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EDUCAZIONE INTERCULTURALE

 

Educazione Interculturale e programmi educativi europei

Pubblicato in Quaderni di Pedagogia Interculturale, numero 1, anno1999

di Dario De Salvo

L'incontro con altre culture, se ha per fine il dar vita a sintesi culturali, evitando le omogeneizzazioni e il conformismo, richiede una mentalità aperta al dialogo e al confronto, oltre che una rivisitazione della cultura occidentale, che spesso si pone come dominante, per evitare il rischio d'assimilazione o d'integrazione. In altre parole, l'educazione interculturale, che si appresta a confrontarsi con le difficoltà e le problematiche che il Terzo Millennio tra breve le proporrà, deve avvalersi di concetti forti come quello di reciproco arricchimento nell'incontro tra culture diverse o come quello di integrazione - interazione derivante dallo scambio di più culture presenti nel medesimo territorio.

 

Il proliferare negli ultimi tempi di numerosi congressi su temi cari alla Pedagogia Interculturale e sulle strategie politiche perseguite dall'Unione Europea sembra testimoniare la presa di coscienza che, per dirla con Antiseri, << la tolleranza, implicita nel pensiero post moderno, discende dalla consapevolezza che la propria cultura non è la cultura, ma uno dei modi possibili di esistere, cioè di rapportarsi al mondo [1]>>. Esso rende, inoltre, evidente che << l'educazione interculturale non riguarda esclusivamente i bambini immigrati, ma coinvolge tutti gli alunni e che essa non può realizzarsi in un sistema scolastico che non ponga la qualità dell'offerta educativa come condizione essenziale per la riduzione delle disuguaglianze d'opportunità per tutti gli alunni autoctoni e non, per l'adeguatezza del sistema stesso ad una società plurilinguistica e pluriculturale. [2] Questa trasformazione è richiesta a tutti i sistemi scolastici europei, che hanno visto in questi anni un'utenza sempre più diversificata per caratteristiche culturali. I progetti europei, di cui tratteremo nelle prossime pagine, non possono, naturalmente, produrre quel cambiamento in profondità che tutti si auspicano, ma possono diventare uno strumento che apra la strada a cambiamenti più profondi.

L'Italia, nonostante le incongruenze della politica nazionale e le vicissitudini economiche, rientra a pieno titolo tra i paesi membri dell'Unione Europea, per cui le strategie educative messe in atto nel nostro paese devono, al pari di quelle adottate negli altri Stati membri, tenere conto dei parametri europei in materia di legislazione scolastica e, in particolar modo di quegli articoli del Trattato di Maastricht che prevedono e regolano l'attuazione dei Programmi Educativi Europei (P.E.E.). Gli articoli 126 [3] e 127 [4] del Trattato di Maastricht, difatti, sono diventati il 14 marzo 1995 le linee guida che hanno ispirato i ministri dell'Educazione dei 15 paesi membri del Parlamento Europeo a dare a vita al progetto d'azione per la cooperazione nel settore dell'istruzione, denominato: Socrates.

Socrates ha un'estensione temporale di quattro anni, coinvolge i 15 Paesi membri dell'Unione Europea, nonché l'Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia. Cipro, Malta, Bulgaria, Romania, Slovenia, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca ne saranno prossimi partners. Il neonato Socrates oltre ad avere una base giuridica comune a tutti i paesi europei, elemento, questo, mancante ai programmi che lo hanno preceduto, ha la capacità di riunire al suo interno i temi fondamentali che caratterizzavano le precedenti esperienze.

Già nel 1976 una delle aree d’intervento era rappresentata dalla educazione dei figli dei lavoratori migranti. Col passare del tempo, l’area d’intervento riguardante questo tema si è ingrandita a tal punto da comprendere, prima, i bambini zingari ed i figli di coloro che intraprendono attività itineranti (ad esempio i circensi) e, successivamente, attività proprie dell'educazione interculturale. Socrates si occupa di questa problematica in Comenius Azione 2, sezione interamente dedicata all'istruzione dei figli dei lavoratori migranti, lavoratori che viaggiano, nomadi e zingari; educazione interculturale.

Altro tema d’intervento era la cooperazione nel settore dell’istruzione superiore, il tema che ha creato nel 1987 il conosciutissimo programma Erasmus. Oggi questo programma è parte integrante di Socrates. L'essenza della politica educativa comunitaria rappresentata da sempre dall'insegnamento delle lingue straniere, ha determinato l'istituzione nel 1989 del programma Lingua, che, naturalmente, trova continuità ed estensione all’interno di Socrates. Anche, il programma Arion, che organizza visite di studio per i funzionari delle amministrazioni scolastiche, è parte integrante di Socrates.

Da queste prime considerazioni, risulta evidente come la consistenza e la multidisciplinarietà dei programmi che costituiscono Socrates lo facciano considerare, a ragione, un programma di seconda generazione. Inoltre, il carattere innovativo del progetto Socrates è costituito anche dal suo obiettivo principale, che si propone il miglioramento della qualità dell'offerta educativa indirizzata ai bambini, ai giovani, agli adulti, attraverso lo sviluppo dei rapporti tra i paesi europei e utilizzando al meglio le opportunità formative ed economiche messe a disposizione dall'Unione. Sembra, dunque, ormai determinata la volontà politica di incentrare gli sforzi nel settore dell'educazione e della formazione culturale del nuovo cittadino europeo.

Il senso di cittadinanza europea passa attraverso la possibilità di << fare esperienza della dimensione europea, vissuta e condivisa attraverso l'apprendimento delle lingue, attraverso il lavoro attorno ad un progetto transnazionale comune, la conoscenza d'altri paesi, le informazioni ricevute come base e stimolo di riflessione[5] >>.

Quanto detto si snoda in una serie di obiettivi più specifici, quali sviluppare la dimensione europea a tutti il livelli d’istruzione; promuovere la conoscenza delle lingue dell’Unione Europea, in particolare quelle meno diffuse; stimolare una cooperazione tra Istituti negli Stati membri a tutti i livelli d’istruzione; incoraggiare la mobilità degli insegnanti e promuovere la mobilità degli studenti; incoraggiare contatti tra gli alunni; favorire il riconoscimento accademico di diplomi, periodi di studio e altre qualifiche; sviluppare l’istruzione aperta a distanza nel contesto del programma; promuovere scambi di informazioni e di esperienze, affinché la diversità e la specificità dei sistemi di istruzione negli Stati membri diventino una fonte di arricchimento e di stimolo reciproco.

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Autore:

Laureato in Filosofia, con una tesi in Pedagogia Interculturale sui "Programmi Educativi Europei". Dal Maggio 1999 collabora con l'Istituto di Pedagogia Interculturale della facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Messina. Dal Novembre del '99 ha intrapreso un dottorato di ricerca in Pedagogia Speciale, presso la Facoltà di Scienze della Formazione della medesima Università, cercando così di approfondire i temi dell'integrazione sia dal punto di vista degli immigrati che da quello dei portatori di handicap.

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Pubblicato su Educare.it per gentile concessione dell'autore


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