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Questo è
uno dei motivi per cui, così ricorrentemente, i genitori
preferiscono eludere la faccenda, magari rassicurati dalla
convinzione, del resto insita nel senso comune, che "i bambini
sono troppo piccoli e fragili per sopportare il peso di tali
problemi" o che "le questioni fra mamma e papà riguardano
soltanto loro".
A
smentire l'opinione collettiva arrivano invece gli studi più
recenti sugli effetti della frattura coniugale sui minori
coinvolti: circa l'80 per cento dei cosiddetti "figli del
divorzio" non riceve una preparazione adeguata alla disgregazione
familiare, né viene dettagliatamente informato su ciò
che sta accadendo alla propria famiglia. I figli, in poche
parole, vengono lasciati quasi sempre soli ad affrontare uno
degli eventi più stressanti che possa capitare al nucleo
familiare. Spessissimo, i genitori sono così turbati
emotivamente e psicologicamente da non avere più a
disposizione la stessa quantità di tempo, energie e
capacità di prendersi cura dei figli. Così,
facilmente finiscono per trascurare, che lo vogliano o no,
le esigenze dei piccoli, che sono invece i soggetti più
bisognosi di una presenza forte e fidata che li accompagni
nel difficile transito verso una nuova forma di vita ed un
nuovo assetto familiare. Questo non significa che il divorzio
sia sempre un male. E' ormai ampiamente dimostrato, anzi,
che per i figli è più salutare vivere in una
famiglia ricostituita o di tipo monogenitoriale ma abbastanza
serena piuttosto che vivere quotidianamente in un ambiente
carico di conflittualità e instabilità.
La
visione impostata secondo un rigido determinismo, assai di
moda fino alla metà degli anni '70, che faceva del
divorzio una delle cause principali di disturbi emotivi, cognitivi,
affettivi e comportamentali nei figli che lo subivano, ha
lasciato oggi spazio ad una interpretazione più pacata
e meno drammatica della separazione che, in quanto "evento
di rottura e di crisi " può diventare anche una proficua
occasione di cambiamento positivo, una risorsa per tutti i
membri del nucleo familiare. Del resto, nonostante il termine
sia usato nell'accezione più comune di "disastro",
dal punto di vista etimologico "crisi" significa "scelta
critica", ed indica quindi la "possibilità di scegliere
percorsi diversi". Ma rimane il fatto che per i bambini,
grandi o piccoli che siano, non essere adeguatamente seguiti
e preparati agli eventi che precedono e seguono la separazione
dei propri genitori può rappresentare un rischio per
la loro crescita e per il loro sano e armonioso sviluppo psicologico
ed affettivo. Tanto più che tutti i bambini hanno,
almeno a livello latente, la paura di essere abbandonati da
mamma e papà. E il divorzio rappresenta per loro proprio
la concretizzazione del loro timore immaginario. Timore
che può ingigantirsi o affievolirsi a seconda di come
i coniugi in via di separazione si comportano e comunicano
con loro, e che può letteralmente prendere il sopravvento
quando i genitori passano il tempo a litigare fino alla disperazione,
non li informano di ciò che sta accadendo e mancano
di rassicurazioni nei loro confronti. E' quindi molto importante
che i coniugi spieghino ai figli il "passaggio in corso" ed
evitino di strumentalizzare i bambini per ottenere vantaggi
sull'altro coniuge, magari perché ritenuto colpevole
di tradire o di "agire la fuga" dal nido familiare.
Psicologi,
psicoterapeuti, mediatori familiari ed esperti del settore
concordano nel ritenere che si debba assolutamente evitare
di trasmettere ai bambini messaggi negativi sull'altro coniuge,
cosa che potrebbe incrinare l'immagine di una delle figure
per loro più significative. I figli non dovrebbero
diventare i "confidenti" dei genitori, e neppure i loro messaggeri.
Per un bambino assumere il ruolo dell'amico di mamma o di
papà significa contemporaneamente tradire, diventare
nemico dell'altro coniuge: questo provoca in loro pericolose
ambiguità e dannosi dilemmi di lealtà, quando
"spalleggiare uno dei genitori" vuol dire contemporaneamente
"voltare le spalle all'altro". Tanto più che molto
comunemente i figli si sentono in colpa perché credono
di aver causato la separazione. Dai 4 anni in su i bambini
si sentono in parte responsabili di ciò che sta accadendo
nella loro famiglia; ne derivano in loro sentimenti di angoscia,
autosvalutazione e speranze di riconciliazione destinate ad
essere di continuo deluse in un circolo vizioso di delusione
e sofferenza. A
qualsiasi età i bambini vivono la separazione dei genitori
come una perdita: indipendentemente da come si svilupperà
nel futuro la relazione fra gli ex coniugi, i figli sentono
che con la frattura coniugale anche loro perdono qualcosa.
E' la dimensione della coppia, l'immagine del "babbo+mamma",
per dirla in termini figurativi, quella che viene meno nella
mente del bambino o adolescente che sia. I bambini nel
momento quando assistono all'abbandono della casa coniugale
da parte del padre o della madre ragionano più o meno
così: "se ho perso te, posso perdere chiunque".
Da qui deriva l'importanza, mai abbastanza sottolineata, che
i figli abbiano accesso dopo la separazione ad entrambi i
genitori, possano mantenere (salvo, ovviamente, casi estremi
di violenze) un rapporto significativo con il coniuge non
affidatario e siano rassicurati sul fatto che con la separazione
non perderanno né il babbo né la mamma. L
aseparazione, in poche parole, dovrebbe essere percepita dal
bambino come un cambiamento, ma mai come una perdita.
Salvatore
Grimaldi, pediatra, neuropsichiatra infantile e presidente
dell'Associazione Asne, durante il recente convegno che si
è svolto a Firenze sul tema "Genitorialità e
famiglia ricostituita" ha sottolineato come una crescita sana
poggi su 3 fattori indispensabili: la continuità,
la prevedibilità e l'affidabilità:
- la
continuità coinvolge soprattutto gli aspetti
pragmatici della vita del bambino, dove egli deve poter
contare su solidi punti di riferimento come una casa dove
abitare, precisi orari del sonno, dei pasti e degli svaghi
e una routine che si ripete nel tempo e nello spazio.
- la
prevedibilità riguarda la possibilità
per il minore di saper pensare ad un domani simile all'oggi,
con una cadenza sensata e prevedibile degli eventi; questo
permette al bambino di sviluppare la sua capacità
di controllare le situazioni e le sue personali reazioni
a queste.
- l'affidabilità,
che è l'aspetto centrale, è fondamentale perché
i bambini possano sviluppare la fiducia nelle relazioni
attuali e in quelle future: i bambini hanno bisogno di solidi
punti di riferimento emotivi, di avere rapporti soddisfacenti
e ricchi con le figure più significative come il
padre, la madre, i nonni ecc. Questo coinvolge varie dimensioni:
ad ogni età il figlio deve poter sentire che i genitori
gli vogliono bene, hanno cura dei suoi bisogni e delle sue
esigenze, hanno fiducia in lui, lo aiutano e lo spronano
a sviluppare le sue abilità, e lo proteggono nelle
situazioni difficili e nuove.
Qui
di seguito vengono indicate alcune regole pratiche
per i genitori su come affrontare il tema della separazione
con i bambini:
1) Dare una versione il più possibile univoca e chiara
di ciò che sta accadendo. Meglio se la decisione viene
comunicata alla presenza di entrambi i genitori. Una frase
tipo potrebbe essere: "Io e papà non ci amiamo più
e abbiamo deciso di separarci. Ma continueremo a volerti bene
ed avere cura di te come sempre ".
2) Dare informazioni il più possibile dettagliate sulle
questioni pratiche che cambieranno la vita del bambino, del
tipo: "Tua padre/tua madre abiterà qui, vi vedrete
ogni fine settimana, il giovedì sera, tu dormirai da
lui il lunedì notte ecc.".
3) Cercare di non alterare troppo la vita quotidiana e la
routine dei figli, che proprio in questo momento di caos emotivo
hanno bisogno di poter contare su solidi punti di riferimento
anche pragmatici, come la scuola, gli amici, gli orari del
sonno, dei pasti, dei giochi ecc.
4) Rassicurare il più possibile il bambino, e invitarlo
a parlare dell'argomento e fare domande ogni volta che ne
sentirà il bisogno.
5) Evitare di strumentalizzare il bambino, di usarlo come
arma di ricatto verso l'altro coniuge sul quale ci si vorrebbe
"vendicare", di parlare male dell'ex moglie/marito, sia in
sua presenza sia in sua assenza. E' di vitale importanza che
i bambini possano mantenere sereni e solidi rapporti con entrambe
le figure genitoriali.
6)
Il genitore non affidatario dovrebbe mantenere frequenti contatti
con i figli, vederli 2/3 volte la settimana - compatibilmente
con gli accordi di separazione - e cercare di mantenere quelle
attività che prima della separazione condivideva con
i figli (giochi, cinema, passeggiate, sport ecc.).
7) Spiegare al bambino che "i cambiamenti fanno parte della
vita, ed è bene imparare a viverli e ad affrontarli".
Rassicurarli sul fatto che presto ciò che ora appare
strano e inusuale diventerà normale e piacevole. Soffermarsi
sugli aspetti positivi dei cambiamenti in corso.
8) Evitare di dire al bambino bugie, del tipo "tuo padre è
partito per un viaggio di lavoro". Potrebbe fantasticare il
suo ritorno, e subire poi cocenti delusioni. Allo stesso tempo
non c'è bisogno di dilungarsi troppo sui dettagli spiacevoli
della vicenda separazione e sui motivi che hanno portato i
suoi genitori a lasciarsi.
9) Rassicurare il bambino nel caso in cui provi vergogna o
imbarazzo con i suoi coetanei per la situazione anomala della
sua famiglia. Le famiglia "strambe" sono tantissime al mondo,
e di famiglie ne esistono di tutti i tipi: con un genitore,
con due, con i nonni, con più figli di genitori diversi
ecc. E non tutte le stranezze vanno poi per nuocere... |