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MEDIAZIONE FAMILIARE

 

AFFIDAMENTO: DA CONGIUNTO A CONDIVISO
La nuova proposta di legge sull'affidamento dei figli

 di Federica Benerecetti

Una vera e propria rivoluzione sociale promette di portare con sé la nuova proposta di legge sull'affidamento dei figli in caso di separazione o divorzio dei genitori, che da mercoledi' 16 gennaio è in discussione nelle aule del nostro parlamento. Il decreto, firmato in primis dall'onorevole di FI VittorioTarditi, si propone di cambiare radicalmente l'atteggiamento dei magistrati di fronte al fenomeno della disgregazione familiare, obbligandoli a mutare l'ottica che sta alla base delle loro decisioni nonché a scostarsi da una lista decennale di sentenze che accordano alla madre il ruolo di genitore eletto per la crescita della prole.

Il contenuto della proposta, assolutamente pionieristica per quel che concerne il nostro paese ma ben conosciuta negli Usa e in altri stati europei, ruota attorno al concetto di "affidamento condiviso", presentato come la migliore opzione possibile per la crescita armoniosa dei figli e per vincere quel fenomeno dell'assenteismo della figura paterna così diffuso nei casi di divorzio. Per dirla in breve, in caso di separazione e divorzio i figli verranno affidati ad entrambi i genitori e non più ad uno solo, la potestà sarà esercitata da entrambi ed ognuno dovrà ritagliarsi il proprio ruolo all'interno di un progetto educativo del/i figlio/i concordato insieme al giudice. I genitori avranno quindi il dovere di mettersi d'accordo nel superiore interesse dei figli, superando la conflittualità ove questa esista, eventualmente rivolgendosi a centri specifici di mediazione familiari per sedare il conflitto fra gli ex coniugi quando questo sia d'impedimento agli accordi di separazione.

La nuova legge provvederà in tal senso a collegare ed inquadrare con una normativa ad hoc i centri polifunzionali di assistenza, da tempo già attivi in Italia, che dovranno seguire il progetto educativo messo a punto dai due genitori, privilegiando in caso di contrasti, il genitore più "corretto". Se il disegno di legge dovesse essere approvato e trasformato in legge, l'affidamento esclusivo costituirà quindi l'eccezione, mentre quello condiviso sarà la regola irrinunciabile in tutti i casi, che saranno la maggioranza, in cui ne esista la possibilità. L'intento del disegno legge è quello di tutelare maggiormente i diritti dei minori, fra i quali il diritto di crescere accanto ad entrambe le figure genitoriali in un clima di amore e di cura e all'interno di contesto familiare che rimane comunque unito nonostante la frattura coniugale.

La manovra, che andrà a toccare direttamente oltre un milione di bambini (dati del '98), figli di quel 25% di coppie che scelgono di separarsi, riprende un istituto già vigente nel nostro attuale codice civile, così come modificato dalla legge di riforma sul diritto di famiglia n.74 del 6 marzo 1987. L'articolo 155 prevede infatti, sotto la dicitura di "affidamento congiunto", che il magistrato possa concedere ai genitori l'esercizio congiunto della potestà sui figli, cioè il diritto di prendere decisioni ordinarie e straordinarie sui minori. Questa soluzione, valida nei suoi principi, si è tuttavia rivelata nella prassi pressoché impossibile da adottare, date l'estrema improbabilità che sussistano contemporaneamente tutte le condizioni che ne consentono l'applicazione (bassissima conflittualità fra gli ex coniugi, vicinanza di abitazioni, ampia disponibilità di tempi ed orari ecc.). L'impraticabilità di questo istituto ha fatto sì che in tutti questi anni nella quasi totalità dei casi (si parla addirittura del 96 %) i figli venissero affidati alla madre, mentre la scelta del padre sia stata per lo più "residuale", cioè dovuta a situazioni molto particolari (problemi di alcol, droghe ecc.) che facevano della madre un soggetto non idoneo all'allevamento dei figli. Questo ha provocato proteste a gran voce da parte dei padri esclusi ed il sorgere di associazioni ed enti no-profit volti alla tutela dei diritti dei padri separati, spessissimo costretti ad essere esclusi, loro malgrado, dalla vita e dalla crescita dei loro figli. E' merito soprattutto del loro attivismo se ora in parlamento l'ordine del giorno ruota attorno alle problematiche delle famiglie separate.

L'affidamento condiviso si differenzia da quello congiunto in quanto non prevede per la sua applicabilità un accordo totale fra il padre e la madre, ma la disponibilità ad assumersi la propria responsabilità genitoriale nei confronti dei figli nel rispetto delle reciproche competenze e possibilità. Soltanto le decisioni più importanti, recita infatti il testo della proposta di legge, saranno prese obbligatoriamente in modo congiunto, mentre per il resto spetterà al giudice valutare se la conflittualità esistente nella coppia permette un vero e proprio esercizio congiunto della potestà, oppure se sia meglio assegnare a padre e madre compiti distinti rispetto ai figli, sia dal punto di vista educativo che da quello più strettamente economico.

I cambiamenti in vista riguarderanno anche la procedura degli alimenti, così spesso alla base di litigiosità fra madri e padri separati: non sarà più soltanto il genitore non affidatario a dover provvedere con l'assegno di mantenimento al sostentamento dei figli, ma entrambi gli ex coniugi saranno chiamati a contribuire, in base alla propria disponibilità. A questo proposito, l'Istat provvederà con specifiche tabelle sui costi della vita dei figli a fornire parametri di riferimento partendo dai diversi redditi familiari. Le novità in vista contenute nella proposta riguardano anche le famiglie di fatto, quelle cioè libere dal vincolo matrimoniale: la normativa potrebbe essere estesa anche a loro.

 

copyright © Educare.it - Anno II, Numero 3, Febbraio 2002


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