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Una
vera e propria rivoluzione sociale promette di portare con
sé la nuova proposta di legge sull'affidamento dei
figli in caso di separazione o divorzio dei genitori, che
da mercoledi' 16 gennaio è in discussione nelle aule
del nostro parlamento. Il decreto, firmato in primis dall'onorevole
di FI VittorioTarditi, si propone di cambiare radicalmente
l'atteggiamento dei magistrati di fronte al fenomeno della
disgregazione familiare, obbligandoli a mutare l'ottica che
sta alla base delle loro decisioni nonché a scostarsi
da una lista decennale di sentenze che accordano alla madre
il ruolo di genitore eletto per la crescita della prole.
Il
contenuto della proposta, assolutamente pionieristica per
quel che concerne il nostro paese ma ben conosciuta negli
Usa e in altri stati europei, ruota attorno al concetto di
"affidamento condiviso", presentato come la migliore
opzione possibile per la crescita armoniosa dei figli e per
vincere quel fenomeno dell'assenteismo della figura paterna
così diffuso nei casi di divorzio. Per dirla in breve,
in caso di separazione e divorzio i figli verranno affidati
ad entrambi i genitori e non più ad uno solo, la potestà
sarà esercitata da entrambi ed ognuno dovrà
ritagliarsi il proprio ruolo all'interno di un progetto educativo
del/i figlio/i concordato insieme al giudice. I genitori
avranno quindi il dovere di mettersi d'accordo nel superiore
interesse dei figli, superando la conflittualità ove
questa esista, eventualmente rivolgendosi a centri specifici
di mediazione familiari per sedare il conflitto fra gli ex
coniugi quando questo sia d'impedimento agli accordi di separazione.
La
nuova legge provvederà in tal senso a collegare ed
inquadrare con una normativa ad hoc i centri polifunzionali
di assistenza, da tempo già attivi in Italia, che dovranno
seguire il progetto educativo messo a punto dai due genitori,
privilegiando in caso di contrasti, il genitore più
"corretto". Se il disegno di legge dovesse essere approvato
e trasformato in legge, l'affidamento esclusivo costituirà
quindi l'eccezione, mentre quello condiviso sarà la
regola irrinunciabile in tutti i casi, che saranno la maggioranza,
in cui ne esista la possibilità. L'intento del disegno
legge è quello di tutelare maggiormente i diritti dei
minori, fra i quali il diritto di crescere accanto ad entrambe
le figure genitoriali in un clima di amore e di cura e all'interno
di contesto familiare che rimane comunque unito nonostante
la frattura coniugale.
La
manovra, che andrà a toccare direttamente oltre un
milione di bambini (dati del '98), figli di quel 25% di coppie
che scelgono di separarsi, riprende un istituto già
vigente nel nostro attuale codice civile, così come
modificato dalla legge di riforma sul diritto di famiglia
n.74 del 6 marzo 1987. L'articolo 155 prevede infatti, sotto
la dicitura di "affidamento congiunto", che il magistrato
possa concedere ai genitori l'esercizio congiunto della potestà
sui figli, cioè il diritto di prendere decisioni ordinarie
e straordinarie sui minori. Questa soluzione, valida nei suoi
principi, si è tuttavia rivelata nella prassi pressoché
impossibile da adottare, date l'estrema improbabilità
che sussistano contemporaneamente tutte le condizioni che
ne consentono l'applicazione (bassissima conflittualità
fra gli ex coniugi, vicinanza di abitazioni, ampia disponibilità
di tempi ed orari ecc.). L'impraticabilità di questo
istituto ha fatto sì che in tutti questi anni nella
quasi totalità dei casi (si parla addirittura del 96
%) i figli venissero affidati alla madre, mentre la scelta
del padre sia stata per lo più "residuale", cioè
dovuta a situazioni molto particolari (problemi di alcol,
droghe ecc.) che facevano della madre un soggetto non idoneo
all'allevamento dei figli. Questo ha provocato proteste a
gran voce da parte dei padri esclusi ed il sorgere di associazioni
ed enti no-profit volti alla tutela dei diritti dei padri
separati, spessissimo costretti ad essere esclusi, loro malgrado,
dalla vita e dalla crescita dei loro figli. E' merito soprattutto
del loro attivismo se ora in parlamento l'ordine del giorno
ruota attorno alle problematiche delle famiglie separate.
L'affidamento condiviso si
differenzia da quello congiunto in quanto non prevede per
la sua applicabilità un accordo totale fra il padre
e la madre, ma la disponibilità ad assumersi la propria
responsabilità genitoriale nei confronti dei figli
nel rispetto delle reciproche competenze e possibilità.
Soltanto le decisioni più importanti, recita infatti
il testo della proposta di legge, saranno prese obbligatoriamente
in modo congiunto, mentre per il resto spetterà al
giudice valutare se la conflittualità esistente nella
coppia permette un vero e proprio esercizio congiunto della
potestà, oppure se sia meglio assegnare a padre e madre
compiti distinti rispetto ai figli, sia dal punto di vista
educativo che da quello più strettamente economico.
I cambiamenti in vista riguarderanno
anche la procedura degli alimenti, così spesso alla
base di litigiosità fra madri e padri separati: non
sarà più soltanto il genitore non affidatario
a dover provvedere con l'assegno di mantenimento al sostentamento
dei figli, ma entrambi gli ex coniugi saranno chiamati a contribuire,
in base alla propria disponibilità. A questo proposito,
l'Istat provvederà con specifiche tabelle sui costi
della vita dei figli a fornire parametri di riferimento partendo
dai diversi redditi familiari. Le novità in vista
contenute nella proposta riguardano anche le famiglie di fatto,
quelle cioè libere dal vincolo matrimoniale: la normativa
potrebbe essere estesa anche a loro.
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