| Il
proliferare negli ultimi tempi di numerosi congressi su temi
cari alla Pedagogia Interculturale e sulle strategie politiche
perseguite dall'Unione Europea sembra testimoniare la presa
di coscienza che, per dirla con Antiseri, << la tolleranza,
implicita nel pensiero post moderno, discende dalla consapevolezza
che la propria cultura non è la cultura, ma uno
dei modi possibili di esistere, cioè di rapportarsi al
mondo [1]>>. Esso rende, inoltre,
evidente che << l'educazione interculturale non riguarda
esclusivamente i bambini immigrati, ma coinvolge tutti gli alunni
e che essa non può realizzarsi in un sistema scolastico
che non ponga la qualità dell'offerta educativa come
condizione essenziale per la riduzione delle disuguaglianze
d'opportunità per tutti gli alunni autoctoni e non, per
l'adeguatezza del sistema stesso ad una società plurilinguistica
e pluriculturale. [2] Questa trasformazione
è richiesta a tutti i sistemi scolastici europei, che
hanno visto in questi anni un'utenza sempre più diversificata
per caratteristiche culturali. I progetti europei, di cui tratteremo
nelle prossime pagine, non possono, naturalmente, produrre quel
cambiamento in profondità che tutti si auspicano, ma
possono diventare uno strumento che apra la strada a cambiamenti
più profondi.
L'Italia,
nonostante le incongruenze della politica nazionale e le vicissitudini
economiche, rientra a pieno titolo tra i paesi membri dell'Unione
Europea, per cui le strategie educative messe in atto nel nostro
paese devono, al pari di quelle adottate negli altri Stati membri,
tenere conto dei parametri europei in materia di legislazione
scolastica e, in particolar modo di quegli articoli del Trattato
di Maastricht che prevedono e regolano l'attuazione dei Programmi
Educativi Europei (P.E.E.). Gli articoli 126 [3]
e 127 [4] del Trattato di Maastricht,
difatti, sono diventati il 14 marzo 1995 le linee guida che
hanno ispirato i ministri dell'Educazione dei 15 paesi membri
del Parlamento Europeo a dare a vita al progetto d'azione per
la cooperazione nel settore dell'istruzione, denominato: Socrates.
Socrates ha un'estensione temporale di quattro anni, coinvolge
i 15 Paesi membri dell'Unione Europea, nonché l'Islanda,
il Liechtenstein e la Norvegia. Cipro, Malta, Bulgaria, Romania,
Slovenia, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca ne saranno prossimi
partners. Il neonato Socrates oltre ad avere una base giuridica
comune a tutti i paesi europei, elemento, questo, mancante ai
programmi che lo hanno preceduto, ha la capacità di riunire
al suo interno i temi fondamentali che caratterizzavano le precedenti
esperienze.
Già nel 1976 una delle aree d’intervento era rappresentata
dalla educazione dei figli dei lavoratori migranti. Col
passare del tempo, l’area d’intervento riguardante questo tema
si è ingrandita a tal punto da comprendere, prima, i
bambini zingari ed i figli di coloro che intraprendono attività
itineranti (ad esempio i circensi) e, successivamente, attività
proprie dell'educazione interculturale. Socrates si occupa di
questa problematica in Comenius Azione 2, sezione interamente
dedicata all'istruzione dei figli dei lavoratori migranti,
lavoratori che viaggiano, nomadi e zingari; educazione interculturale.
Altro tema d’intervento era la cooperazione nel settore dell’istruzione
superiore, il tema che ha creato nel 1987 il conosciutissimo
programma Erasmus. Oggi questo programma è parte
integrante di Socrates. L'essenza della politica educativa comunitaria
rappresentata da sempre dall'insegnamento delle lingue straniere,
ha determinato l'istituzione nel 1989 del programma Lingua,
che, naturalmente, trova continuità ed estensione all’interno
di Socrates. Anche, il programma Arion, che organizza
visite di studio per i funzionari delle amministrazioni scolastiche,
è parte integrante di Socrates.
Da queste prime considerazioni, risulta evidente come la consistenza
e la multidisciplinarietà dei programmi che costituiscono
Socrates lo facciano considerare, a ragione, un programma
di seconda generazione. Inoltre, il carattere innovativo
del progetto Socrates è costituito anche dal suo obiettivo
principale, che si propone il miglioramento della qualità
dell'offerta educativa indirizzata ai bambini, ai giovani, agli
adulti, attraverso lo sviluppo dei rapporti tra i paesi europei
e utilizzando al meglio le opportunità formative ed economiche
messe a disposizione dall'Unione. Sembra, dunque, ormai determinata
la volontà politica di incentrare gli sforzi nel settore
dell'educazione e della formazione culturale del nuovo cittadino
europeo.
Il
senso di cittadinanza europea passa attraverso la possibilità
di << fare esperienza della dimensione europea, vissuta
e condivisa attraverso l'apprendimento delle lingue, attraverso
il lavoro attorno ad un progetto transnazionale comune, la conoscenza
d'altri paesi, le informazioni ricevute come base e stimolo
di riflessione[5] >>.
Quanto detto si snoda in una serie di obiettivi più specifici,
quali sviluppare la dimensione europea a tutti il livelli
d’istruzione; promuovere la conoscenza delle lingue dell’Unione
Europea, in particolare quelle meno diffuse; stimolare una cooperazione
tra Istituti negli Stati membri a tutti i livelli d’istruzione;
incoraggiare la mobilità degli insegnanti e promuovere
la mobilità degli studenti; incoraggiare contatti
tra gli alunni; favorire il riconoscimento accademico
di diplomi, periodi di studio e altre qualifiche; sviluppare
l’istruzione aperta a distanza nel contesto del programma;
promuovere scambi di informazioni e di esperienze, affinché
la diversità e la specificità dei sistemi di istruzione
negli Stati membri diventino una fonte di arricchimento e di
stimolo reciproco.
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