienza personale. In questo modo, partendo dal
riconoscimento e dalla conoscenza delle differenze e navigando lungo le
rotte che collegano le diverse culture si approda in una terra
sconosciuta che, a nostro parere, non è un punto di non
ritorno, né nega i punti fermi della partenza, ma trova
nella reciprocità uno strumento per promuovere atteggiamenti
e pensieri verso l’Altro i quali aiutano a formare una
società diversa e migliore. Avere dei punti fermi non
significa sostenerli in assoluto, ma avere la forza di relativizzarli a
ogni schema o paradigma che ci si presenta.
In linea con i presupposti di
Hofstede, Paolo E. Balboni (Balboni, 1999) propone una tassonomia dei
domini di apprendimento culturale da usare come strumento di
osservazione culturale. Egli seleziona una serie di “ambiti
situazionali” che possono essere presi come esempio, ma che
possono essere modificati o integrati in ragione alle proprie esigenze:
- Dominio 1: le relazioni sociali
- Dominio 2:
l’organizzazione sociale
- Dominio 3: la casa e la
famiglia
- Dominio 4: la città
- Dominio 5: la scuola
- Dominio 6: i mass media
In
accordo con questa tassonomia collochiamo la figura
dell’insegnante di Lingua italiana L2 nel dominio
“scuola”, ma senza voler ridimensionare il suo
ruolo al solo insegnamento della lingua, in quanto egli è
figura fondamentale per il compiersi della conoscenza culturale:
nell’attuare le varie fasi del processo di apprendimento
della lingua, oltre a facilitare la comunicazione linguistica, egli
permette il potenziamento “dell’intelligenza
relazionale” e indirettamente media il confronto
con i vari domini.
La figura professionale
dell’insegnante di Lingua italiana L2 deve essere inserita in
un sistema scolastico e in un modello didattico che pensa
all’integrazione come un continuum, che attraversa ogni
età e tutti i domini d’apprendimento, che
valorizza il pluralismo e riesce a vivere la diversità come
una ricchezza. Così facendo, non solo l’intera
popolazione scolastica trae vantaggio, ma l’intera
collettività. In classi in cui sono presenti allievi
stranieri, bisogna collocare l’operato
dell’insegnante di Italiano L2 nel curricolo scolastico e
fare in modo che i vari attori dell’educazione (es. scuola,
famiglia, extrascuola) lavorino in sinergia su tutti i piani:
curriculare, organizzativo e didattico.
Concludiamo con una citazione: “Una testa ben fatta
è meglio di una testa ben piena”. (Morin, 2000,
p.16). Richiamando questa frase di
Montaigne, Edgar Morin invita a privilegiare lo sviluppo delle
competenze acquisite - senza con questo, voler togliere la giusta
importanza ai contenuti – e suggerisce questo modus operandi
come risposta “alle sfide della globalità e della
complessità nella vita quotidiana, sociale, politica,
nazionale e mondiale”. (Morin, 2000, p. 29)
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Bibliografia:
- P.E.
BALBONI, Prole comuni,
Culture diverse. Guida alla comunicazione
interculturale, Venezia, Marsilio Editore, 1999.
- PAOLA CELENTIN, GRAZIANO
SERRAGIOTTO, Il
fattore culturale
nell’insegnamento di una lingua, Progetto A.L.I.A.S.,
www.unive.it/progettoalias .
- S. DI CARLO, Idee e proposte per una
educazione
interculturale, Tecnodid, Napoli, 2002.
- G. FAVARO, Il mondo in classe,
Nicola Milano, Bologna, 2000.
- G. HOFSTEDE, Cultures and Organisations:
Software of the Mind,
McGraw-hill England, Londra, 1991.
- E. MORIN, La testa ben fatta. Riforma
dell’insegnamento e
riforma del pensiero, Raffaello Cortina Editore, Milano,
2000.
- MINISTERO DELLA PUBBLICA
ISTRUZIONE, Esperienza
e formazione dei
docenti nella scuola multiculturale, Pubblica
Istruzione.it ,2000.
- MINISTERO DELLA
PUBBLICA ISTRUZIONE, Le
trasformazioni della
scuola nella società multiculturale, Agenzia
per la scuola,
EDS Luiss Management, Roma, 2001.
- M. PAVONE, Personalizzare
l’integrazione, Editrice
La Scuola, Brescia, 2004.
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Autore:
Paola Rosi è laureata in Lingue e
Letterature Straniere
presso l’Università degli Studi di Perugia.
È iscritta al’APIDIS, l’albo
professionale dei docenti d’italiano a stranieri. Ha
esperienza pluriennale nel campo dell’insegnamento della
Lingua italiana L2 ad adulti e bambini presso istituti privati e
pubblici. Ha acquisito esperienza professionale nel campo
dell’interculturalità collaborando a progetti
rivolti alle scuole elementari del Comune di Perugia e di altri Comuni
della Provincia di Perugia. |
copyright ©
Educare.it - Anno IX, Numero 12, Novembre 2009
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