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EDUCAZIONE INTERCULTURALE

 

 

Il fenomeno del bullismo nei minori stranieri immigrati
(1a parte)

di Massimo Modesti

2a parte

 

Sommario:

| Introduzione | Modelli di identificazione maschile socioculturalmente situati |
| Bibliografia |

 

I comportamenti di bullismo che gli insegnanti e gli educatori osservano nei minori immigrati costituiscono un fenomeno complesso. Le modalità di accostamento a tale fenomeno ai fini della sua comprensione, devono tener conto di questa complessità: ciò comporta l’impossibilità di interpretare le manifestazioni di bullismo dal punto di vista di una singola scienza umana, sia essa la psicologia, la sociologia o l’antropologia culturale. Questa attenzione alla complessità dei fenomeni umani risponde alla volontà di non trascurare alcunché dell’uomo se questi è considerato nella sua integralità. Inoltre, per chi si occupi di educazione, prestare attenzione alla complessità significa essere consapevoli che le dinamiche di sviluppo di un soggetto sono complesse così come i fattori in gioco nella sua educazione. Quindi, anche le "lenti" di lettura della storia educativa di una personalità dovranno essere molteplici.

La coscienza della complessità del fenomeno "bullismo nei minori immigrati" giustifica l’approccio che qui adottiamo nel tentativo di offrirne una lettura: infatti le nostre non vogliono essere interpretazioni univoche del problema, ma ipotesi che aprono a piste di ricerca personali e situate. Ciascun educatore, infatti, dovrebbe farsi carico personalmente dell’analisi dei problemi di cui si occupa e dotarsi degli strumenti che gli consentono questo processo di comprensione della realtà educativa.

Iniziamo col porci degli interrogativi.
In quale misura il fenomeno del bullismo dei minori immigrati può essere considerato una manifestazione di disagio? E, se così fosse, può essere ritenuto il sintomo di una faticosa elaborazione dell’identità maschile (1)? In questo processo di formazione dell’identità maschile, quanto peso possiamo attribuire a modelli maschili socioculturalmente situati? Quale ruolo assume l’educazione famigliare nella legittimazione di questo modelli? E ancora: quanto possono influire le vicissitudini della storia famigliare sulle condizioni che predispongono al bullismo? Quanto le dinamiche ad essa interne? Quanta importanza assume la capacità (o incapacità) di mediazione interculturale dei genitori e di altri adulti di riferimento?

Lo sviluppo di determinate capacità del minore, fosse anche quella di delinquere o di farsi temere dai compagni, va inscritto in condizioni di sfondo che ne promuovono o ne ostacolano la realizzazione. La costellazione di fattori in gioco nell’emergenza dei comportamenti di bullismo è ampia. Possiamo, dunque, affermare che il bullismo dei minori immigrati è un fenomeno multidimensionale: si costituisce entro relazioni educative famigliari, entro il contesto socioculturale di provenienza, entro il contesto socioculturale di immigrazione e nel gruppo dei pari.

La nostra trattazione verterà su tre punti:

  • I modelli d’identificazione maschile nella cultura della società di provenienza e nella sub-cultura familiare (2);
  • L’identità maschile nel processo migratorio e la problematica interculturale;

  • Esemplificazioni relative ai minori maghrebini – che sono i soggetti di cui abbiamo maggiore esperienza – e identificazione di alcuni possibili fattori di vulnerabilità al bullismo.

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AUTORE: Massimo Modesti: laureato in Scienze dell'Educazione con una tesi su "La prevenzione del disagio negli adolescenti immigrati marocchini", ha esperienza di mediazione interculturale in situazioni informali con numerose famiglie e giovani immigrati. Si interessa inoltre di dialogo interreligioso con particolare attenzione a quello islamo-cristiano. Attualmente opera nell'équipe di ricerca sul tema "Handicap e lettura: anch'io so leggere", diretta dal prof. Franco Larocca ed è membro del Gruppo di Studio e Ricerca sull'handicap dell'Università di Verona. torna indietro

copyright © Educare.it - Anno III, Numero 2, Gennaio 2003


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