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Scuola e dintorni

 

 

Suggerimenti metodologici per l’insegnamento dell’italiano come lingua seconda
seconda parte

di Rosanna Oliveri

prima parte

 

Dall’unità didattica alla costruzione dei saperi di fondo

Una buona lezione, inoltre, non deve preoccuparsi di sviluppare soltanto un sapere di tipo enciclopedico. Il compito fondamentale della scuola è quello di formare persone capaci di vivere in società, che siano in grado di studiare e comprendere in modo autonomo anche quando avranno finito la scuola. Per questo motivo, gli insegnanti devono preoccuparsi di preparare lezioni in cui vengano contemporaneamente sviluppati quattro tipi di sapere che chiameremo:
1. Sapere;
2. Saper fare;
3. Saper imparare;
4. Saper essere.

1. Sapere.
Naturalmente bisogna fare in modo che alla fine di una lezione agli studenti rimanga qualcosa di concreto, ovvero che abbiano delle nozioni ben chiare, come potrebbero essere le forme del verbo, il lessico relativo a un argomento, oppure, parlando di educazione letteraria, potrebbe essere una poesia di Petrarca. Questo tipo di sapere è il più diretto ed è anche quello che gli studenti percepiscono prima. Proprio per questo motivo la scelta dell’argomento diventa particolarmente importante. Il tema su cui si basa la lezione deve essere quanto più vicino all’esperienza degli studenti, deve essere qualcosa che interessi e non che annoi in modo da attivare le capacità tramite l’interesse. Sceglieremo, quindi, un argomento in base all’età degli alunni e al tipo di studi da loro scelto. In questo modo porremo il singolo studente o la singola studentessa al centro del nostro lavoro e lo attiveremo al meglio.

2. Saper fare.
Il fare a cui mi riferisco riguarda naturalmente la lingua e si riferisce a una funzione linguistica, come potrebbe essere “saper descrivere”, “saper esprimere la propria opinione”. Anche in questo caso dobbiamo porre gli apprendenti al centro del nostro lavoro e chiederci in quale reale occasione si troveranno ad esercitare questa funzione. Partendo da un input di argomento familiare, dovranno prima individuare i meccanismi che servono per esprimere quella funzione linguistica, per esempio, nel caso di saper esprimere le proprio opinioni, si dovrà spiegare quali strutture introducono un congiuntivo (si crede, penso, sono dell’opinione,…), poi, spiegheremo il congiuntivo, la consecutium temporum,… Gli studenti dovranno ricavare queste strutture da un testo autentico, in modo che percepiscano che la lingua è un sistema organico che serve per comunicare e non un noioso aggregato di elementi grammaticali e lessicali. La grammatica deve servire a fare qualcosa, gli aggettivi a descrivere, il congiuntivo a esprimere un’opinione, il passato a raccontare, … non per compilare noiosi esercizi grammaticali privi di comunicazione per cui non si vede uno scopo e che, quindi, demotivano che sta studiando la lingua.

3. Saper imparare.
Non basta, come abbiamo scritto, che venga impartita una conoscenza enciclopedica; al contrario, bisogna aiutare gli apprendenti a diventare il più possibile autonomi, cosicché sappiano approfondire da soli temi di loro interesse e, una volta terminata la scuola, sappiano valutare, approfondire e giudicare meglio i problemi in cui si troveranno. Dobbiamo, in poche parole, fornire schemi mentali dentro i quali essi si possano muovere per comprendere la realtà che li circonda e affrontare la vita. Per fare ciò sarà opportuno insegnare le strategie di studio, per esempio fornendo una scaletta dove gli studenti devono cercare gli elementi più importanti di un testo, che può essere sia scritto che orale. Una volta trovati gli elementi, si può chiedere che li riutilizzino per creare autonomamente un proprio testo. Avranno così ricavato una struttura replicabile in altre occasioni. Per fare un altro esempio, si potrebbe chiedere a un ragazzo, o a una ragazza, di dare un titolo a ogni paragrafo, così da spingerlo (o spingerla) a cercare il tema principale di ogni sequenza e mettere a nudo la struttura di un testo. Capirà, allora, come si scrive un testo e sarà in grado di produrne un altro.

4. Saper essere.
Importante è, senza dubbio, anche formare individui capaci di vivere in società, di ascoltarsi e aiutarsi a vicenda. Questa competenza sociale sarà sviluppata dal tipo d’esercizi che si faranno svolgere, come per esempio lavori di gruppo, oppure di coppia, dove gli uni devono aiutare gli altri se vogliono avere successo.
Un’attività formativa da questo punto di vista, potrebbe essere la lezione a stazioni, dove ogni gruppo si occupa di una parte diversa dello stesso testo. Alla fine degli esercizi di comprensione, si passa a una fase in cui ogni gruppo sceglie un esponente che esponga la propria parte al resto della classe. Nel frattempo tutti gli altri ascoltano in modo attivo, ovvero compilando una scheda, oppure un semplice vero o falso, cosicché tutti siano in qualche modo obbligati ad ascoltarsi per ricostruire la storia. Una variante di questa tecnica, potrebbe essere creare nella seconda fase nuovi gruppi composti da persone che erano precedentemente in gruppi diversi. Anche in questo modo otteniamo lo stesso risultato.
Sarà opportuno insegnare agli apprendenti che esistono anche dei registri linguistici opportuni per ogni situazione, che parlare con una signora anziana sarà diverso che parlare con una persona giovane, che parlare a una donna, soprattutto se il discendente è maschio, sarà differente che parlare a un uomo. Il registro cambia anche a seconda dell’argomento e del posto dove si troviamo, parlare di argomenti scientifici, per esempio, richiederà la conoscenza di certi termini che dovranno essere utilizzati in modo esatto, e, in ogni caso, sarà diverso parlarne in una conferenza o al bar con gli amici.

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Autore: Rosanna Oliveri si è laureata in Filosofia, collabora alla ricerca presso la Pädagogische Hochschule di Freiburg.
Opera come insegnante di italiano (seconda lingua) e di filosofia. Ha inoltre collaborato al progetto per la realizzazione di materiale didattico per l’insegnamento d’italiano L2 nelle scuole professionali di lingua tedesca in Alto Adige.

copyright © Educare.it - Anno V, Numero 5, Aprile 2005


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